martedì 11 maggio 2021
La pandemia e la crisi economica hanno acuito l'insofferenza verso lo straniero. Da sei anni i flussi non si fermano: e ogni giorno la mensa prepara da 70 a 200 pasti caldi
In coda alla mensa Caritas di Ventimiglia

In coda alla mensa Caritas di Ventimiglia

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«Al di là di quello che è successo, la violenza non è mai giustificabile anche se vuol far sentire la stanchezza». Maurizio Marmo, presidente di Caritas Intermelia è preoccupato. Con la pandemia e la crisi economica e la chiusura del Campo Roja, un anno fa, c’è sempre più insofferenza a Ventimiglia.

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E il migrante aggredito e picchiato a bastonate domenica pomeriggio, qui, nella piccola città ligure di confine, registrato in un video che ha fatto il giro dei social, ha colpito tutti. I tre, cittadini italiani, per quelle bastonate, per quei cazzotti in testa e in faccia, per quei calci all’addome inflitti quando il ragazzo era già a terra sono stati denunciati a piede libero: dovranno rispondere del reato di lesioni aggravate nei confronti del ragazzo di 23 anni originario della Guinea che è risultato iregolare ed era già stato espulso. Il giovane avrebbe tentato di rubare il cellulare a uno dei tre. «La situazione è problematica – prosegue Marmo – da quando il campo è stato chiuso, le persone sono abbandonate a loro stesse».

Come da sei anni a questa parte, da quando cioè è iniziata la crisi migratoria dalla rotta balcanica e dal Mediterraneo, l’ente ecclesiale distribuisce ogni giorno dai 70 ai 200 pasti alla mensa della città. Per i migranti oltrepassare il confine francese è sempre più complicato. Vengono rimandati in Italia e qui, lungo il fiume, alla stazione o in edifici abbandonati ci rimangono finchè non ritentano nuovamente il passaggio. «Noi aiutiamo le famiglie con donne sole e bambini in due alloggi che la diocesi ci ha messo a disposizione – prosegue Marmo che lancia un appello – ora più che mai è importante ripristinare il centro d’accoglienza».

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