martedì 26 dicembre 2017
«Io sono straniero. Non ho mamma, né papà». Dal Gambia, a piedi ha attraversato il Senegal, il Mali, il Burkina Faso, la Nigeria, la Libia e infine il Mediterraneo

La sua voce è affilata senza che lo voglia. «Io sono straniero. Non ho mamma, né papà. Due anni fa sono arrivato su un barcone, eravamo centotrentacinque, a Lampedusa».

Ha quindici anni compiuti da tre mesi. È del Gambia. È partito a piedi, ha attraversato il Senegal, il Mali, il Burkina Fasu, la Nigeria, la Libia e infine il Mediterraneo. È stato per un periodo a Palermo, poi l’hanno portato in un paesino del salernitano e sette mesi fa è arrivato nella cittadina dov'è ospitato in uno Sprar che è una casa famiglia.

«Vado a scuola tutte le mattine, studio. La mia scuola è l’alberghiero, vado in una scuola importante. Mi piace studiare e stare in questa casa». Si tormenta le mani, guarda fuori. «Non hai nessun sogno?», «No, no», risponde. «Possibile? Come vedi il tuo domani?». Scuote appena la testa e fa: «Non lo so, non lo so ancora».

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