sabato 15 giugno 2019
In mattinata il ministro dell'Interno Salvini ha dichiarato di avere firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave. Dure le Ong: si accanisce contro persone innocenti
«Davvero un Ministro della Repubblica italiana vuole costringerci a portare queste persone in un Paese in guerra? Davvero l'Ue permette una tale violazione dei diritti umani?»  (Dal profilo Twitter di Sea Watch Italia)

«Davvero un Ministro della Repubblica italiana vuole costringerci a portare queste persone in un Paese in guerra? Davvero l'Ue permette una tale violazione dei diritti umani?» (Dal profilo Twitter di Sea Watch Italia)

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Dopo tanta battaglia mediatica il Viminale ha autorizzato lo sbarco di 10 persone a bordo della nave Sea Watch 3 che l'altro giorno aveva soccorso un gommone in difficoltà al largo della Libia, salvando 53 migranti e provocando ancora una volta l'ira del ministro Salvini, che era arrivato addirittura a definire "pirati" i soccorritori.

A poter scendere a Lampedusa sono tre minori, tre donne di cui due incinte, due uomini malati e due accompagnatori. Ad accompagnarli a terra un motovedetta della Guardia costiera.

Il via libera è arrivato dopo un controllo medico a bordo della nave soccorritrice, in acque internazionali, predisposto dal Centro di coordinamento ricerca e soccorso in mare (MRCC) di Roma.


In mattinata il ministro dell'Interno Salvini aveva dichiarato: "Ho appena firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal Nuovo Decreto Sicurezza. Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti".

Immediata era stata la reazione delle Ong. "Il ministro dell'Interno ha comunicato da poco e con grande soddisfazione, di aver firmato il divieto di entrata a Sea Watch 3, ma soprattutto alle donne, agli uomini e ai bambini che sono a bordo, soccorsi in acque internazionali mentre rischiavano la morte, in mare o nell'inferno libico. Sono un pericolo per la sicurezza dello Stato? No". Lo scrive in una nota Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che, con Nave Mare Jonio, nei mesi scorsi ha monitorato il Mediterraneo centrale. "L'unico pericolo concreto per la democrazia e i diritti umani- prosegue Mediterranea- è rappresentato dall'uso illegale ed illegittimo del potere, che mira a trasformare lo stato di diritto in stato di polizia. Salvare vite umane non è un reato. Accanirsi contro persone innocenti, inermi, che chiedono aiuto è un crimine - conclude Mediterranea -. Un crimine contro l'umanità".

Salvini aveva anche chiesto di riportare in Libia i naufraghi, ma sia l'Unione europea che l'Onu hanno a più riprese ricordato che la Libia non è un porto sicuro. Infatti è in corso una guerra civile molto violenta e non esiste un governo capace di garantire legalità e sicurezza nel Paese. Anzi si calcola che in Libia ci siano almeno 500mila profughi in fuga dagli scontri. Inoltre è ormai provato che i migranti sono sistematicamente vessati, maltrattati, torturati, uccisi. Le donne violentate. E sono sempre più i casi riportati di schiavismo. E in questa situazione si muovono con profitto i mercanti di uomini, proprio quelli che il governo italiana dice di volere combattere. Di tutto questo Avvenire ha date ampiamente conto in questi mesi e anche in precedenza.

I precedenti di questa vicenda della nave Sea Watch 3 - LEGGI QUI


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