mercoledì 31 agosto 2016
 «Stalle lesionate. Si dorme in auto vicino agli animali»

Pesante. Era un ragazzino, quando l’esondazione del Tanaro mise in ginocchio il Basso Piemonte; e con il Tanaro uscì dagli argini anche il Po, allagando i campi della famiglia Moncalvo a Settimo Torinese. «Ma un terremoto come quello di Amatrice è una cosa ben diversa dall’alluvione del 1994 o da quella del 2000» commenta il presidente della Coldiretti. Di ritorno dai paesi terremotati del Lazio, dell’Umbria e delle Marche, Roberto Moncalvo ripete un solo aggettivo: «Pesante, la situazione laggiù è davvero pesante». Poi, ripensando ai volti di chi ha perso tutto, soggiunge: «Sono stato soprattutto colpito dall’orgoglio e dalla dignità dei nostri allevatori, che non si arrendono e vogliono continuare a vivere e a lavorare vicini ai loro animali. La preoccupazione è per loro, che non hanno un tetto, perché la maggioranza delle stalle è inagibile. E arriva il maltempo...». 

La Coldiretti ha aperto un conto corrente denominato 'Coldiretti Pro Terremotati' (Iban: IT 74 N 05704 03200 000000127000) dove indirizzare la raccolta di fondi e ha chiesto al governo e alle banche di attivarsi per garantire liquidità alle aziende colpite dal sisma, perché «le vacche devono mangiare e bere tutti i giorni ed essere munte due volte al giorno, insomma l’attività non può essere interrotta, nonostante le calamità ». Nelle zone devastate dalle scosse opera un migliaio di aziende agricole e allevamenti: «Il 90% delle stalle di Amatrice ha subito danni gravi alle strutture, senza contare quelli subiti dalle abitazioni degli agricoltori» conferma. Si stima che nell’area terremotata siano allevate 2800 pecore e 3000 vacche che abbisognano di riparo e cure, foraggio e acqua potabile.

«Gli allevatori stanno rispondendo da par loro – commenta Moncalvo –: vivono in tenda o dormono in auto davanti a casa e non si trasferiscono in tendopoli, per non abbandonare gli animali, che debbono essere accuditi». Ma anche per evitare i furti di bestiame: l’abigeato è un’insidia reale. Coldiretti ha attivato una unità di crisi che ha consegnato quintali di prodotti alla popolazione ed è impegnata ad aiutare le aziende colpite in collaborazione con l’Associazione Italiana Allevatori (Aia) e i Consorzi Agrari d’Italia (Cai).

«Abbiamo mobilitato anche Creditagri, il nostro consorzio fidi, ma non basta – dice Moncalvo – perché è essenziale una moratoria dei debiti da parte degli istituti di credito, la sospensione delle bollette e dei tributi nonché l’anticipo dei contributi Pac entro il 15 settembre. Bisogna procedere celermente all’accertamento dei danni e ricostruire in fretta. L’unica alternativa all’agricoltura e all’allevamento in quelle zone è l’abbandono, ma non vogliamo e non possiamo permetterlo!». Moncalvo insiste su questo concetto: «La prima preoccupazione della Protezione civile e del Governo debbono essere le scuole e i servizi che evitano lo spopolamento del territorio, ma non si dimentichi che per mantenere la popolazione su un territorio a spiccata vocazione rurale si deve consentire a chi fa impresa agricola di poter continuare a lavorare».

Infine sottolinea il nodo della raccolta del latte: «Al momento – precisa – stiamo collaborando con la coop Grifo Latte, un gruppo fortemente impegnato nella raccolta e trasformazione di questa materia prima negli allevamenti in difficoltà, dove vanno garantiti mangimi, acqua, energia, impianti di refrigerazione e soprattutto un riparo agli animali salvati dal crollo delle stalle».

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