martedì 5 settembre 2017
Riforma penale e giudice in pensione: processo rinviato senza data
Giudice in pensione a rischio il processo per il Rapido 904
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Era una sera di quasi Natale quando una bomba esplose sul treno Napoli-Milano in una galleria all’altezza di Vernio (in provincia di Prato) falciando 16 vite, ferendo 267 persone, segnandone tante altre per sempre, macchiando ancora una volta la storia della Repubblica Italiana: correva l’anno 1984. E ieri l’intreccio tra una norma della riforma della procedura penale e il pensionamento per raggiunti limiti di età del presidente della Corte d’assise d’appello di Firenze ha fatto slittare a data da destinarsi il processo a Totò Riina, il capo dei capi di Cosa nostra, accusato di essere il mandante di quella carneficina.

Come esecutori della strage, dopo un 'ottovolante' giudiziario durato tre anni (dal 1989 al 1992) furono condannati all’ergastolo i mafiosi Pippo Calò e Guido Cercola, quest’ultimo morto suicida nel carcere di Sulmona nel 2005. Ma per ora, a ben 33 anni dai fatti, la giustizia deve fermarsi qui. La brutta sorpresa per i familiari delle vittime è arrivata ieri mattina, alla ripresa delle udienze dopo la pausa estiva: pensavano che la sentenza fosse ormai alle viste, ma il presidente Salvatore Giardina ha comunicato alle parti che il processo è stato rinviato a data da destinarsi.

La riforma approvata nel giugno scorso ed entrata in vigore appena un mese fa (il 3 agosto) stabilisce infatti che in caso di appello presentato dal pubblico ministero contro una sentenza di proscioglimento (il processo di primo grado si concluse nel 2015 con l’assoluzione di Riina) si debba riaprire l’istruttoria. In sostanza, dovranno essere riascoltati tutti i testimoni e i consulenti già sentiti in primo grado, oltre ai sei boss mafiosi (Giovanni Brusca, Franco Paolo Anselmo, Baldassarre Di Maggio, Calogero Ganci, Giuseppe Marchese e Leonardo Messina) che avrebbero dovuto deporre proprio a partire da ieri mattina.

Ma, semplicemente, l’attuale collegio giudicante non ha il tempo per fare tutto questo lavoro (che comunque andrà fatto), proprio perché il mese prossimo il presidente Giardina andrà in pensione. Per ricominciare, insomma, bisognerà attendere la nomina di un nuovo giudice. Da qui lo slittamento sine die. Il ministero della Giustizia ha subito precisato che «la necessità di rinnovare il dibattimento in caso di appello del pm contro una sentenza fondata su prove testimoniali discende da una consolidata giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo» già recepita dalla nostra Cassazione prima della riforma. Perciò, «non vi è stato alcun imprevedibile rallentamento del processo a seguito dell’entrata in vigore della recente riforma». Indubbiamente, tuttavia, qualcosa non è andato per il verso giusto, tanto che lo stesso ministro guardasigilli Andrea Orlando ha fatto sapere di aver chiesto «una dettagliata relazione sul rinvio del procedimento».

Per Rosaria Manzo, presidente dell’'Associazione strage treno 904' «è una doccia fredda. Ci hanno detto: avete aspettato tanto, un mese più o un mese in meno che vi cambia...». Allarga le braccia, amareggiato, anche l’avvocato Danilo Ammanato, legale di parte civile: «Dal punto di vista delle famiglie c’è grande sconforto, ma si tratta di una legge dello Stato, c’è poco da fare».

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