martedì 27 agosto 2019
L'allarme lanciato nella notte da Alarm Phone, ma nessuno sarebbe intervenuto. A bordo del gommone affondato ci sarebbe state 100 persone. Recuperati già 5 corpi, tra loro un bimbo
Un altro gommone affondato incontrato dalla nave Mare Jonio

Un altro gommone affondato incontrato dalla nave Mare Jonio

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Mentre le navi delle Ong vengono disturbate nelle loro operazioni di soccorso e sui cieli del Mediterraneo volano ininterrottamente aerei europei pronti a segnalare imbarcazioni in difficoltà ai libici, ecco che di nuovo, nel silenzio, in mare si muore.

A lanciare l'allarme per un nuovo, pesantissimo naufragio davanti alla Libia è stata la Ong Alarm phone ieri notte: «Siamo stati contattati da una barca al largo della Libia, a bordo circa 100 persone. Partiti da Al Khums 3 ore prima, erano in grave pericolo. Urlavano e piangevano, dicendo che alcuni di loro erano già morti», scrive la Ong su Twitter. «Abbiamo tentato di ottenere la posizione GPS, ma i naufraghi erano nel panico e non sono riusciti a comunicarla. La barca era molto vicina alla Libia, e non abbiamo potuto fare altro che informare le autorità in Libia e in Italia. Temiamo che nessuno sia andato a soccorrerli».

Dopo il tentativo di contattare i soccorsi, il silenzio: «Non siamo più riusciti a comunicare con la barca - l'aggiornamento della Ong poco dopo le 11 -. Alle 6 di mattina un parente ci ha chiamati preoccupato per le persone a bordo. Teme che siano morti. Non sappiamo cosa sia successo a questo gruppo di migranti. Speriamo che siano ancora vivi ma temiamo il peggio». Alle 13, poi, il colloquio con le autorità della Libia: «Ci hanno detto di aver trovato il luogo del naufragio e circa 90 persone, molte delle quali sono morte, non sappiamo ancora quante». Cinque finora i copri recuperati, tra cui anche quello di un bambino. «Queste morti sono tua responsabilità Europa. Le tue politiche di deterrenza uccidono» chiude, durissimo, il messaggio di Alarm Phone.

Infine l'arrivo delle équipe di International Medical Corps (Imc), partner dell'Acnur, al punto di sbarco ad Al Khoms per assistere circa 60 rifugiati e migranti soccorsi in mare dopo che la loro imbarcazione ha iniziato ad affondare al largo della costa libica. «Sono diversi i corpi già recuperati e si stima che 40 persone siano disperse» twitta poco dopo l'Acnur. Parole seguite dal commento altrettanto duro della portavoce, Carlotta Sami: «Inaccettabile. Queste morti, e sono 900 dall'inizio dell'anno, non possono essere considerate fatalità o danni collaterali. Deve essere ripristinato al più presto il sistema di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Massimo supporto alle Ong impegnate a riempire il vuoto umanitario».

La rotta della Mare Jonio e i porti chiusi per Eleonore

Anche la Mare Jonio della Ong Mediterranea ha cercato di avvicinarsi al luogo della strage, ma gli è stato impedito dalle motovedette della cosiddetta Guardia costiera libica. Impressionanti alcune foto scattate nel primo pomeriggio durante la navigazione della pattuglia umanitaria e dalle barche a vela Shimmy e Matteo S., quest’ultima dell’Ong Lifeline. Con il mare calmissimo affiorano due relitti. Sono i resti dei gommoni usati dai trafficanti di uomini. Intorno non ci sono cadaveri: «Probabilmente sono quelli su cui viaggiavano le circa cento persone salvate dalla Eleonore», spiega l’equipaggio alludendo all’altra nave umanitaria su cui si è ricompattato il governo uscente firmando il divieto d’ingresso in acque italiane (con firme prima di Salvini e poi di Trenta e Toninelli).

Da entrambi i relitti, però, risultano asportati i motori fuoribordo. Il dubbio è che di notte qualcuno sia intervenuto per recuperarli e magari rimetterli sul mercato degli scafisti che, con la ripresa degli scontri e il sovraffollamento delle prigioni dei migranti, ha fretta di tornare a mettere in mare chi ha ancora qualche dinaro per fuggire dall’inferno.

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