mercoledì 13 marzo 2019
Il premier interviene sulla sentenza choc per l'omicidio di una donna di 42 anni, che ha dimezzato la condanna al marito da 30 a 16 anni
Una manifestazione contro la violenza sulle donne (Lapresse)

Una manifestazione contro la violenza sulle donne (Lapresse)

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Aveva accoltellato e ucciso la moglie dopo aver scoperto che la donna non aveva lasciato l'amante. Per Javier Napoleon Pareja Gamboa, operaio 52enne, per questo omicidio commesso a Rivarolo (Genova) nell'aprile del 2018, la pm aveva chiesto 30 anni. La condanna, però, è stata quasi dimezzata: sedici anni, grazio allo sconto di un terzo della pena sommato alla concessione delle attenuanti generiche.

Lo riporta il Secolo XIX, spiegando che le attenuanti sono date dai motivi del gesto, visto che l'uomo era mosso "da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento [...] ha agito sotto la spinta di uno stato d'animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile". L'omicidio, quindi, non è stato provocato da un moto di gelosia fine a se stesso - si legge nelle motivazioni della sentenza - "ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l'ha illuso e disilluso nello stesso tempo".

Il legale dei familiari di Jenny Angela Coello Reyes ha commentato le parole della sentenza parlando di "riesumazione del delitto d'onore, perché gli effetti sono quelli". Secondo Giuseppe Maria Gallo, "le attenuanti generiche possono essere date, il giudice è sovrano, ma valorizzare la 'tempesta emotiva' in un delitto passionale è tautologico, l'apoteosi del nulla". Il problema dunque, non è dato tanto dato dagli anni comminati all'assassino, ma delle motivazioni addotto, rimarca Gallo: "È una sentenza difficile da digerire".

La famiglia non ha più titolo per impugnare la sentenza e la Procura pare non avere intenzione di farlo. Sono stati riconosciuti formalmente risarcimenti per 350mila euro, ma l'uomo è detenuto e nullatenente e ai parenti non andrà nulla. L'avvocato Galli contesta la ricostruzione di un gesto impulsivo del marito e racconta di "una violenza maturata nel tempo, raccapricciante", sulla quale Jenny, che aveva posto fine alla sua relazione extraconiugale, sarebbe passata sopra per anni. L'uomo l'avrebbe accoltellata nello stesso modo in cui aveva aggredito la suocera anni prima.

La sentenza di Genova arriva pochi giorni dopo una analoga decisione presa dalla Corte d'appello di Bologna, che ha ridotto da 30 a 16 anni la condanna per l'omicidio, commesso nel 2016, di Olga Matei. Il compagno della donna, Michele Castaldo, avrebbe agito in preda a un forte turbamento causato dalla gelosia. Una motivazione che ha sollevato molto clamore. In realtà i magistrati hanno spiegato che la sentenza intendeva tenere in considerazione il vissuto fragile e debole dell'omicida in vista delle concessioni delle attenuanti, motivate comunque da altri due elementi oggettivi: la confessione e il tentativo di risarcimento alla figlia della donna.

In questo caso, però, la procura generale, che aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado, farà ricorso in Cassazione.

Il premier Conte: nessuna tempesta emotiva attenua un femminicidio

Sulle due vicende di Bologna e Genova è intervenuto anche il premier Giuseppe Conte, che ha affidato a Facebook il suo pensiero. "Nessuna reazione emotiva, nessun sentimento, pur intenso, può giustificare o attenuare la gravità di un femminicidio". Conte ricorda che "negli ultimi giorni sui giornali abbiamo letto di sentenze per episodi di femminicidio nelle quali si è tirata in ballo una presunta reazione 'emotiva' e la relativa intensità, ai fini di un'attenuazione della pena. Si è fatto riferimento ad una 'tempesta emotiva', a un sentimento 'molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile'".

"In realtà - prosegue Conte - per cogliere appieno e criticare il significato di una sentenza occorrerebbe una specifica competenza tecnica. Ma vi è un aspetto di più ampia portata culturale, che riguarda il dibattito pubblico, e su cui la politica può e anzi deve legittimamente intervenire. Ed è in questa ultima prospettiva che dobbiamo chiarire, con forza, che nessuna reazione emotiva, nessun sentimento, pur intenso, può giustificare o attenuare la gravità di un femminicidio".

Per il presidente del Consiglio "la crescita e lo sviluppo della nostra società deve muovere dal rispetto e dalla valorizzazione del 'patrimonio femminile': le donne, tutte le donne, sono una grande ricchezza, una preziosa risorsa che ci consentirà di costruire una società migliore. Dobbiamo maturare questa convinzione giorno per giorno, dobbiamo lavorare costantemente a questa rivoluzione culturale".



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