sabato 17 novembre 2012
​Al via la Convention "Verso la Terza Repubblica, in vista delle prossime elezioni politiche che avranno, come lui stesso ha scritto, un'importanza "storica". Olivero (Acli): Monti rappresenta ancora una risorsa per il Paese. Le parole del ministro della Cooperazione.
INTERVISTA Riccardi: Monti non sarà una parentesi di Arturo Celletti
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In campo nel solco di Monti per ricostruire il Paese. "Verso la terza Repubblica" supera la prima prova. Grande partecipazione e palpabile entusiasmo, sabato sera, per la convention lanciata dai sottoscrittori del manifesto che vede fra i promotori Luca di Montezemolo, il ministro Andrea Riccardi e il presidente delle Acli Andrea Olivero.Per il presidente della Ferrari stavolta si può parlare, finalmente, di una vera e propria discesa in campo, «in vista di un voto importante come quello del ’48». In questi «20 anni perduti abbiamo provato vergogna di essere italiani», è il primo passaggio, durissimo, di Montezemolo. Che chiede di sostituire «alla retorica dei ristoranti pieni quella dei brevetti registrati». La ricetta che propone è un dimagrimento drastico del peso della tassazione, «l’unica patrimoniale è quella dello Stato». Un «movimento civico» quello che è nato ieri agli Studios di via Tiburtina che intende essere «centrale» per il formarsi di una legislatura «costituente». Un movimento, chiarisce Montezemolo che non pensa di fare da solo, ma neanche potrò accettare di entrare in uno «schieramento «eterogeneo e confuso» o una «riedizione di governi in cui i ministri scendevano in piazza contro i provvedimenti del loro stesso esecutivo». Non chiude la porta all’alleanza con partiti, «ma dobbiamo obbligarli a cambiare», parole d’ordine e anche facce. No alle «gogne» ma anche ai «gattopardismi» e «ai populismi distruttivi delle false promesse». Ma gli applausi dei tremila di via Tiburtina scattano più scroscianti e convinti quando si schiera nel modo più netto possibile «per» Mario Monti, elogiandone il «ruolo determinante», la «saggezza e l’equilibrio. Non gli chiediamo – chiarisce Montezemolo– di assumere oggi la leadership di questo movimento. Ma Monti può fare questo lavoro di ricostruzione, in Italia e in Europa meglio di chiunque». E, in attesa delle scelte del premier il movimento si dà una leadership plurale, collettiva, «non ho preteso alcun ruolo per impegnarmi», sgombra il campo, «se ci dividessimo per questo che cosa avremmo di diverso dai vecchi partiti?».Sarà un movimento in cui convivano «culture e storie diverse, la cultura cattolica e quella laica e riformista». Ed ecco Olivero prendere la parola subito dopo «con convinzione e trepidazione», a nome, rivendica, di «tante persone normali che però fanno cose speciali». Che hanno voglia di impegnarsi, «di tornare ad essere protagoniste». L’ endorsement del presidente delle Acli per Monti non è meno forte e convinto, «ma occorrerà una maggioranza autenticamente politica» e all’agenda dei tecnici bisognerà aggiungere un’«agenda sociale». Olivero mette in campo alcuni temi. Il primo, la famiglia «fondata sul matrimonio e aperta alla generatività». E al suo interno «la tutela e la promozione della vita a partire da quella più fragile e indifesa». Poi la «libertà di educazione». Parla dell’esperienza di Todi, chiamando Raffaele Bonanni seduto in prima fila, «premessa della mia presenza qui». E ribadisce l’agenda già presentata ad Orvieto, la riforma fiscale pro famiglia; una misura contro la povertà assoluta, un piano contro la povertà assoluta e per il sostegno al Terzo settore.Lorenzo Dellai, presidente della Provincia di Trento, evoca l’immagine del «capo cordata che al momento giusto saprà cosa fare», e non c’è bisogno di pronunciarne il nome, mentre Irene Tinagli si sofferma sulla ricetta economica per correggere «il welfare più penalizzante per la famiglia che ci sia in Europa». Conclusioni affidate ad Andrea Riccardi: «Dovevamo essere una parentesi come governo , in realtà , mi pare, siamo stati solo l’inizio».
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