sabato 18 luglio 2015
​Il governatore del Veneto: «Accogliere d’accordo con i sindaci». E sulle proteste di Quinto dice: la gente si è ribellata spontaneamente.
SECONDO NOI  Al Veneto serve un governatore non un attivista
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Si ai corridoi umanitari. E si a soluzioni come quelle che ieri hanno sbloccato la protesta di Quinto, vale a dire caserme a distanza ragionevole dai palazzi. Il giorno dopo la sostanziale vittoria sul campo, lette le critiche mosse da Avvenire ad alcune sue recenti affermazioni e al sostegno alla protesta anti profughi, il governatore del Veneto ha intenzione di chiarire il suo pensiero. «Sono contento della soluzione trovata a Quinto. Non ho strumentalizzato la protesta, accanto agli alloggi sfitti ci sono diverse famiglie. Rischiava di diventare un hub ed era una collocazione inadatta anche per gli stessi profughi, che si sarebbero trovati isolati». I cittadini hanno, però, bruciato materassi e la sua presenza e quella dei sindaci non li ha calmati. Sono contrario a qualsiasi forma di violenza. Ci tengo a sottolineare che la protesta dei residenti è stata spontanea ed è iniziata la notte prima quando hanno montato le tende fuori. Si tratta perlopiù di militari in servizio nella vicina base. I militanti leghisti sono arrivati, certo, ma il giorno dopo e per sostenerli, non l’hanno organizzata. Ho chiesto 24 ore di calma per trattare con Roma, la soluzione è arrivata con la caserma di Treviso, che non hanno certo costruito nella notte. Potevano pensarci prima. Mi lasci dire che Renzi ha sottovalutato la questione, ha cominciato a fare dichiarazioni sui profughi da un mese a questa parte. Si all’accoglienza in immobili dello Stato? Sono favorevole a soluzioni concordate dai prefetti con i sindaci. Ma in base all’accordo sulle quote del luglio 2014, il Veneto ha già dato. Solo 5 comuni si sono detti disponibili ad accogliere. E poi su 557 mila immigrati - siamo la terza regione per numero di migranti - 42mila sono senza lavoro. Il governo non ha dichiarato l’emergenza, la situazione non è stata gestita con i territori. È per questo che in tutta Italia ci sono problemi . Siamo tutti d’accordo sulla necessità di aiutare questa gente, ma c’è chi vuole aprire le porte di casa e chi, come me, li vuole aiutare altrove. Ha detto due brutte frasi: si sta africanizzando il Veneto e i migranti non sembrano in fuga da guerre e carestie. Così pare ignorare i viaggi della speranza, i morti e la disperazione. Pentito? No, ma vorrei spiegare. Non sono razzista, non ho problemi - come diceva Tony Blair - in una società multiculturale, mi piace il meticciato che auspica il cardinale Scola. Mio nonno è nato in Brasile, la mia famiglia sa cosa sono i viaggi della speranza. Quelli che ho visto a Quinto sono giovani e in carne. Ma molti altri stanno mesi nel deserto e prigionieri dei trafficanti. D’accordo. Ma se in Veneto ci sono così tanti migranti, significa che si sono integrati. Ricordo che abbiamo accolto prima degli altri i profughi dall’Albania e dal Kossovo e siamo una regione di emigranti. Il problema è la gestione dei cambiamenti sociali. L’integrazione va governata, chi arriva deve rispettare la nostra cultura e non possiamo accogliere tutta l’Africa. L’Ue è indifferente al problema, in Europa oltre al muro ungherese parecchi Stati hanno alzato muri di indifferenza. Quali soluzioni propone? Nel 2011 il ministro degli Interni Maroni era riuscito a fermare gli sbarchi, poi cresciuti con i successivi governi... Però faceva i respingimenti in Libia pratica condannata dalla Corte Europea. Oggi significherebbe aiutare i trafficanti. Diciamo allora che sono d’accordo con la proposta di aprire campi in paesi sicuri dell’Africa dove organismi come l’Onu verifichino chi ha diritto di ingresso e chi no. Quindi d’accordo anche sull’apertura di corridoi umanitari? Si. La gente ha paura, non conosce la storia di chi arriva, è un territorio ignoto. I corridoi aiutano a fare luce. 
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