venerdì 3 novembre 2017
L'atto che la procura subalpina starebbe per notificare coinvolgerebbe alcune figure di vertice della città. Si aggravano le accuse
Piazza San Carlo, presto nuovi indagati. Appendino: «Sono serena»

Svolta nelle indagini su piazza San Carlo. A cinque mesi dalla tragica notte in cui durante la proiezione su maxi schermo della finale Champions una serie di ondate di panico provocò oltre 1.500 feriti e la morte di una donna, Erika Pioletti, schiacciata contro le transenne dalla folla in fuga, la procura di Torino si prepara a notificare una ventina di avvisi di chiusura indagini.

L'atto che la procura subalpina starebbe per notificare coinvolgerebbe alcune figure di vertice della città, oltre a funzionari e dirigenti degli enti coinvolti nell'organizzazione dell'evento. L'inchiesta, coordinata dal procuratore Armando Spataro e dai pubblici ministeri Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacile, procede lungo due direttrici: da una parte si cerca di capire che cosa abbia spaventato gli spettatori, dall'altra si lavora su eventuali lacune organizzative e gestionali della manifestazione.

«Rispetto a questa mattina non è cambiato nulla: non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. Se dovesse arrivare, sarò la prima a comunicarlo, come prevede anche il codice etico del Movimento 5 Stelle». Lo ha ribadito la sindaca di Torino, Chiara Appendino, lasciando lo studio del suo legale, l'avvocato Luigi Chiappero. «Sono serena - ha sottolineato - e ho fiducia nella magistratura. Sono venuta dal mio avvocato soltanto per commentare gli articoli di giornale. Quando ci saranno novità, se ci saranno, sarà mia cura comunicarlo pubblicamente».

Si aggravano le accuse

Le ipotesi di lavoro sono le lesioni gravissime e l'omicidio colposo in relazione all'articolo 40 del codice penale, che punisce le condotte omissive di chi doveva evitare l'evento dannoso. Ai reati si aggiungerebbe anche l'aggravante di aver agito in concorso con più persone. Un'accusa che se provata, comporterebbe l'aumento delle pene fino a 12 anni di carcere. In questi mesi la polizia ha ricostruito la presunta filiera delle responsabilità penali a cui seguiranno quelle di natura civile, legate ai risarcimenti per la famiglia della donna rimasta uccisa e per le lesioni riportate da migliaia di spettatori. Sotto accusa chi ha gestito l'evento in piazza.

Sono circa duecento le persone ascoltate in questi mesi come testimoni da polizia e magistratura, che hanno raccolto numerosi documenti e verbali. Per ora nel registro degli indagati erano stati iscritti i nomi di presidente e direttore di Turismo Torino, ente organizzatore della serata, Maurizio Montagnese e Danilo Bessone. E per effetto delle numerose querele, come atto dovuto, quello della sindaca Chiara Appendino.

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Altre figure chiave si sono aggiunte nelle ultime settimane e, soprattutto, le ipotesi di reato adesso sembrerebbero assai più definite. Ogni aspetto sensibile è stato scandagliato dagli investigatori. Ne è emersa una catena di responsabilità che coinvolge alcune figure ai vertici della città - scrive oggi il quotidiano La Stampa - e con loro, funzionari e "operativi" dei principali enti coinvolti nell'organizzazione e nella gestione della piazza: Comune, questura, prefettura. Chi doveva dare le direttive e chi doveva
attuarle. Chi non ha valutato tutti i profili di rischio e chi, pur magari consapevole delle lacune che si stavano creando, non
ha agito per correggerle e, così facendo, ha contribuito a trasformare un'ondata di panico in una tragedia.

Magistrati e investigatori hanno poi analizzato a fondo il ruolo della commissione di vigilanza, organismo coordinato dalla prefettura e composto da tecnici di Città, Vigili del fuoco, Asl, Genio civile e questura, che ha il compito di controllare che le grandi manifestazioni pubbliche rispettino gli standard di sicurezza previsti dalle normative. La mattina del 3 giugno la commissione, durante un sopralluogo in piazza San Carlo, impartì 19 prescrizioni obbligatorie. Alcune - come la sorveglianza del parcheggio sotterraneo e il contrasto agli abusivi - rimasero lettera morta, senza che nessuno si preoccupasse di verificare che fossero state rispettate.

A breve la Procura notificherà gli atti giudiziari messi a punto in queste ultime ore. Nei prossimi giorni, quindi, gli indagati potranno presentarsi davanti ai magistrati.

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