giovedì 12 luglio 2018
La sindaca leghista, Cisint, impone un limite del 45%. Il governatore Fedriga: «Serve ad evitare ghetti». Interrogazione parlamentare della senatrice Pd Rojc
Foto dall'archivio Ansa

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Nelle materne di Monfalcone, in provincia di Gorizia, non ci può stare più del 45% di bambini stranieri. Il tetto lo ha deciso il sindaco leghista, Anna Cisint. Immaginarsi le reazioni. La città dei cantieri si è divisa. Da settembre, infatti, 60 piccoli delle scuole Ezio Giacich e Randacio devono essere trasferiti altrove. Cisint ha provveduto a organizzare un servizio di scuolabus che possa accompagnare i bambini stranieri negli asili dei comuni limitrofi «dove ci sono le classi e i numeri per accoglierli; mi sono rivolta a sindaci e dirigenti scolastici, ma nessuno mi ha risposto».

Ha risposto, invece, il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti. Rassicurando: «Mi sono informato con gli uffici provinciali i quali hanno dato la possibilità di attivare due classi in più e comunque siamo sulla soglia in percentuale della norma richiesta. L’inclusione è uno degli obiettivi della scuola, per noi». Fincantieri ha circa 7 mila lavoratori che in porto sfornano le più belle navi del mondo; per la maggior parte sono stranieri. Tanti di loro vivono qui con le proprie famiglie, puntualmente integrati.

Ed ecco che le percentuali di "immigrati" in classe salgono a quota doppia o tripla che nel resto d’Italia. «C’erano classi con un unico bambino italiano. Chi lo tutelava? Perché le famiglie monfalconesi – si chiede ancora il sindaco – scappavano e portavano i loro figli nelle scuole dei comuni vicini?». La Flc Cgil, attraverso il segretario regionale Adriano Zonta, è passata alle vie di fatto ed ha annunciato «un esposto in Procura, al Garante dei Minori e all’Ufficio per la tutela dei minori a livello nazionale».

Proteste anche dagli altri sindacati. Ma la questione finirà nelle aule parlamentari a seguito dell’interrogazione urgente presentata dalla senatrice del Pd, Tatjana Rojc, ai ministri dell’Istruzione e della Famiglia per sapere se non vi siano «palesi violazioni degli art. 2 e 3 della Costituzione» e quali iniziative intendano assumere «affinché sia assicurato a tutti i bambini il diritto allo studio e alla formazione, evitando un possibile trauma di una discriminazione precoce e, al contrario, offerta l’opportunità di una armoniosa e progressiva integrazione». Ieri il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga ha cercato di gettare acqua sul fuoco, invitando a comprendere che l’obiettivo «è non creare classi ghetto, in cui ci sono solo bambini stranieri», perché ciò significherebbe «fare l’opposto rispetto a quanto chi si riempie la bocca di integrazione vuole fare. Quando ci sono classi con il 90% di bambini stranieri non si fa integrazione».

A Monfalcone, 30 mila abitanti, il 22% della popolazione è straniera. «Siamo una città accogliente, altrimenti non potremmo essere la capitale mondiale della cantieristica – evidenzia monsignor Renzo Boscariol, decano di Monfalcone –. Quando entro in cantiere dovrei conoscere una ventina di lingue, per poter parlare con tutti. Ci sono dei problemi, ma l’integrazione è un obiettivo condiviso». Certo è che Matteo Salvini così ha commentato: «Bravo il sindaco, occorre rispettare un limite massimo di bimbi stranieri per classe»

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