venerdì 22 aprile 2022
Via libera dal Consiglio dei ministri. Prevista una formazione iniziale, concorsi annuali e un periodo di prova. Buste paga più pesanti per chi si aggiorna. Sindacati contrari
Cambia il sistema di reclutamento degli insegnanti di medie e superiori

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Cambia il sistema di reclutamento degli insegnanti di medie e superiori, con l’introduzione di un «percorso universitario e accademico di formazione iniziale», concorsi «a cadenza annuale» e l’istituzione della Scuola di alta formazione dell’istruzione, per la formazione continua dei docenti, che darà diritto a una «progressione salariale» più rapida. Aspetto, quest’ultimo, che ha subito attirato le critiche dei sindacati della scuola.
Ieri pomeriggio, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), in cui confluirà anche il “pacchetto” scuola, che prevede i primi 70mila nuovi insegnanti in cattedra a partire dal 2024. In sintesi, per quanto riguarda la formazione iniziale e l’abilitazione dei nuovi insegnanti, sono previsti un percorso universitario abilitante di formazione iniziale (corrispondente ad almeno 60 crediti formativi), con prova finale, un concorso pubblico nazionale con cadenza annuale e un periodo di prova in servizio di un anno con valutazione conclusiva. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo. È previsto anche un periodo di tirocinio nelle scuole. E vi saranno dei docenti “tutor”, per affiancare il percorso formativo.

«In attesa che il nuovo sistema vada a regime – si legge in un comunicato del ministero dell’Istruzione – per coloro che già insegnano da almeno 3 anni nella scuola statale è previsto l’accesso diretto al concorso. I vincitori dovranno poi conseguire 30 crediti universitari e svolgere la prova di abilitazione per poter passare di ruolo. Durante la fase transitoria – prosegue la nota – coloro che non hanno già un percorso di tre anni di docenza alle spalle ma vogliono insegnare potranno conseguire i primi 30 crediti universitari, compreso il periodo di tirocinio, per accedere al concorso. I vincitori completeranno successivamente gli altri 30 crediti e faranno la prova di abilitazione per poter passare di ruolo».

Per favorire «l’innovazione dei modelli didattici», la formazione in servizio dei docenti diventa continua e strutturata e sarà affidata alla Scuola di alta formazione, istituita con la riforma. Prevista anche una formazione continua «incentivata», su base volontaria, che però darà ai partecipanti la possibilità di accelerare la progressione salariale. In questo modo, per esempio, l’insegnante che parteciperà ai percorsi di formazione continua, raggiungerà il massimo salario dopo 23 anni di servizio e non più dopo 35 come avviene per gli scatti di anzianità.

«Oggi facciamo un ulteriore passo avanti per dare stabilità al sistema d’istruzione – sottolinea il ministro Patrizio Bianchi –. Prevediamo un percorso chiaro e definito per l’accesso all’insegnamento e per la formazione continua dei docenti lungo tutto l’arco della loro vita lavorativa. Puntiamo sulla formazione come elemento di innovazione e di maggiore qualificazione di tutto il sistema».
«La qualità della scuola passa dalla qualità degli insegnanti», commenta il capogruppo di Italia Viva in commissione Cultura alla Camera, Gabriele Toccafondi. L’ex-sottosegretario all’Istruzione rivendica alla Buona scuola del governo Renzi la paternità della formazione iniziale e continua dei docenti. «È la conferma che avevamo visto giusto», sottolinea Toccafondi. Di «controriforma del reclutamento» parla, invece, la senatrice di Alternativa, Luisa Angrisani. «Con il nuovo sistema di reclutamento proposto dal ministro Bianchi – prosegue Angrisani – si va incontro a un meccanismo che tradisce i giovani e i precari e allunga i tempi».

Contrari alla riforma anche i sindacati della scuola. «È possibile che un piano di questa portata sia definito per decreto, senza un vero confronto, né con il Parlamento, né con i sindacati?», si legge in una nota unitaria di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda. I sindacati contestano il metodo utilizzato e lo strumento («Il decreto legge è misura caratterizzata dai requisiti di necessità ed urgenza»), per le nuove misure sul reclutamento e la formazione.
«Perché la scuola continua ad essere terreno di incursioni legislative? – chiedono i segretari generali Francesco Sinopoli, Ivana Barbacci, Pino Turi, Elvira Serafini e Rino Di Meglio –. Un piano che utilizza percorsi di formazione incentivati, senza prevedere investimenti nuovi, va a depauperare ulteriormente le poche risorse destinate al rinnovo contrattuale». «Sono necessari fondi nuovi – spiegano i sindacalisti – da destinare al contratto e alle forme che contrattualmente saranno definite per la formazione e la valorizzazione professionale. Si apra un vero confronto con le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori», chiedono i sindacati della scuola.

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