Scomparso Sandro Antoniazzi, la “bella battaglia” d'un sindacalista per vocazione
Segretario della Cisl Milano e Lombardia negli anni '90 era stato chiamato anche a "ricostruire" il Pio albergo Trivulzio dopo lo scandalo di Tangentopoli

Il suo ultimo libro, pubblicato da Edizioni Lavoro appena qualche mese fa, si intitola “Combattere la bella battaglia – Il sindacato come soggetto di trasformazione della società”. E di “belle battaglie” per migliorare la condizione dei lavoratori e dei cittadini, Sandro Antoniazzi, scomparso mercoledì a 85 anni, ne ha combattute davvero tante, da quel 1958 in cui iniziò il suo impegno nella Cisl.
Cresciuto sindacalmente e umanamente accanto a Pierre Carniti, Antoniazzi ha cominciato a operare nelle file delle tute blu Fim, negli "anni caldi" per i metalmeccanici dal1962 fino al 1968, per poi guidare la federazione Cisl di Milano e poi dal 1988 al 1992 quella della Lombardia. In quell’anno “terribile” viene chiamato alla presidenza del Pio Albergo Trivulzio - la “Baggina” per i milanesi - scossa dalle ruberie di Mario Chiesa e che rischiava di essere travolta dalle macerie delle tangenti al sistema politico. Nel 2001 sarà anche candidato sindaco del centrosinistra a Milano e, sconfitto da Gabriele Albertini, non mancò di esercitare il suo ruolo di opposizione costruttiva in consiglio comunale. Ancora, per la sua Milano è stato a lungo presidente della Fondazione San Carlo, creata nel 1994 dal cardinale Carlo Maria Martini per rispondere alle vecchie e nuove povertà emergenti nella metropoli, e di altri enti di beneficenza.
Il suo è stato un impegno costante al bene comune, a partire dalle lotte per l’avanzamento delle condizioni materiali dei lavoratori e del loro “peso” nella società. Antoniazzi vedeva infatti come strettamente connesse le dimensioni del lavoro – con la contrattazione a costituire la leva fondamentale di cambiamento – e del sociale, tanto da farsi promotore, ad esempio, della nascita del sindacato degli inquilini in seno alla Cisl.
Dopo gli studi da ragioniere, Antoniazzi si era laureato alla Cattolica di Milano in Economia, accanto a un’altra figura di alto livello come Sergio Zaninelli. E lungo tutta la sua vita di sindacalista prima e di amministratore poi non aveva mai smesso di interrogarsi e di riflettere sul sindacato e sulla politica intesa come azione sociale, sull’impegno personale, sulla necessità di collegare più strettamente i diversi ambiti, mantenendo però per ogni soggetto la propria specifica identità e soprattutto autonomia. L’idea centrale, ribadita anche nell’ultimo saggio, è che ci sia un rapporto diretto tra lavoro libero e partecipato e una società più giusta. Perciò il sindacato ha la necessità, pur restando autonomo, di aprirsi sia al mondo intellettuale per confrontarsi sul nuovo, sia con le associazioni e i movimenti sociali per lottare insieme e costruire appunto una società migliore.
Di Sandro Antoniazzi personalmente conservo un ricordo grato. Anzitutto per la sua disponibilità a spiegare a me, giovanissimo cronista alla fine degli anni ’80, cosa significasse veramente “fare sindacato”, essere accanto ai lavoratori per tutelarli, per migliorarne le condizioni, facendomi “toccare con mano” la vita delle persone nelle fabbriche, i loro bisogni e aspirazioni. Sia per avermi (di)mostrato - in occasione di un viaggio in Polonia di appoggio al neonato governo di Solidarnosc nel 1990 - come l’azione sindacale e quella politica debbano sempre partire dalla valorizzazione della dignità della persona e della sua libertà. Senza questa premessa qualsiasi lotta non solo è inefficace, ma rischia di creare gravi danni.
Il tratto caratteristico di Sandro Antoniazzi credo sia stato proprio questo: unire l’impegno diretto con la profondità intellettuale e soprattutto la tensione morale del credente. Per lui vale la frase di don Milani in Lettera a una professoressa: “Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola?”. Il suo essere un sindacalista è stata la risposta a una precisa vocazione, a un "dover essere" a cui richiamava spesso anche la Cisl, ricordandone le radici cristiane e personalistiche. La “bella battaglia” di Sandro Antoniazzi con il sindacato penso coincida con la “buona battaglia” che San Paolo scrive d’aver combattuto conservando la fede.
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