venerdì 12 ottobre 2018
La guardia di finanza ha sequestrato l'impianto di stoccaggio perché la società "effettuava una gestione di rifiuti al di fuori dei limiti"
Stoccati più rifiuti del consentito: sequestrato impianto nel Casertano

Stoccati più rifiuti del consentito: sequestrato impianto nel Casertano

Il sindaco di Marcianise aveva proprio ragione. Oggi è stato sequestrato l'impianto di stoccaggio e recupero rifiuti della società Lea, nell'area Asi della città casertana. Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere, "effettuava una gestione di rifiuti al di fuori dei limiti stabiliti dalla Regione Campania e causando gravi danni all'ambiente circostante".

L'impianto sottoposto a sequestro, eseguito dai militari della Guardia di Finanza di Marcianise e da personale dell’Arpac di Caserta, è proprio quello contro il quale il primo cittadino, Antonello Veraldi, aveva messo in campo un'originale protesta. Alla fine di giugno, con sdraio e ombrellone, si era messo a presidiare, 24 ore su 24, l'ingresso dell'azienda per controllare i camion che venivano a scaricare.

Troppa puzza, troppe irregolarità. Così il sindaco, caporedattore centrale del Mattino, sotto scorta dopo gravi minacce, era riuscito a bloccare l'80% dei camion. Il 12 luglio, dopo ulteriori accertamenti dei vigili del fuoco e della Polizia municipale, aveva firmato un'ordinanza che stabiliva "la sospensione, con effetto immediato dell’attività e la conseguente chiusura al pubblico della ditta Lea". Ora l'iniziativa della Procura conferma le accuse di Velardi e la correttezza delle sue decisioni.

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Infatti il procuratore Maria Antonietta Troncone, fa riferimento proprio al sopralluogo effettuato nello scorso mese dì luglio dalla Polizia municipale che "aveva portato alla luce notevoli irregolarità nel management dell'impianto. All'interno erano stoccati rifiuti in quantità notevolmente superiori a quelle consentite e, ad aggravare ulteriormente la situazione, sono state individuate delle perdite di percolato, ovverosia il residuo dello smaltimento dei rifiuti umidi, che rischiavano di infiltrarsi all'interno del sottosuolo. Inoltre, ulteriori perdite di percolato sono state riscontrate durante alcuni trasporti da parte dei camion della società che sono stati intercettati e sequestrati". Esattamente quanto deciso dal sindaco.

Malgrado questo, aggiunge il procuratore, "la società non ha provveduto a eliminare le irregolarità riscontrate e a smaltire gli enormi cumuli di rifiuti presenti" e perciò la Procura "ha ottenuto il vincolo cautelare all'intero capannone, con conseguente blocco dell'attività".

L'accusa è smaltimento abusivo di rifiuti, e il sequestro, denuncia il magistrato, "si è reso necessario poiché la situazione attuale dell'impianto risulta essere di estremo pericolo atteso che il materiale accumulato all'interno del sito, non adeguatamente differenziato e smaltito, sarebbe potuto risultare altamente nocivo per l'atmosfera, per le falde acquifere e, di conseguenza, per la salute dei cittadini". Ovviamente molto soddisfatto il sindaco.

"Avevamo ragione ad intervenire. Il nostro non era allarmismo ma preoccupazione per la salute dei cittadini e il rispetto della legalità. Buona amministrazione è anche questo, anche usare una sdraio e un ombrellone. Ringrazio la magistratura per il suo intervento che conferma la nostra azione. Ma non ci fermiamo. La storia non finisce qui: ne vedremo ancora delle belle. Inquinatori e "furbi" si devono preoccupare".

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