sabato 11 novembre 2017
Tre anni di lavoro della Commissione Igiene e Sanità del Senato: ecco il rapporto. Nel'area presa in esame (90 Comuni) l’aumento della mortalità per tumori è la più alta del Mezzogiorno
Una protesta per l'inquinamento nella Terra dei fuochi (Ansa)

Una protesta per l'inquinamento nella Terra dei fuochi (Ansa)

Nella Terra dei fuochi ci si ammala e si muore di più. Ma troppe poche persone hanno aderito agli screening per accertare le patologie più gravi. Molto meno che nel resto d’Italia, dove già i dati sono insoddisfacenti. A lanciare l’allarme è la Commissione Igiene e Sanità del Senato, nella relazione finale dell’indagine conoscitiva sull’Inquinamento ambientale ed effetti sull’incidenza dei tumori, delle malformazioni fetoneonatali ed epigenetica.

Un documento di cui è relatore il senatore Lucio Romano, ben 159 pagine, frutto del lavoro di tre anni, per fare il punto sull’emergenza ambientale e sanitaria nel territorio campano tra le province di Napoli e Caserta, e in particolare nel quadrilatero tra il Litorale Domitio, l’Agro Aversano-Atellano, l’Agro Acerrano-Nolano e Vesuviano e la città di Napoli. Si tratta di novanta comuni dove «la popolazione è stata sottoposta nel corso degli anni all’effetto combinato di diversi fattori di inquinamento ambientale che, combinato agli stili di vita, hanno provocato un aumento della suscettibilità alle malattie cronico-degenerative».

In questo territorio, spiega Lucio Romano, «l’aumento della mortalità complessiva per cause riconducibili a tumori è nettamente più elevato rispetto a tutte la altre regioni del Mezzogiorno». Non sospetti ma «l’evidenzia scientifica dei riscontri ottenuti » che «conferma un trend allarmante».

Vediamo qualche numero. «In provincia di Caserta i deceduti per tumore nel triennio 2008/2010 sono stati 6.071: nei maschi 3.660 (60,3%) e nelle femmine 2.411 (39,7%), su un totale di 21.886 decessi per tutte le cause». In questo territorio il «tasso complessivo di mortalità oncologica » è superiore rispetto sia a quello nazionale che a quello del Sud Italia per quanto riguarda i maschi, mentre per le femmine è superiore rispetto al Sud Italia e inferiore rispetto al Nord.

«In provincia di Napoli – si legge ancora nella Relazione – il tasso complessivo di mortalità oncologica è più alto per tutti i tumori rilevati nell’area, sia rispetto al dato nazionale sia rispetto a quello del Sud. In particolare sulla mortalità pesano i maggiori tassi di incidenza dei tumori del polmone e del fegato, entrambi a cattiva prognosi».

Dati comunque parziali, perché, come detto, lo screening per alcune patologie non ha avuto molte adesioni. «L’efficacia del programma di screening – ricorda la Relazione – è tanto maggiore quanto più elevata è l’adesione all’invito. Il dato 2015 per l’Italia non è del tutto soddisfacente: complessivamente ha aderito soltanto il 43% degli invitati, con un gradiente geografico che vede un valore più elevato al Nord (53%) e risultati insoddisfacenti per i programmi al Centro (36%) e del Sud (25%)».

In Campania è andata anche peggio, perché «le adesioni agli screening, con i dati riferiti al 2016, sono state decisamente basse: mammella 16,04% ad eccezione dell’Asl Caserta con il 65,48%, cervice uterina 16,17%, colon-retto 7,7%. È necessario e urgente – è l’indicazione della Commissione – procedere ad una riformulazione del programma screening».

Dati sulla salute insufficienti a fronte di dati molto preoccupanti sull’inquinamento. «Le carte della distribuzione dei 'dati puntuali' e quelle della distribuzione dei 'dati interpolati' indicano che la presenza di metalli tossici nei suoli è elevata sia nelle aree urbane che in quella agricole del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano. Elementi come arsenico, berillio, cadmio, rame, tallio, vanadio e zinco raggiungono, in vari siti indagati, valori molto al di sopra dei limiti d’intervento stabiliti dal D. Lgs. 152/2006».

Così, ad esempio, per l’arsenico «circa il 10% dei campioni analizzati supera la soglia limite per i siti a uso residenziale/ricreativo e in due siti viene addirittura superata la soglia limite imposta per i siti a uso commerciale/ industriale». Oppure per il rame nell’area Nolana «si raggiungono concentrazioni 5 volte superiori alla concentrazione soglia di contaminazione per uso residenziale/ ricreativi». Dati sicuramente allarmanti, ma ancora parziali. E qui la Relazione denuncia «la tardiva sensibilizzazione a realizzare interventi finalizzati a una rigorosa valutazione di criticità ambientali riconosciute». Quello che il documento della Commissione Sanità ora prova a fare.

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