venerdì 20 aprile 2018
Non è bastato il parere favorevole del carcere: il "bel René", re della mala milanese negli anni '70 e '80, per i giudici non ha mostrato un «sicuro ravvedimento»
Renato Vallanzasca all'epoca del suo ultimo arresto, nel 2014, per un piccolo furto in supermercato

Renato Vallanzasca all'epoca del suo ultimo arresto, nel 2014, per un piccolo furto in supermercato

Il tribunale di Sorveglianza di Milano ha respinto le richieste di liberazione condizionale e di semilibertà presentate dalla difesa di Renato Vallanzasca, il protagonista della mala milanese negli anni '70 e '80 condannato a 4 ergastoli e a 296 anni di carcere. Tre giorni fa il carcere aveva dato parere positivo alla semilibertà.

Vallanzasca non può uscire dal carcere perché l'«intero percorso del condannato è stato connotato da involuzioni trasgressive imputabili anche alla sua personalità e che non appare dunque possibile ravvisare il requisito del "sicuro ravvedimento", di cui mancano elementi fattuali anche nella relazione di osservazione». Così i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, presieduti da Marina Anna Luisa Corti, motivano il rigetto dell'istanza della difesa.

Il detenuto ha quasi 70 anni (è nato il 4 maggio 1950) e ha trascorso quasi l'intera esistenza in carcere, dal 1972 in poi, a parte meno di un anno fuori per due evasioni; da qualche mese "René" ha iniziato anche un percorso di mediazione coordinato dall'equipe del professor Adolfo Ceretti della Bicocca.

Il 17 aprile Vallanzasca era tornato in aula davanti ai giudici della Sorveglianza (udienza a porte chiuse) dopo che il Tribunale aveva acquisito un documento a lui favorevole: un rapporto disciplinare nei confronti di una guardia penitenziaria che ebbe una discussione con lui lo scorso agosto nel carcere di Bollate.

Vallanzasca, scriveva l'équipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate in una relazione depositata dalla difesa al Tribunale di Sorveglianza, ha avuto un "cambiamento profondo", "intellettuale ed emotivo, frutto di una sofferenza che, seppur non evidenziata, nei colloqui con gli operatori che da anni lo seguono, sa emergere in modo autentico e non sovrastrutturata"; il condannato insomma "non potrebbe progredire con altra detenzione" e dunque si ritiene che "possa essere ammesso alla liberazione condizionale", ossia possa concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata. La semilibertà gli era stata revocata nel 2014, dopo l'arresto in un supermercato per rapina impropria di oggetti di poco valore (tra cui un paio di mutande).«Confido - aveva spiegato l'avvocato Davide Steccanella - che il Tribunale accolga un'istanza che alla luce di quanto scrive il carcere di Bollate appare del tutto legittima dopo mezzo secolo di carcere».

Una cooperativa e una comunità avevano già manifestato la disponibilità a far svolgere attività, anche lavorativa, a Vallanzasca. Il carcere anzi aveva già formulato un programma nel caso di ammissione alla liberazione condizionale, con lavoro alle dipendenze della cooperativa Opera Infiore e attività presso la comunità Il Gabbiano, nel Lecchese.

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