martedì 30 novembre 2010
Ospiti della tv pubblica e privata le storie delle famiglie segnate dalla sofferenza e che non hanno smesso di lottare per la dignità dei propri cari. A intervenire nei talk-show anche il sottosegretario alla Salute Roccella: «Non c’è un diritto a morire». Il direttore di Avvenire Tarquinio: «Voce alle vite, non par condicio».
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Gli occhi luminosi, la voce ferma, un coraggio che buca lo schermo e ti scuote la spina dorsale. Da domenica, in televisione, hanno spazio anche i malati che ogni giorno lottano per vivere. E se qualcuno credeva che non importasse, in fondo, sentire la loro di storia, ciò che è passato sul video lo ha senz’altro smentito. Guardalo, Mario Melazzini, primario oncologo prima della Sla, seduto accanto agli sgabelli de L’Arena di Massimo Giletti con la sua carrozzina, con i suoi “supporti”, con la forza di raccontare il male che lo ha condannato lì senza sapergli togliere nemmeno per un secondo la speranza, la dignità. Guardalo, Max Tresoldi, ventenne pieno di progetti prima dello schianto con la sua auto, in collegamento a Mattino Cinque con la sua mamma e il suo papà, Lucrezia ed Ernesto, col sorriso, i segni di una trauma che l’ha lasciato in coma 10 anni inspiegabilmente assenti dai loro sguardi, i progetti ancora tutti lì.La tv – una parte della tv – li ha ospitati. Li ha inquadrati. Li ha “microfonati”, come si dice nel gergo dei talk-show. Niente più di questo. Ma abbastanza, per loro. E abbastanza per rispondere alla richiesta trasformata in appello, negli ultimi dodici giorni, da questo giornale: “Fateli parlare”. Queste storie di vita sono andate in onda a partire da domenica mattina, nella trasmissione A Sua immagine, su Raiuno. Lì ha avuto parola proprio Massimiliano Tresoldi, il giovane di Carugate risvegliatosi dopo dieci anni di stato vegetativo, che non parla ma scrive, e coi biglietti si è rivolto al conduttore di "Vieni via con me": «Caro Fazio – ha vergato sulla carta inquadrata dalle telecamere – se vieni a trovarmi ti faccio vedere quanto sono felice». Poi è stato il turno di Mario Melazzini, presidente dell’Aisla (l’associazione nazionale che riunisce i malati di Sla come lui): «Sono offeso e mi sento ferito, perché sembra che la mia storia non abbia la stessa dignità delle altre – ha detto –. La malattia e la disabilità non dovrebbero essere fattore di discriminazione». Con lui c’era anche il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che ha spiegato la campagna promossa dal quotidiano, dando voce a larga parte del mondo associazionistico dei malati e della società civile e che ha avuto sostegno da 184 parlamentari "trasversali": «Non è mai stata una qustione di par condicio, ma di rispetto della realtà e della verità. È stata negata la voce – ha detto – di tantissimi malati. Con la scusa che sono “i più forti”». E poi Fulvio De Nigris, direttore del Centro Studi per la Ricerca sul Coma di Bologna, che ha lottato per suo figlio, Luca – scomparso a soli 15 anni dopo il calvario di una malattia che l’ha segnato dalla nascita – e che continua a lottare per tutti coloro che hanno la vita “sospesa”.Nel primo pomeriggio gli stessi ospiti si sono seduti nello studio de L’Arena di Giletti, sempre su Raiuno. Accanto a Melazzini, De Nigris e Tarquino, anche il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella: «Non possiamo avere il diritto di essere uccisi – ha detto la Roccella –. Credo che il concetto di scelta si applichi in modo sbagliato sulla vita e sulla morte. Perché la libertà di decidere sulle cure c’è già (il consenso informato) e in Parlamento si sta discutendo una legge che la garantirà ancora meglio. Altro è l’eutanasia e il cosiddetto diritto a morire, anzi il diritto a essere uccisi, che non c’è e non può essere garantito da alcuna legge». Tutti hanno rigraziato per lo spazio garantito loro dal «servizio pubblico» nonostante il rifiuto di Fazio e Saviano. E si sono confrontati con posizioni diverse (per esempio quella del chirurgo e deputato del Pd Ignazio Marino), in un dibattito finalmente davvero ampio.Ieri mattina è stato il turno anche della principale emittente privata: ancora Max Tresoldi e, poi, il direttore di “Avvenire” sono stati ospiti a Mattino Cinque, il programma mattutino di Canale 5. Paolo Del Debbio e Federica Panicucci hanno accolto nel loro salotto Max, hanno letto un altro suo biglietto («Anche se la mia vita è cambiata – ha scritto in diretta, sotto gli occhi stupiti dei conduttori – sono sempre una persona grazie alla mia famiglia e ai miei amici»), hanno dato parola a sua madre Lucrezia, che ha spiegato come la medicina, in questi casi, «si chiami amore». Poi Daniela, un’altra storia di vita oltre la sofferenza. In studio un attimo di commozione quando Max ha alzato la mano per salutarla, appena dopo il collegamento. Voci, vite simili: le hanno fatte parlare.Non su Raitre, nemmeno ieri sera. All’inizio di Vieni via con me, a parlare è stato ancora Fabio Fazio. Ha spiegato di aver imparato «che qualcuno si definisce “pro-vita” come se altri potessero definirsi “pro-morte”». Ha detto che «chi non si è sentito rappresentato da questa trasmissione, può farne un’altra». Ha parlato lui. Così.
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