Profughi. Trappola greca Onu: «È crisi umanitaria»


NELLO SCAVO mercoledì 2 marzo 2016
In due mesi più immigranti di quanti ne arrivarono nel primo semestre 2015. L’Acnur: «Emergenza che l’Ue si è in parte autoindotta».
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Trappola greca Onu: «È crisi umanitaria»
«L’Europa è oggi sull’orlo di una crisi umanitaria che in gran parte si è autoindotta». Il rimprovero dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati si fonda su un bilancio catastrofico: 131.724 i migranti e rifugiati giunti sulle coste europee attraverso il Mediterraneo nei primi due mesi dell’anno; oltre il 90% di loro (122.637) sono sbarcati in Grecia, con numeri superiori a quanti ne arrivarono nei primi cinque mesi del del 2015. Ma se aumentano i profughi, diminuisce l’accoglienza. Costringendo i migranti a estenuanti attese sul confine con la Macedonia. Lo sperduto villaggio greco di Idomeni è passato da 158 residenti a quasi 10 mila. Le tendopoli, in condizioni igienico sanitarie impossibili, si stanno moltiplicando. Il rischio di epidemie è oramai serio. Gli ultimi dati indicano che al momento vi sono tra gli 8.500 e i 9.500 persone, che si aggiungono alle altre migliaia sparse lungo i chilometri di recinzione, per un totale di 24 mila persone. La Macedonia, all’indomani dei violenti scontri fra migranti e polizia, ha rafforzato la sicurezza alla frontiera meridionale inviando un ulteriore contingente di 700 uomini, un battaglione di fanteria e un reparto di polizia attrezzato con veicoli blindati. Le autorità di Skopje fanno passare con il contagocce, molto meno dell’annunciata quota di 580, sostenendo di attenersi a quanto avviene alle frontiera degli altri Paesi della rotta balcanica. Tenendo conto degli accessi via mare e di quelli terrestri, il numero dei migranti giunti in Europa nei primi due mesi dell’anno è aumentato di 30 volte rispetto allo stesso periodo del 2015. Lo ha confermato il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, parlando ad Ankara, dove si trova per discutere con le autorità turche delle strategie per il controllo delle frontiere e il contrasto al traffico di esseri umani. Gli arrivi totali attraverso il Mediterraneo, nota l’agenzia Onu per i rifugiati, sono diminuiti durante i mesi invernali ma rimangono relativamente alti. I dati di ieri mattina mostrano che 131.724 persone hanno intrapreso il viaggio tra gennaio e febbraio (di cui 122.637 sono arrivate in Grecia). Un numero che si avvicina al totale di arrivi nei primi sei mesi del 2015 (147.209). Fino ad ora quest’anno, 410 persone hanno perso la vita. Le barriere che fanno da setaccio al flusso di profughi stanno provocando ricadute a catena. La Grecia ha rimandato ieri in Turchia 69 migranti marocchini, algerini e tunisini che erano entrati illegalmente. Altri 230, facenti parte dello stesso gruppo, saranno espulsi in Turchia entro oggi. L’operazione è stata condotta sulla base di un accordo di riammissione tra i due Paesi siglato nel 2001. I migranti sono stati consegnati alle autorità turche al valico di frontiera di Ipsala e trasportati con dei bus alla Direzione dell’immigrazione di Edirne, in Tracia. L’accordo generale di riammissione tra Ue e Turchia, concordato a fine novembre, dovrebbe diventare operativo dal mese di giugno. La progressiva chiusura dei confini lungo la rotta balcanica ha prodotto un calo degli arrivi di migranti in Germania nel mese di febbraio. Il numero totale degli ingressi rilevato dalle autorità preposte alla redistribuzione dei profughi nei vari Laender è stato di 61.428 unità, una media di 2.100 al giorno. Ancora a gennaio erano stati registrati 91.671 ingressi. Intanto la situazione resta molto tesa in Macedonia, dove in tarda serata ci sono stati nuovi 'contatti' tra militari e migranti. Un’altra notte al freddo non spegnerà la rabbia.
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