mercoledì 8 novembre 2017
Per la Federazione nazionale della stampa istiga «alla violenza e incita all'odio». «Non è giornalismo né diritto di critica». La replica: ipocrite reazioni Pd. Il segretario minimizza
Foto Ansa

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«Per stendere Renzi bisogna sparargli». Così s'intitola l'articolo a firma di Vittorio Feltri, con cui Libero apre in prima pagina, che ha suscitato l'indignazione del Partito Democratico. Un lungo editoriale in cui il direttore del quotidiano sostiene che non sarà facile «buttare fuori dalla segreteria del Pd» l'ex premier Matteo Renzi. «Questa è la realtà. Renzi è inamovibile - scrive Feltri - Ai dem toccherà tenerselo fino al prossimo congresso». Ma a scatenare le polemiche è, come accaduto già in passato, la scelta del titolo. «Per troppi ormai è scontato che la politica sia sinonimo di violenza e barbarie. Per noi no», si legge in un tweet del Pd. «Ormai si è perso il senso delle parole. Il titolo di oggi di Libero è incitazione alla violenza che non ha precedenti», commenta su Twitter il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, lanciando l'hashtag #vergogna. Intanto sui social sono tanti gli utenti che si sono scagliati contro il giornale di Feltri.

In una nota, la Federazione nazionale della stampa afferma che «Il titolo del quotidiano Libero su Matteo Renzi è istigazione alla violenza e incitamento all'odio. Non ha niente a che vedere con il giornalismo né può rappresentare esercizio del diritto di critica, sempre legittimo e insopprimibile, ma nel rispetto della dignità delle persone. Al segretario del Pd, così come ad ogni altra persona colpita da parole trasformate in pietre, la solidarietà della Fnsi».

"Libero su Renzi usa linguaggio irresponsabile. Parte lesa non solo il segretario Pd, ma anche i giornalisti consapevoli della loro funzione sociale". Così Carlo Verna, presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, commentando su Twitter "l'ennesimo titolo estremo di Libero". "A prescindere da iniziative del diretto interessato - aggiunge Verna in un secondo tweet - presenterò una segnalazione al Consiglio di Disciplina territoriale a tutela dei colleghi consapevoli della funzione sociale dell'informazione".

«Il titolo di apertura di Libero di oggi è agghiacciante. Ed è solo l'ultimo di una lunga serie di incitamenti deliberati all'odio. Questo non è giornalismo. Solidarietà a Matteo Renzi». Così la presidente della Camera Laura Boldrini su twitter.

Per il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda «il titolo di apertura del quotidiano Libero è disgustoso. Un'incitazione squadrista alla violenza di simile portata contro Matteo Renzi, un leader che si esprime liberamente e fa campagna elettorale, non può essere ignorata. L'Italia è una democrazia e uno Stato di diritto. Dovrebbero intervenire immediatamente non solo gli organi di controllo della stampa per ristabilire la decenza del linguaggio, doverosa per in un Paese democratico. Ma, di quel titolo, dovrebbe occuparsi anche la magistratura».

»Incitare alla violenza è gravissimo. Inaccettabile che lo faccia un quotidiano. Libero vergognoso. Solidarietà a Matteo Renzi». Così Anna Finocchiaro, ministra per i Rapporti con il Parlamento, commenta su Twitter il titolo di apertura di oggi del giornale diretto da Vittorio Feltri.

La «levata di scudi contro il titolo di Libero su Renzi» è la «solita ipocrisia piddina». Almeno secondo il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, che replica così, sul suo sito, ai commenti con i quali è stato accolto il titolo di prima pagina della versione cartacea. «E invece, ipocrita come sempre, ecco - si legge ancora nel commento pubblicato su internet - la levata di scudi a difesa del segretario». Ci va più duro Pietro Senaldi, direttore di Libero. "Il mondo è pieno di scemi, siamo stati criticati da mezzo mondo politico per il nostro titolo su Renzi. Non abbiamo nessuna voglia di sparare a Renzi né incitiamo a farlo, volete che lo facciamo ora dopo che è arrivato terzo su 3? - spiega accalorato in video - C'è già la sinistra che gli spara, è evidente che è un modo di dire".


Lo stesso Matteo Renzi cerca di allentare i toni: «La considero una battuta forse non troppo felice, ma non mi sento minacciato da Vittorio Feltri. Ringrazio tutti per la solidarietà. Non esagererei, non la vivo come una minaccia: è una delle provocazioni che a volte voi giornalisti fate».



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