Napoli. Uno spettacolo teatrale per raccontare l'azzardo ai giovani


Rosanna Borzillo domenica 26 febbraio 2017
È andato in scena a Portici, in un teatro parrocchiale, e farà tappa in diverse città. Il responsabile del centro di Ascolto Antiusura: «Siamo convinti del legame tra ludopatia e usura»
(Doriano Solinas)

(Doriano Solinas)

Giocatori sotto usura per pagarsi i debiti di gioco. La storia di Giuseppe, raccontata sabato sera al teatro 'don Peppe Diana' a Portici, provincia di Napoli, è quella di uno che ha perso la sua attività commerciale per debiti di gioco. Un giocatore compulsivo, per lui l’incontro con l’associazione dei giocatori anonimi ha significato, racconta, «comprendere la vera ricchezza della vita: i figli, la moglie, il lavoro».

«È una delle storie che ci hanno spinto – dice don Giorgio Pisano, responsabile del centro di Ascolto Antiusura don Pino Puglisi di Portici – a proporre ai ragazzi delle scuole uno spettacolo teatrale: 'Gran Casinò. Storie di chi gioca sulla pelle degli altri', con l’attore Fabrizio De Giovanni, della compagnia teatrale 'Itineraria' che dal 1994 si occupa di teatro civile».

Lo spettacolo, che sta facendo tappa in diverse città, si offre come strumento per creare consapevolezza. «Siamo convinti – prosegue il sacerdote – che tra ludopatia e usura il collegamento sia diretto. Buona parte dei casi che trattiamo ha come origine l’azzardo. I tempi di incubazione di questa “nuova malattia” sono lunghi e quando le famiglie se ne accorgono è tardi poiché intorno a loro si è già creata una condizione di solitudine sociale. Dopo la legalizzazione l’azzardo è diventato sempre più insano e non si è riusciti a toglierlo dalle mani della criminalità. L’indignazione che muove i ragazzi dopo lo spettacolo può portare a non andare più in un bar con le slot», dice don Giorgio.

Sabato sera erano presenti i rappresentanti dei centri di ascolto delle Caritas locali, i parroci, gli studenti delle cinque scuole superiori del territorio. È stato premiato il miglior tema sulla problematica. I ragazzi hanno chiesto di eliminare la dicitura gioco d’azzardo. «Tentare la fortuna – conclude il sacerdote – non ha niente di giocoso. Il vero gioco genera e alimenta rapporti umani».

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