giovedì 7 marzo 2019
Nulla di fatto a Palazzo Chigi: Lega e 5 Stelle non trovano accordo sui bandi per la Tav e in serata Salvini e Di Maio si attaccano a vicenda sparando ad alzo zero.
Il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi dedicata alla Tav (Ansa)

Il premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi dedicata alla Tav (Ansa)

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L'Alta velocità manda in fibrillazione la politica italiana ma non solo. Dopo il lungo incontro tecnico - politico nella notte, senza decisioni, il premier Conte ha deciso di fare il punto sulla Tav in una conferenza stampa a Palazzo Chigi alle 17.30.

Conte: le ragioni del no alla Tav

"Il dossier Tav sta occupando l'attenzione dei cittadini italiani. Vorrei ricordare a tutti i cittadini che non esiste alcuna mia considerazione prima di assumersi responsabilità di governo favorevole o contraria alla

Tav. Ho dichiarato da subito di voler affrontare la questione senza atteggiamento pregiudiziale, essendo guidato da tutela cittadini". Ha esordito il primo ministro all'incontro con i giornalisti, ricordando che però "Il contratto di governo parla di ridiscussione integrale del progetto. Siamo qui e ci affatichiamo tanto per ragionare di questo. Stiamo dando attuazione al contratto di governo, ci siamo impegnati in un'opera e una discussione prima tecnica e ovviamente politica di ridiscussione integrale dell'opera".

Entrando nel merito del vertice notturno Conte ha affermato: "Dopo gli esperti ieri siamo rimasti i politici attorno al tavolo: alla fine il decisore politico di fronte a un elaborato tecnico si assume la responsabilità della decisione politica". Aggiungendo: "Io stesso ho manifesto al tavolo, non muovendo da nessun pregiudizio ideologico o fattore emotivo, ho espresso forti dubbi e perplessità sulla convenienza della Tav e lo ribadisco. Non sono affatto convinto che questo sia un progetto infrastrutturale di cui l'Italia ha bisogno".

"Al tavolo - ha osservato il premier - dei decisori politici ieri fino a notte fonda si sono confrontati anche diversi orientamenti politici che restano tuttora contrapposti. Da una parte la Lega favorevole, dall'altra il Movimento che ha contrarietà. Le due forze legittimamente raccogliendo anche istanze del territorio hanno queste posizioni".

In merito all'analisi costi-benefici "Abbiamo operato una sorta di stress test che è durato molte ore e se nei giorni scorsi io stesso avevo dubitato della fondatezza dell'elaborato, ieri dopo lo stress test durato molte ore mi sono convinto che l'elaborato con dovizia di particolari ci consegna una plausibile e fondata analisi", ha sottolineato Conte.

Poi Conte è passato a esprimere i punti che spingono a dire di no alla Tav.

"In linea di massima ci sono ragioni che spingono a favore dell'opera: la riduzione del traffico stradale, l'impatto ambientale, la limitazione dell'inquinamento acustico. Però ci sono elementi negativi che superano quelli positivi: i flussi del trasporto sarebbero inferiori rispetto ai precedenti calcoli. E questo dato fa pendere l'ago verso il no all'opera".

"Dobbiamo considerare che l'opera dovrebbe terminare nel 2030 ma chi si occupa di queste cose sa che quella data è una chimera. E anche a non voler considerare la lievitazione dei costi noi ci ritroveremmo comunque in una fase temporale in cui il sistema dei trasporti si sarà evoluto e c'è il rischio che l'opera si riveli poco funzionale rispetto al sistema dei trasporti con cui avremo a che fare".

"Il cambio modale, espressione tecnica che indica l'incentivo che l'opera può dare a cambiare modalità di trasporto, - ha continuato - risulta nel complesso modesto perché è evidente che possiamo realizzare un bel tratto infrastrutturale fantastico e possiamo anche realizzare importanti tratti ferroviari ma resta il fatto che l'imprenditore deve portare le merci alla stazione di partenza con un tir e poi andare con un altro camion alla stazione di arrivo. Il cambio modale è modesto, perché chi inizia in una modalità di trasporto vuole finire con quella. Senza evocare altri scenari in cui i tir e i camion avranno la guida automatica".

