martedì 4 giugno 2013
​L'ex premier ascoltò, a fine dicembre 2005, la telefonata tra gli allora leader dei Ds Piero Fassino e il presidente di Unipol Giovanni Consorte, che era di "peculiare interesse in quel periodo pre-elettorale". Questo un passaggio delle motivazioni alla sentenza.
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Silvio Berlusconi ascoltò, a fine dicembre 2005, la telefonata tra gli allora leader dei Ds Piero Fassino e presidente di Unipol Giovanni Consorte, che era di "peculiare interesse in quel periodo pre-elettorale, tenuto conto della portata politica di quella conversazione".È quanto scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 7 marzo hanno condannato Berlusconi a un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio, nel processo per l'intercettazione telefonica pubblicata dal quotidiano "Il Giornale" sulla tentata scalata di Unipol a Bnl.Mentre Berlusconi ha negato di aver ascoltato il nastro, secondo i giudici "quella sera la registrazione audio venne ascoltata attraverso il computer, senza alcun addormentamento da parte di Berlusconi, o inceppamento del pc".Le accuse per l'ex premier e suo fratello Paolo - condannato a due anni e tre mesi per lo stesso capo d'imputazione - si prescriveranno a metà settembre allontanando la prospettiva che si possa celebrare un processo d'Appello, come riferito da fonti giudiziarie.Nelle motivazioni, i giudici scrivono che Berlusconi era "ben consapevole del motivo per cui si svolgeva quella visita [quella in cui ricevette ad Arcore due imprenditori che gli portarono l'intercettazione, ndr], in parte destinata a fargli sentire la famosa telefonata, nella chiara prospettiva della sua pubblicazione, di peculiare interesse in quel periodo pre-elettorale, tenuto conto della già sottolineata portata politica di quella conversazione".Sempre secondo i giudici, "la sua [di Berlusconi] qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino, rende logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata, non potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata fosse poi pubblicata".I giudici lo scorso marzo decisero di non concedere le attenuanti generiche all'ex premier "tenuto conto della qualità di pubblico ufficiale di Silvio Berlusconi, e della lesività della condotta nei confronti della Pubblica amministrazione".Nella sentenza, la corte ha inoltre stabilito un risarcimento di 80.000 euro a Fassino, parte civile nel processo.I fratelli Berlusconi - che hanno sempre respinto ogni addebito - sono stati processati per la pubblicazione della telefonata, non depositata agli atti, tra Fassino e Consorte, in cui il politico pronunciava la famosa frase "abbiamo una banca".
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