giovedì 20 gennaio 2011
Aperta la camera ardente al Celio per l'alpino Luca Sanna, ucciso due giorni fa in Afghanistan. Venerdì i funerali solenni. Intanto i soldati italiani hanno catturato un importante capo militare nell'area di Bala Balouk, circa 100 km a est di Farah.
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Portato a spalla da sei commilitoni e avvolto nel tricolore, il feretro del caporal maggiore Luca Sanna, ucciso due giorni fa in Afghanistan, è sceso dal C130 che l'ha riportato in patria. Ad attendere la salma un picchetto d'onore interforze, i vertici militari, il ministro La Russa e il presidente del Senato Schifani che ha poggiato le mani sul feretro in una sorta di abbraccio, subito dopo la benedizione dell'ordinario militare monsignor Vincenzo Pelvi. Presenti anche il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.Nel pomeriggi al Celio è stata aperta la camera ardente. I funerali solenni si terranno venerdì a Roma nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. Poi il feretro sarà trasferito in Sardegna, la regione di origine del giovane. L'alpino è rimasto vittima di un attentato ad opera di un terrorista infiltrato travestito da militare afghano.  Intanto il caporal maggiore Luca Barisonzi, seriamente ferito nello scontro in cui è morto Sanna, è stato operato all'ospedale militare di Ramstein, in Germania. Il ragazzo, non ancora ventunenne, è stato colpito da due colpi di arma da fuoco all'altezza della clavicola con lesione di una vertebra cervicale e di una toracica: la prima ha provocato il blocco degli arti. SUL CAMPOUn importante capo talebano ed altri due insurgents sono stati catturati dai soldati italiani in Afghanistan nel corso di un'operazione scattata nell'area di Bala Balouk a circa 100 km a est di Farah.L'esercito e la polizia afghana, supportati da una compagnia del Reggimento lagunari Serenissima su blindati Lince, rinforzata da un plotone di bersaglieri su corazzati Dardo, hanno condotto l'operazione di sicurezza nei villaggi di Nurzai e Takht-e-Mansur per contrastare la presenza di insurgents segnalati nell'area. L'azione è stata condotta con il supporto di un velivolo a pilotaggio remoto Predator della Task Force Astore dell'Aeronautica Militare per il controllo dell'area ed elicotteri Mangusta A129 della Task Force Fenice dell'Aviazione dell'Esercito Italiano che hanno garantito sicurezza e supporto.
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