lunedì 15 febbraio 2021
Le piste da sci resteranno chiuse almeno fino al 5 marzo. I ministri Giorgetti e Garavaglia, che oggi incontreranno gli operatori del settore, chiedono indennizzi adeguati per la montagna
 Da Speranza nuovo stop allo sci. Protestano le Regioni e la Lega

Ansa

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Per il governo Draghi si apre una settimana di scelte decisive sulle strategie anti-pandemia e il Recovery fund. In attesa del voto di fiducia di mercoledì, il ministro Speranza ha già deciso domenica sera di non far riaprire oggi le piste di sci, ma gli esperti sollecitano una riconsiderazione generale delle misure di fronte all'aggressività delle varianti del virus.
In agenda anche il destino del commissario per l'emergenza Arcuri. C'è poi da riscrivere il decreto ristori considerando le perdite della montagna, e da nominare i sottosegretari. Infine il dossier Recovery, che sarà uno dei pilastri del discorso di Draghi alle Camere, con piano vaccini e scuola. Il ministro Orlando è al lavoro su ammortizzatori sociali e occupazione.

L'inizio della stagione sciistica è slittato ancora, stavolta al 5 marzo, provocando l'ira delle Regioni, degli operatori del settore e della Lega. L'ennesimo stop al turismo invernale, a poche ore dalla programmata riattivazione degli impianti, rischia di diventare la prima grana del governo Draghi. E all'orizzonte delle future misure anti-Covid, su cui pesa l'incognita delle varianti del virus, emerge anche il parere del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, per il quale è "urgente cambiare subito la strategia di contrasto al SarsCov2 - come scritto su Avvenire domenica 14 febbraio - : è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata. Ne parlerò col ministro Speranza questa settimana", annuncia. La strategia sostenuta da Ricciardi - già su Avvenire di domenica 14 febbraio - prevede, parallelamente al lockdown più rigido, anche il rafforzamento del tracciamento e della campagna vaccinale.

Parole, quelle di Ricciardi che, assieme all'ordinanza firmata in serata dal ministro della Salute che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo (data di scadenza dell'ultimo Dpcm), hanno scatenato la reazione del Carroccio, deciso a chiedere "un cambio di squadra a livello tecnico, aldilà di Speranza", al dicastero della Salute. "Non si può - dicono i capigruppo leghisti, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari - continuare con il 'metodo Conte', annuncio la domenica e chiusura il lunedì, ad opera del trio Ricciardi-Arcuri-Speranza. Serve un cambio di passo e rispetto per la gente di montagna e per chi lavora, oltre a rimborsi veri e immediati".

A insorgere sono anche i gestori degli impianti, insieme ai maestri di sci e a tutti gli operatori della montagna, che parlano di "stagione ormai saltata nonostante quanto investito per l'apertura" e chiedono ristori.
La scintilla dello scontro è scattata dopo una giornata di appelli alla prudenza arrivati innanzitutto dal Comitato tecnico scientifico che ha risposto alla richiesta di Speranza di "rivalutare la sussistenza dei presupposti per la riapertura" dello sci. Nel fornire il suo parere - e "rimandando al decisore politico la valutazione relativa all'adozione di eventuali misure più rigorose" - il Cts aveva spiegato che alla luce delle "mutate condizioni epidemiologiche" dovute "alla diffusa circolazione delle varianti virali" del virus, "allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni" per la riapertura. Una linea condivisa dallo stesso Ricciardi, a cui poi ha replicato il segretario della Lega: "Prima di terrorizzare gli italiani, fai il favore di parlarne con il presidente del Consiglio", ha detto Salvini rivolgendosi al consulente del ministero della Salute. La cui linea, però, viene recepita in serata dall'ordinanza Speranza. La chiusura degli impianti non è quello che Lega e i governatori si aspettavano, ma il colpo viene incassato con l'assicurazione che la montagna verrà risarcita: il provvedimento, infatti, impegna "a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori". Gli stessi ministri leghisti Giorgetti e Garavaglia sono intervenuti per ribadire il concetto e alzare la posta: "non è detto nemmeno che bastino i 4,5 miliardi richiesti quando la stagione non era ancora compromessa, probabilmente ne serviranno di più", hanno sottolineato.
"Allibiti" i governatori, in particolare per il metodo e la tempistica dell'annuncio di chiusura. "Il virus è diventato più pericoloso con le varianti. È così in tutta Europa e lo è anche in Italia. Voglio essere chiaro, nessuno di noi vuole altre crisi, ma le decisioni devono essere prese coi tempi dovuti e non pochi minuti prima", ha affermato Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza Stato-Regionicommentando la decisione, arrivata ieri sera intorno alle 20, di non riaprire gli impianti sciistici fino al 5 marzo.
E il valdostano, Erik Lavevaz, aggiunge: "Una chiusura comunicata alle 19 della vigilia dell'apertura, prevista da settimane, dopo mesi di lavoro su protocolli, assunzioni, preparazione delle società, è sinceramente inconcepibile". Per il governatore lombardo, Attilio Fontana, "è un colpo gravissimo al settore" e per il friulano Massimiliano Fedriga "l'indecisione del Cts penalizza imprese e lavoratori".
Anche per il veneto Zaia "la decisione arriva troppo tardi". Il presidente della Liguria - dove alcuni ristoranti sono rimasti aperti in occasione di San Valentino nonostante l'entrata in vigore dell'ordinanza sulla fascia arancione - ha aggiunto: "La gente non può scoprire domenica sera che cosa potrà fare lunedì mattina, non è possibile che tutte le volte che l'Italia prende una decisione la revoca a 24 ore di distanza". Stessi toni dal Coordinatore della Commissione Turismo della Conferenza delle Regioni, Daniele D'Amario, che ha commentato: "è una mazzata".
Ora, con l'ultimo dpcm in scadenza proprio il 5 marzo, la partita si giocherà proprio sulla linea da adottare in merito alle nuove misure anti-Covid, forse anche prima di quella data.
Da un lato c'è la linea del consulente alla Salute, Ricciardi, per il quale è "necessario adottare una drastica strategia no-Covid come hanno fatto i Paesi dell'Asia o Germania e Stati Uniti", attuando "un lockdown totale immediato ma di durata limitata", magari aspettando di poter imprimere la giusta spinta alla campagna vaccinale. Dall'altro chi annuncia un cambio di passo in direzione opposta, a partire da una nuova squadra invocata da una parte consistente della stessa maggioranza di Governo.

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