martedì 13 febbraio 2018
Il britannico Times accusa Goldring di avere messo a tacere le denunce: membri dell'Ong avrebbero organizzato un giro di prostituzione a Haiti. Si è dimessa la vice direttrice esecutiv
Foto dell'ufficio stampa Oxfam (Ansa)

Foto dell'ufficio stampa Oxfam (Ansa)

Nella bufera degli scandali sessuali che minaccia di travolgere l'Oxfam, finisce sotto accusa anche il numero uno dell'organizzazione umanitaria, il chief executive Mark Goldring. Sul Times gli viene infatti imputato di essere stato messo a conoscenza in prima persona di altri asseriti abusi ma di averli ignorati. Le segnalazioni sarebbero arrivate in tempi recenti dall'ex garante interna per la tutela delle norme di comportamento Helen Evans, diventata una "talpa" nella vicenda.

Lo scandalo sessuale

La stampa britannica insiste con le denunce sullo scandalo sessuale che rischia di travolgere Oxfam e di toccare altre ong umanitarie. «Solo nel 2017 sono 120 i dipendenti di diverse organizzazioni umanitarie a essere accusati di abusi sessuali» denuncia il Times. E cita tra le altre Ong coinvolte Save the children e Christian aid.

Ed è sempre il Times a fare nuove rivelazioni, accusando l'Oxfam di aver «ignorato diversi avvertimenti» - prima di decidersi a intervenire a cose fatte - sul comportamento di alcuni suoi operatori accusati di aver messo su un giro di prostitute, in parte probabilmente minorenni, e partecipato a festini durante i soccorsi per il devastante terremoto di Haiti del 2010.

Si dimette la vice direttrice di Oxfam

La vice direttrice esecutiva di Oxfam, Penny Lawrence, si è dimessa ieri prendendosi «tutta la responsabilità» per il comportamento dello staff e ha detto di «vergognarsi» che tutto sia successo sotto il suo controllo. Lawrence era entrata a far parte di Oxfam nel 2006 come direttrice per i programmi internazionali, gestendo missioni in 60 Paesi.

I vertici di Oxfam - la presidente Caroline Thomson e il chief executive Mark Goldring - sono stati convocati ieri dalla ministra per la Cooperazione Internazionale, Penny Mordaunt, che ha minacciato di tagliar loro fondi governativi (32 milioni di sterline nel 2017) e di destinarli ad altri in mancanza di chiarezza e d'impegni precisi per il futuro. All'incontro è invitata anche Michelle Russell, responsabile delle investigazioni presso la Charity Commission, agenzia di controllo britannica sulle ong.

La sordida vicenda di Haiti, scoperchiata dal Times nei giorni scorsi, non pare isolata. L'Observer, domenicale del Guardian, svela come operatori della stessa Ong fossero stati pescati a frequentare prostitute, sfruttandone la miseria, già in Ciad nel 2006.

L'Ue: piena luce o via i finanziamenti

La Commissione Ue ha invitato Oxfam a «fare piena luce» sul coinvolgimento di alcuni membri della Ong nello scandalo sessuale ad Haiti, altrimenti è pronta a tagliare i finanziamenti. Lo ha detto ieri una portavoce della Commissione durante il consueto briefing con la stampa a Bruxelles. «Stiamo aspettando che l'organizzazione faccia luce con urgenza su questo argomento - ha detto la portavoce - altrimenti siamo pronti a smettere di finanziare organizzazioni che non rispettano le regole etiche».

Nel 2011, l'anno a cui risalirebbero gli episodi incriminati, la britannica Oxfam ha beneficiato di 1,7 milioni di euro di finanziamenti europei.

La difesa delle Ong

Le Ong non ci stanno e replicano: «Le indagini sono partite da noi». È così per Oxfam che, in merito alle accuse che hanno coinvolto alcuni membri del team Oxfam Gran Bretagna ad Haiti nel 2011 ribadisce: «Abbiamo agito in maniera dura e trasparente rendendo pubblica anche sui media l'inchiesta interna il 5 agosto e il 5 settembre dello stesso anno che portò al licenziamento di 4 membri dello staff e alle dimissioni di altri, incluso il direttore di Oxfam nel Paese». Sono in corso di verifica, da parte di Oxfam, le accuse che riguarderebbero la condotta di alcuni membri dello staff di Oxfam Gran Bretagna in Ciad nel 2006, «siamo scioccati e costernati per le accuse».

La presidente di Oxfam ha annunciato in una nota una serie di misure per rafforzare la prevenzione. «Ci vergogniamo di quello che è successo e ci scusiamo senza riserve», ha detto Caroline Thomson, assicurando che Oxfam ha fatto «grandi progressi», soprattutto nel reclutamento di personale, e che ha imparato «pienamente le lezione».

Anche Save the children sottolinea di essere intervenuta direttamente sui casi: «Abbiamo segnalato ai media, e con precisione all'agenzia di stampa Reuters lo scorso novembre, le 31 accuse di molestie sessuali che alcuni membri dello staff avevano mosso nei confronti di altri membri e sulle quali erano state svolte accurate indagini nel 2016 e nel 2017». Le indagini di Save the children avevano portato a 16 licenziamenti e 10 rinvii alle autorità di polizia e civili.

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