venerdì 29 giugno 2018
Estrarre a sorte i componenti di un ramo del Parlamento, il "Senato dei cittadini", come nell'antica Atene. Lo storico Canfora: «I politici che dicono questa cosa rivelano una certa ignoranza»
Beppe Grillo (Ansa)

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Beppe Grillo fa l’ateniese e propone di estrarre a sorte i componenti di un ramo del Parlamento e denominarlo 'Senato dei cittadini'. È solo l’ultimo tassello dell’ideologia politica - criticata da tutte le altre forze politiche - che l’ex comico e il Movimento nato da lui e dalla Casaleggio Associati chiamano 'democrazia diretta'. Ora siamo alla 'sortition', che arriva dopo che il Movimento ha più volte messo in discussione pilastri fondamentali della democrazia rappresentativa come il fatto che il parlamentare debba agire senza vincolo di mandato, al quale viene opposto l’istituto del 'recall'. Oppure l’ampliamento del referendum, da usare non solo - come previsto oggi - per consultazioni, abrogazioni o riforme istituzionali, ma come prassi dell’attività legislativa.

Ora Grillo sul suo blog - che non è più la voce ufficiale del Movimento, ma certo non è opera dell’ultimo 'cittadino portavoce' di provincia - propone la prassi introdotta da Clistene nella polis greca del I secolo, dove i 500 componenti del consiglio cittadino, la Boulè, erano sorteggiati. Vero, controbatte il filologo e storico della Grecia antica Luciano Canfora, ma «i politici che dicono questa cose rivelano una certa ignoranza». Anche la francese Segolene Royale aveva avuto una pensata del genere nella campagna presidenziale contro Nicolas Sarkozy, ricorda Canfora. In realtà ad Atene, argomenta lo storico, «le cariche importanti, quelle militari e economiche, gli strateghi e gli ellenotami, che fanno la guerra e comandano nell’assemblea popolare, erano elettive e non estratte a sorte». La Boulè, invece, rappresentava le 10 tribù dell’Attica e durava in carica un solo anno. In più le liste su cui si svolgeva il sorteggio erano preordinate. «Grillo dovrebbe tacere quando si avventura in terreni che non conosce», taglia corto Canfora.

Qualche partito prende l’idea di Grillo, che lo stesso autore definisce «non così pazza», per una provocazione. C’è chi, come Deborah Bergamini (Fi) e Alessia Rotta (Pd), la legge come attacco a un fondamento costituzionale, il diritto di voto. Mentre l’'azzurro' Andrea Ruggieri abbandona Atene e attinge alla Roma dialettale dei fratelli Vanzina: «Levateje er vino». Maliziosamente qualcuno nota pure che la 'riffa' per un posto da parlamentare è già il metodo del M5s. Anche sul fronte interno, però, la sortita del fondatore suscita qualche imbarazzo. Arriva, infatti, proprio nel momento in cui, attraverso il vituperato voto, Luigi Di Maio e il Movimento si stanno muovendo da protagonisti nel quadro istituzionale dato. «Grillo è un libero cittadino, non confondiamo con l’attività di governo», si premura di precisare il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, che pure giudica l’uscita uno «stimolo alla discussione». Il presidente della Camera Roberto Fico a sua vola glissa sull’argomento, mentre va a trovare l’«amico» Grillo, ieri a Roma nel solito hotel Forum. Il fondatore, poi, posta su Instagram una foto che lo ritrae sorridente, quale nume tutelare, insieme a Fico e alla sindaca di Roma Virginia Raggi. Non proprio i due migliori amici, in questo momento, del leader Di Maio. «I miei ragazzi », la didascalia. «E pensare che io... scherzavo », scrive a commentare la strada fatta.

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