venerdì 10 febbraio 2017
Il sindaco vuole smantellare il campo. La Caritas: «Se le famiglie scappano si vanifica il progetto di integrazione»
Ghetto dei bulgari, Foggia.

Ghetto dei bulgari, Foggia.

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Ha preso il via ieri mattina il progetto di prima scolarizzazione rivolto ai piccoli rom con meno di 6 anni che vivono nel Ghetto dei bulgari, a pochi chilometri da Foggia. Ora si cerca di portare in aula chi è in età da scuola dell’obbligo. Ma dopo sole 24 ore il progetto delle Caritas diocesane rischia di saltare per l’intervento delle istituzioni che vogliono sgomberare il terreno. Le lezioni ai più piccoli, della durata di quattro ore al giorno, si svolgono presso l’istituto comprensivo 'Zapponeta-Borgo Mezzanone'. All’interno delle aule i bambini sono rimasti in compagnia delle giovani mamme. Infatti alcuni di loro non hanno ancora raggiunto i tre anni di età e non conoscono neppure una parola d’italiano, per cui sono indispensabili la presenza del genitore e della mediatrice linguistica.

«Stiamo cercando di programmare le attività giorno per giorno, privilegiando gli esercizi di manualità, vorremmo partire dalla memorizzazione di alcune canzoncine accompagnate da gesti – spiega una delle quattro operatrici che seguono il progetto, Imma la Gatta – piano piano devono imparare a far proprie alcune delle nostre abitudini quotidiane, come lavarsi le mani prima della merenda, o chiedere il permesso di andare in bagno. Stiamo cominciando ad insegnare loro queste buone pratiche, la pulizia personale deve essere intesa come il primo tassello di un percorso di integrazione. È un insegnamento che rivolgiamo soprattutto alle mamme». A partire dalle prossima settimana, a detta di don Lucio Vergura direttore della Caritas di Manfredonia - finanziatrice del progetto con le Caritas diocesane di Cerignola e Foggia - l’iniziativa dovrebbe allargarsi agli altri bambini in età scolare provenienti dal Ghetto, nella fascia d’età dai sei agli 11 anni. Ne sono stati censiti una ventina. Ma la precarietà della situazione abitativa dei rom bulgari continua a destare preoccupazione tra i rappresentanti delle istituzioni locali. Ieri mattina il sindaco di Foggia Franco Landella ha firmato l’ordinanza che prevede lo sgombero del sito Masseria Fonte del Pesce, il 'Ghetto dei bulgari'. Decisione motivata dal grave stato di degrado ambientale dell’insediamento. Il provvedimento sarebbe stato adottato anche a causa dell’incendio dello scorso 9 dicembre, in cui perse la vita un ragazzo di vent’anni, e dalla nota di Arpa Puglia che ha verificato la presenza di lastre di eternit.

«È una notizia che mi addolora profondamene, per tre anni nessuno si è occupato di loro e ora questa ordinanza arriva proprio nel momento in cui si cominciava a fare qualcosa di concreto – commenta don Francesco Catalano, direttore della Caritas diocesana di Foggia-Bovino –. Credo che la decisione del sindaco sia un atto dovuto, una forma di tutela. Ma spero non si verifichi l’ipotesi che i rom scappino via per paura che i loro bambini vengano affidati agli assistenti sociali. Dal canto nostro continueremo a lavorare, crediamo in questo progetto e lo porteremo avanti». L’associazione Solidaunia, le Caritas di Manfredonia e Foggia e l’Anolf-Cisl per evitare che i bimbi vengano strappati alle famiglie, si sono offerti di pagare il fitto di quattro o cinque abitazioni da destinare alle famiglie di rom che hanno permesso ai figli di aderire al progetto di prima scolarizzazione. La soluzione farebbe risparmiare al Comune l’affidamento ai servizi sociali, attorno ai 100 euro giornalieri per minore. Sempre ieri il primo cittadino foggiano ha ricevuto l’ambasciatore bulgaro Marin Raykov, che successivamente si è recato dal prefetto Maria Tirone. L’ambasciatore ha consigliato di imitare la Francia, dove vengono creati campi con caravan e roulotte fornite di energia elettrica e acqua corrente per ospitare i nomadi, a patto che mandino i bambini a scuola, paghino le utenze e accettino i lavori proposti dai Servizi sociali.

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