venerdì 6 luglio 2018
Ai domiciliari il governatore Marcello Pittella. Il provvedimento gli è stato notificato dalla Guardia di Finanza che ha eseguito altre 29 misure restrittive
Operazione Gdf: 30 arresti a Matera. Pittella ai domiciliari. «Surreale»

Concorsi, nomine e incarichi che diventano «mercificazione della funzione pubblica» e puntuale «spartizione partitocratica». È pesantissimo il quadro accusatorio che la procura della Repubblica di Matera disegna per la sanità lucana. Tanto da chiedere e ottenere dal gip, per vari reati contro la pubblica amministrazione, 22 ordini di arresto e otto obblighi di dimora (gli indagati in totale sono 34). Ai domiciliari, da venerdì mattina, c’è anche il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, definito dai giudici «Deus ex machina» della «distorsione istituzionale nella sanità lucana» e che dovrà rispondere di falso e abuso d’ufficio. Proprio nelle scorse settimane il Pd, partito di appartenenza del governatore (fratello dell’ex europarlamentare e oggi senatore Gianni), aveva concesso a Pittella di correre per un secondo mandato in Regione in vista delle elezioni previste entro l’inizio del 2019.

In carcere sono finiti il commissario dell’Azienda sanitaria locale di Matera (Asm), Pietro Quinto – descritto dal procuratore di Matera, Piero Argentino, «il collettore delle raccomandazioni» provenienti dalla Regione – e il direttore amministrativo dello stesso ente, Maria Benedetto. L’indagine "Suggello", condotta dalla Guardia di finanza, scuote tutta la sanità lucana. Oltre al falso e all’abuso, si contestano anche i reati di truffa e corruzione; ai domiciliari sono finiti, tra gli altri, il commissario straordinario dell’Azienda sanitaria di Potenza, Giovanni Chiarelli e il direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera San Carlo di Potenza, Maddalena Berardi e numerosi dirigenti della sanità regionale.

Gli investigatori, ha spiegato in conferenza stampa Argentino, si sono trovati «in presenza di concorsi letteralmente truccati», in particolare per «quattro procedure concorsuali "viziate" perché caratterizzate da abusi d’ufficio, rivelazioni indebite di segreti d’ufficio e falsi in atti pubblici». Le indagini hanno permesso di appurare il «taroccamento» dei punteggi, ha proseguito il procuratore, «condotto con precisione matematica», con la «creazione di verbali ideologicamente falsi» e la «distruzione di verbali con i punteggi conseguiti dai candidati "raccomandati", con la complicità dei componenti segretari». Eccoli i concorsi sotto i riflettori: uno a tempo indeterminato da dirigente amministrativo, («vinto da tre persone, e non deve apparire come una stranezza – ha precisato Argentino – perché uno è il vincitore effettivo, e gli altri due sono anch’essi vincitori attraverso il sistema di scorrimento delle graduatorie e delle convenzioni fra Asl»), per otto posti da assistente amministrativo, per un posto a tempo indeterminato a dirigente amministrativo nel Crob (Centro riferimento oncologico Basilicata) di Rionero in Vulture (Potenza), e per due posti a tempo indeterminato da dirigente medico di otorinolaringoiatria. Per alcuni di questi concorsi il gip Angela Rosa Nettis ha evidenziato un sistema di «raccomandazioni» dello stesso presidente della Regione Basilicata e di «altre autorità civili e religiose, per mezzo di Quinto, quali il senatore Filippo Bubbico, il direttore sanitario Asm Domenico Adduci e vescovi non meglio identificati».

Ma il terremoto giudiziario partito dalla città dei Sassi scuote anche la Puglia. Perché tra i destinatari di misure cautelari ci sono anche il direttore generale dell’Asl di Bari, Vito Montanaro, il responsabile dell’anticorruzione della stessa Asl, l’avvocato Luigi Fruscio, e un docente dell’Università del capoluogo pugliese, Agostino Meale, titolare della cattedra di diritto amministrativo che, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto incarichi dalla Asm in cambio della disponibilità ad agevolare la carriera universitaria del figlio di Quinto, studente a Bari. Sempre lo stesso Quinto avrebbe favorito un contatto tra un sacerdote, l’ex segretario dell’arcivescovo di Matera-Irsina, e l’ex sottosegretario al ministero della Pubblica istruzione, Vito De Filippo (attuale deputato), al fine di far ottenere, alla sorella del sacerdote, l’accesso ad uno dei 50 posti a numero chiuso per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nella scuola primaria.

Le indagini sono partite dalla denuncia di un ex dipendente della cooperativa Croce Verde Materana, che, ha affermato Argentino, «evidenziava irregolarità contributive da parte del datore di lavoro» per il servizio di trasporto degli infermi «svolto a suo dire da personale non assunto».

Persone vicine a Pittella hanno definito la sua posizione nella vicenda «surreale», mentre la giunta regionale della Basilicata, riunitasi venerdì a Potenza sotto la presidenza dell’assessore alle Politiche per la persona, Flavia Franconi, nell’esprimere «solidarietà al governatore, si è detta certa che egli, al pari degli altri, riuscirà a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, in un clima di piena fiducia nell’operato della magistratura». Gennaro Migliore, capogruppo del Pd in Commissione Affari costituzionali alla Camera e già sottosegretario al ministero della Giustizia, pur non entrando nella «fondatezza dell’indagine», non ha nascosto «stupore e perplessità per le motivazioni dell’arresto» perché «il pericolo di reiterazione» è da mettere in relazione alla volontà di Pittella «di ricandidarsi a governatore della Basilicata». Il M5s lucano ha chiesto che Pittella «si dimetta subito».

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