In quanto alla possibile ridiscussione del progetto Conte ha sostenuto: "A noi sembra che non si perda credibilità se si portano sul tavolo argomenti che ci spingono a interrogarci sull'attuale convenienza di un'opera concepita dieci anni fa. Condivideremo le nostre ragioni con gli altri partner", Francia e Unione europea. Insomma "l'unica strada da seguire, alla luce di ciò che emerso, alla luce dei forti dubbi emersi, e me ne assumo la responsabilità, è procedere ad un'interlocuzione con i partner di questo progetto, Francia e Ue, per condividere questi dubbi e le perplessità".

Per Conte c'è poi la questione del criterio di finanziamento: "Quest'opera è finanziata in buona parte dall'Italia, in misura più modesta dalla Francia e poi dalla Ue. Il fatto che ci sia iniqua ripartizione oneri è stata giustificata dal fatto che la nostra tratta è più contenuta. Ma al momento non risultano opere nazionali francesi. È chiaro che allo stato il criterio di ripartizione finanziamenti non appare equo, ma va approfondito".

In quanto ai bandi che sono in attesa e per i quali il tempo stringe il premier ha sostenuto: "Stiamo sviscerando il tema bandi dal punto di vista legale: abbiamo due sensibilità differenti. Ieri non abbiamo litigato. È un proficuo confronto a favore dell'interesse dei cittadini". Ammettendo: "Siamo in uno stallo anche sui bandi, scioglieremo la riserva entro lunedì" dateci tempo".

In quanto a una possibile crisi di governo Conte si è detto ottimista: "Continuo a pensare che non ci siano rischi per il governo. Lo assumo come atto di responsabilità dei miei compagni di viaggio. Escludo
assolutamente
che possa nascere da questo confronto schietto, serrato, una crisi di governo. Sarebbe assurdo. Lo escludo".

Ma è scontro tra Salvini e Di Maio

Ma intanto è scontro tra Salvini e Di Maio che in serata non esitano a spararsi ad alzo zero. "Se i 5S con il no al Tav vanno fino in fondo, ci vado anche io", attacca il leader della Lega a "Dritto e rovescio" su Rete4, rispondendo alla domanda se si aprirà o meno la crisi di governo. "Se qualcuno mi dice che non servono i treni, non serve aiutare gli imprenditori, gli agricoltori e i pendolari e va fino in fondo - ha sottolineato -
anche io vado fino in fondo perché l'Italia non può rimanere scollegata dal resto d'Europa". "Io spero - ha aggiunto il vicepremier e ministro - che la squadra vada avanti. Però l'Italia ha bisogno di sviluppo, lavoro, futuro, crescita". E dunque "se qualcuno mi spiega che tornare indietro ci rende felici..., e no, io non ho mai visto nessuno che tornando indietro è più felice".

"Abbiamo solo chiesto la sospensione dei bandi per un'opera vecchia di 20 anni, lo abbiamo chiesto
perché previsto dal contratto - replica duro Luigi Di Maio -. E cosa fa Salvini? Oltre a forzare una violazione del contratto minaccia pure di far cadere il governo? Se ne assuma le responsabilità di fronte a milioni
di italiani. Io questo lo considero un comportamento irresponsabile, proprio mentre siamo in chiusura su due misure fondamentali come reddito e quota 100".


La giornata dopo il vertice

Il più soddisfatto appare Di Maio, leader dei 5 Stelle e vicepremier, secondo il quale i tecnici danno ragione al movimento: l'opera non è strategica. E stasera alle 19 è stata convocata la riunione dei gruppi parlamentari di Camera e Senato del M5s per esaminare il dossier Tav allo stato dei fatti.

