martedì 12 ottobre 2010
L’ipotesi investigativa verte sulla costituzione di società “a prova di gara” per accaparrarsi con facilità gli appalti, anche grazie ad amicizie politiche. Due i lavori nel mirino dei magistrati aquilani.
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Nuovi guai per la cricca anche nella ricostruzione del terremoto. Le intercettazioni avevano già svelato la longa manus della politica negli appalti e il fitto intreccio di interessi tra imprenditori locali, nazionali e politici a tutti i livelli. Ora però la procura dell’Aquila spinge sull’acceleratore convocando per la settimana prossima Denis Verdini, l’imprenditore toscano Riccardo Fusi e, per la seconda volta, l’aquilano Ettore Barattelli. Il coordinatore nazionale del Pdl, il presidente dimissionario della Btp e il presidente del Consorzio Federico II, già iscritti nel registro degli indagati, saranno infatti ascoltati il 18 ottobre. A non convincere i magistrati sarebbero alcuni passaggi delle intercettazioni condotte dalla procura di Firenze, e inviate l’estate scorsa ai pm aquilani, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena, poi trasferito nel capoluogo terremotato. Quell’indagine ha già portato all’arresto, tra gli altri, del presidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, Angelo Balducci, dell’imprenditore Diego Anemone, e al coinvolgimento del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.Nel calderone dell’appaltopoli post terremoto e di chi rideva nel letto la notte del sisma pensando ai guadagni, per trovare il bandolo basta seguire il filo rosso che lega uno dei coordinatori nazionali del Pdl, Denis Verdini, indagato anche a Roma e il consorzio Federico II. Proprio l’associazione temporanea d’impresa in cui compaiono la Btp dell’amico Fusi e le aziende aquilane facenti capo alle famiglie Barattelli, Marinelli ed Equizi sarebbe il sistema “a prova di gara” per accaparrarsi con facilità gli appalti. Secondo l’accusa, il consorzio creato nel dopo sisma avrebbe preso e tentato di prendere commesse grazie ad amicizie politiche nazionali. Sotto la lente degli inquirenti ci sarebbero soprattutto due grandi appalti della ricostruzione: quello per l’intervento di consolidamento della caserma Campomizzi e la realizzazione del “musp” per la scuola media Cesare Carducci. I lavori di circa 3 milioni di euro per la caserma aquilana, che ha ospitato per mesi gli sfollati e ora sta per essere trasformata in alloggio universitario, in realtà vennero vinti dalle imprese abruzzesi Marinelli ed Equizi, poi subappaltati alla famiglia Barattelli. Stesso intreccio per il modulo abitativo ad uso scolastico della scuola Carducci, del valore di circa 7 milioni di euro, vinto da una ditta capofila teramana, la Cmb; nell’associazione temporanea d’impresa però solo in un secondo momento venne coinvolto il factotum Barattelli. E in tutti questi successi, sostiene la procura, ci sarebbe stato l’aiutino della politica.Con gli interrogatori di due dei protagonisti delle intercettazioni passate al setaccio si chiude la serie di colloqui informali sulle presunte pressioni nella ricostruzione abruzzese. Nelle scorse settimane, infatti, i pm aquilani hanno ascoltato come persone informate dei fatti, tra gli altri, il capo della protezione Civile, Guido Bertolaso, il presidente della Giunta regionale, commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi e il direttore della Cassa di risparmio dell’Aquila Rinaldo Tordera.
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