mercoledì 21 giugno 2017
Il vescovo di Acerra Antonio Di Donna presenta oggi un dossier sulla questione ambientale: la politica non ha mantenuto le promesse, la gente si ammala di tumore
Mauro Pagnano

Mauro Pagnano

«A quasi due anni di distanza, pur riconoscendo gli sforzi, dobbiamo purtroppo constatare che si procede molto lentamente e, mentre le risposte tardano a venire, tra la gente ci si continua ad ammalare e morire». È la forte denuncia sul dramma della Terra dei fuochi del vescovo di Acerra Antonio Di Donna nel documento che sarà illustrato oggi, nella città che ospita l’unico termovalorizzatore della Campania, in occasione del IV Incontro annuale sulla Questione ambientale.

Appuntamento importante, al quale interverrà monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione per i problemi sociali, il lavoro e la salvaguardia del Creato della Conferenza episcopale italiana. Un incontro, scrive Di Donna, per «mantenere alta la vigilanza sulla questione ambientale nei nostri territori, per verificare i passi fatti (pochi) negli ultimi 12 mesi, e quelli da fare (tanti) in futuro; e soprattutto ricordare i tanti nostri cari, molti in giovanissima età, morti di tumore in questo anno».

Il riferimento del vescovo è all’incontro che si tenne sempre ad Acerra nel 2015, con la partecipazione dei vescovi della Campania e dei rappresentanti delle istituzioni, in particolare il presidente della Regione, Vincenzo De Luca. E in quell’occasione, ricorda Di Donna, proprio questi ultimi «si impegnarono pubblicamente» su alcuni importanti punti: «Assumere la questione ambientale come prioritaria; la ricostituzione in poche settimane del registro dei tumori; l’avvio delle bonifiche; e infine il monitoraggio delle polveri sottili e della qualità dell’aria con la partecipazione dei cittadini al massimo livello sul confronti dei dati». Punti sui quali il vescovo denuncia non solo i gravi ritardi ma anche che «il dialogo tra cittadini e istituzioni e la partecipazione di associazioni e comitati... sono stati completamente disattesi».

Ora, è l’invito di Di Donna, «quel dialogo noi chiediamo che venga avviato, mentre continuiamo l’impegno nelle nostre comunità parrocchiali... senza la pretesa di definire le questioni scientifiche né di sostituirsi alla politica, ma con l’invito ad un dibattito onesto e trasparente ». Proprio per questo annuncia l’istituzione di «una Consulta diocesana affinché l’educazione alla salvaguardia del Creato entri nei cammini di educazione alla fede fin dall’infanzia». Il vescovo denuncia poi «il balletto dei dati». «Siamo ancora lontani – accusa – da una Operazione Verità capace di ridare speranza e fiducia alle persone, soprattutto a quelle provate per la malattia o la morte di un figlio, un marito, un genitore».

E allora «basta con il 'negazionismo'». A chi replica dicendo che i dati sono 'a norma' risponde con forza: «Anche un solo bambino morto di cancro è fuori dalla norma». Insomma, taglia corto il vescovo, «morti e malattie non sono 'gossip'». E «Dio non voglia che si continui a fare 'negazionismo' solo per quieto vivere! ». Così di fronte al «balletto di cifre» che «mostra un conflitto nel mondo scientifico» dove «spesso una parte del mondo dei medici è alleata coi poteri forti piuttosto che con la gente», si auspica «un’unica cabina di regia che accordi le posizioni». Acerra ospita «il più grande inceneritore d’Europa», che però «rischia sempre più di diventare il grande 'assente' nei dibattiti... Non appare mai tra le possibili fonti di inquinamento». E mentre «l’impianto brucia sempre di più», si conferma «il fallimento totale di uno pseudo-piano di smaltimento rifiuti». Così «questa città continua a pagare per tutti».

È «uno scarto su cui poter infierire senza nessun ostacolo». Ci sono poi i ritardi delle bonifiche: «È tempo di accelerare». E la necessità del rilancio dell’agricoltura anche come «deterrente per impedire l’inquinamento dei nostri terreni... Blindiamoli, mettiamoli in cassaforte e non permettiamo che nemmeno un centimetro sia usato per altre finalità». Il vescovo conclude con la convinzione che «dal dramma ambientale si esce solo tutti insieme, sulla base di un dialogo tra cittadini responsabili e istituzioni trasparenti e orientate al bene comune ». Ma «è necessario organizzare la voglia di riscatto, il risveglio della coscienza civile». E «guai a quelli che si riempiono la bocca delle lodi di Dio e poi elevano al cielo fumi e veleni con roghi tossici; guai a quelli che campano con l’estorsione impedendo lo sviluppo autentico di questa città».

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