Mentre Salvini, vicepremier e leader della Lega, sembra prendere tempo, pur confermando che la linea si deva fare. L'opposizione invece attacca. Sia per il Pd e che il centrodestra il bocco comporterà un danno notevole alla nostra economia.

Ma intanto sale anche la protesta del mondo delle imprese. "Siamo pronti alla mobilitazione se i bandi per la Tav non saranno bloccati". È la minaccia dei rappresentanti delle imprese, del lavoro, della cooperazione e delle professioni di Torino e del Piemonte. "La mobilitazione coinvolgerà tutte le componenti - imprese manifatturiere e dei servizi, trasporto, commercio, edili, agricole, e i lavoratori - sulla base delle possibilità di ogni associazione e categoria produttiva. Le iniziative verranno rese note in dettaglio in relazione alle scelte del governo", spiegano.

Batte un colpo anche la Francia che in questi giorni di dibattito romano era rimasta in rispettoso silenzio. La ministra dei Trasporti Elisabeth Borne parlando della Tav Torino-Lione in un'intervista su CNews, ha ricordato che l'Europa "finanzia il 40%, ma si è detta pronta a salire al 50% per questo progetto, considerato molto importante".

Borne ha poi ricordato che la Francia ha "firmato un trattato con l'Italia che prevede la realizzazione di questo tunnel: spero che gli italiani ci diranno domani che realizzeranno il tunnel insieme a noi. Confido che gli italiani confermino il loro impegno"

Tutti e tre i governatori di Piemonte (Chiamparino), Lombardia (Fontana) e Veneto (Zaia) sono schierati a favore della linea ad alta velocità, pur essendo posizionati su fronti politici opposti, Pd il primo e Lega gli altri due. Dopo le dure prese di posizioni pro Tav di Chiamparino negli ultimi giorni, in una nota congiunta Fontana e Zaia affermano: "Tav e infrastrutture veloci, sicure e moderne servono non solo alle imprese, ma a tutta Italia. Giusto approfondire i costi reali e chiedere di più a Francia ed Europa, ma impensabile bloccare i bandi".

La notte a Palazzo Chigi

Nella notte c’è stato a Palazzo Chigi, la sede del governo, un incontro di cinque ore sulla Tav, la linea ad alta velocità tra Torino e Lione, parte di una più ampia linea ferroviaria europea. Al termine dell’incontro, alle due di notte circa, non c’è stato nessun comunicato ufficiale sul suo esito: la nota per la stampa è arrivata soltanto nella tarda mattinata. L’incontro è stato diviso in due parti – una più tecnica e una più politica – e i giornali scrivono che “secondo le prime indiscrezioni” non si è arrivati a nessuna decisione condivisa sulla Tav, una dei temi su cui Lega e Movimento 5 Stelle sono in disaccordo.


Non è stata presa alcuna decisione: se non quella riportata da alcuni giornali e confermata nel comunicato poi arrivato a tarda mattinata di chiedere un bilaterale alla Francia sui criteri di finanziamento dell’opera. Stallo anche sui bandi, sui quali sarebbero ancora in corso valutazioni giuridiche. La Commissione europea, come già emerso mercoledì, sarebbe intanto pronta a inviare una nuova lettera all'Italia per ricordare che il “no” all'opera comporterebbe la violazione di due regolamenti Ue e la perdita di circa 800 milioni.

CHI HA PARTECIPATO AL VERTICE A PALAZZO CHIGI
Al tavolo sono rimasti fino all'ultimo il premier Giuseppe Conte, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro Danilo Toninelli e i sottosegretari. Salvini, prima di entrare a Palazzo Chigi, aveva promesso che nonostante le divisioni tra Lega (favorevole alla Tav) e M5s (contraria all’infrastruttura) dal vertice sarebbe venuta fuori una decisione.

Al termine Di Maio e Salvini sono andati via scuri in volto, con lo spettro dell’ennesima crisi di governo sullo sfondo. In silenzio Giuseppe Conte, che ha promesso una decisione entro venerdì 8 marzo.

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