mercoledì 15 gennaio 2020
I comuni del Belìce chiedono al governo le risorse che ancora mancano per completare la ricostruzione. E si teme per il degrado delle opere d’arte del “Grande Cretto”
Gibellina distrutta dal terremoto del gennaio 2018

Gibellina distrutta dal terremoto del gennaio 2018 - Archivio Ansa

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Opere d’arte da salvare e paesi ancora da ricostruire. Ma mancano i fondi. Le opere sono sparse ovunque nella Valle del Belìce e portano le firme di Carla Accardi, Ludovico Quaroni, Paolo Schiavocampo, Ettore Colla, Arnaldo Pomodoro, Pietro Consagra: l’ex sindaco di Gibellina, e poi senatore, Ludovico Corrao, li chiamò a raccolta nella sua città distrutta dal terremoto e da ricostruire. La forza dirompente dell’arte ha dato voce alla Valle che, a distanza di 52 anni, chiede ora con forza al governo che la ricostruzione venga completata.

All’appello mancano circa 200 milioni per l’edilizia privata e 150 per le opere pubbliche da completare in 21 comuni tra le province di Trapani, Palermo e Agrigento. E a Gibellina i soldi mancano per restaurare le opere d’arte contemporanea a rischio degrado.

Ecco perché il sindaco Salvatore Sutera e l’assessore Tanino Bonifacio hanno rivolto l’appello “Salviamo la bellezza di Gibellina” al ministro per i beni culturali Dario Franceschini, nell’anno in cui ricorre anche il centenario del maestro Pietro Consagra, sepolto proprio qui. Il sisma del 1968 nella Valle del Belìce – di cui oggi ricorre il 52° anniversario – distrusse interi paesi, con 231 vittime accertate.

Gibellina fu rasa al suolo, nulla è rimasto del vecchio centro dove oggi c’è il Grande Cretto di Alberto Burri, l’opera di land-art che, tra gli anni ’70 e ’80, l’artista di Città di Castello ideò e fece realizzare come un immenso sudario. La nuova Gibellina è risorta 20 chilometri più ad ovest, nella piana di Salinella, vicino l’autostrada per Palermo che si stava costruendo. Le polemiche degli sfollati che volevano il paese ricostruito laddove c’erano le macerie, non fermarono la volontà di Corrao, sindaco in quegli anni e poi protagonista della ricostruzione. «Se da un lato Ludovico si batteva per ridare una casa ai sopravvissuti, dall’altro iniziò un’opera culturale senza precedenti» racconta ora Giulio Ippolito, per mezzo secolo a fianco dell’ex senatore e vice presidente della “Fondazione Orestiadi”.

Ludovico Corrao, ex parlamentare del Pci morto nel 2011, davanti alla 'Montagna di sale' di Mimmo Paladino

Ludovico Corrao, ex parlamentare del Pci morto nel 2011, davanti alla "Montagna di sale" di Mimmo Paladino - Archivio Ansa

La città è rinata nel segno di un’utopia, diventando palcoscenico di una serie di interventi urbani rivoluzionari. Una città-esperimento che vide insieme artisti, architetti, artigiani del paese e cittadini, tutti protagonisti nel disegnare il volto del nuovo paese, col sostegno di intellettuali come Sciascia, Guttuso, Zavoli, Dolci. Furono gli anni della rinascita durante i quali nacque la “nuova” Gibellina sotto gli occhi degli abitanti in case distanti le une dall’altre da ampie strade, modificando così anche le relazioni sociali, che nel vecchio centro erano costruite tra cortili e vicinato. Nel nuovo paese, però, l’arte contemporanea portò una ventata di novità, tra gli increduli, i pessimisti e coloro che, col sindaco Corrao, avevano, invece, una visione diversa, forse utopistica.


La prima scossa, di magnitudo 6.4, fu avvertita nella Valle del Belìce (Sicilia Occidentale) alle 13.28 del 14 gennaio 1968. Altre scosse si susseguirono nel corso della giornata. Tra i centri distrutti, Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Salemi, Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa.


Quello che oggi è Gibellina è un museo en plein air conosciuto nel mondo. «La nostra città è stata eletta a luogo altamente simbolico proprio dal maestro» dice l’assessore Bonifacio. C’è il “Meeting”, massimo esempio in tutto il mondo di architettura della “Città frontale”, “La città di Tebe”, composta da sedici grandi sculture (scenografia per l’opera teatrale Edipo re), le “Porte del cimitero monumentale”, il “Teatro”, progettato nel 1972 ma mai ultimato e, a tutt’oggi, cantiere aperto.


Le vittime accertate sono state 231 e i feriti oltre 1.000. In 90mila persero la casa
I fondi che mancano per completare la ricostruzione dell'edilizia privata sono 200 milioni, per le opere pubbliche 150

Ma l’appello è anche rivolto per le opere di Paolo Schiavocampo ( Doppia spirale del 1987) ed Ettore Colla ( Ellittica e Meridiana del 1987), alcune delle quali già attaccate dalla ruggine. Il Comune chiede ora aiuto al ministero. «Il restauro delle opere del maestro Pietro Consagra comporta un importante investimento economico – spiegano Bonifacio e Sutera – che il Comune non può sostenere». Gibellina è davvero un “caso” italiano, «perché la nostra città è una realtà identitaria di arte contemporanea unica al mondo – spiega l’assessore Bonifacio – apprezzata sul piano internazionale ma, purtroppo, dimenticata dalle istituzioni».

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