giovedì 4 febbraio 2021
Fereidoun, afghano 31enne, per la fame aveva rubato le elemosine in due chiese di Martinafranca. Incastrato dalle telecamere, è stato arrestato. Ma il sacerdote ha voluto incontrarlo...
E il don accoglie in parrocchia il ragazzo che rubò le offerte
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Martina Franca, cuore della Valle d’Itria. Arriva dai trulli una storia d’amore, di carità e di riscatto. Ma anche una storia che denuncia un sistema, quello dell’accoglienza, che ha visto molti migranti trovarsi da un giorno all’altro per strada, pur essendo richiedenti asilo politico. Come è accaduto a Fereidoun, un uomo afghano di 31 anni. Da giorni non mangiava. Ha deciso così di tornare a rubare il contenuto della cassetta delle offerte. Dopo la chiesa di san Domenico, è toccato a quella di Monte Purgatorio, entrambe nel piccolo paese pugliese.

Le telecamere di videosorveglianza lo hanno filmato ed è stato colto sul fatto, fermato dalla polizia e arrestato. Don Martino Mastrovito è il sacerdote che lo ha scoperto e dopo aver sporto denuncia, ha chiesto di potergli parlare, scoprendo così una storia di disagio e fame, «quella vera, che fa venire i crampi allo stomaco e nessuno di noi sa cosa farebbe, come reagirebbe di fronte a questo stato di indigenza», racconta oggi ad Avvenire.

«Mi ha colpito molto - spiega - il suo giustificarsi dicendo che dovendo scegliere, aveva preferito rubare in chiesa senza far male a nessuno, invece di rapinare una vecchietta. Vuol dire che aveva il senso della gravità di quello che stava facendo. Mi ha ribadito che non lo aiutava nessuno ed io gli ho detto che non aveva mai chiesto quell’aiuto altrimenti avrebbe sicuramente ricevuto più di quegli otto euro e quarantacinque centesimi che erano nella cassetta delle offerte».

Poi don Martino gli ha garantito un posto dove dormire, ospitandolo nella struttura che presiede, Villaggio sant’Agostino, per offrirgli una possibilità di riscatto. Ora, insieme ai suoi collaboratori e all’intera comunità, si sta prodigando per trovargli un lavoro.

«Io ho il mandato di fare un progetto per far diventare un’ala di questo Villaggio, che già usiamo per i senza fissa dimora – spiega il sacerdote- un luogo in cui allargare l’ospitalità, che viva grazie alla Provvidenza. Il sogno nel cassetto è che diventi un luogo di cultura della solidarietà, ispirato alla “Fratelli Tutti” e pensiamo di chiamare questa casa di accoglienza proprio come l’enciclica del Papa. Quest’uomo aveva bisogno di un’opportunità e stiamo provando a dargliela. Non mi aspettavo tutto questo clamore e ci tengo a dire a chi ha sollevato qualche polemica sulla sua nazionalità o sulla sua religione (è musumano, ndr), che noi aiutiamo tutti, chiunque ce lo chieda, italiano o straniero, cristiano o di altra fede».

Fereidoun, che strano a dirsi si legge “freedom”, confidandosi con alcuni collaboratori vicini al sacerdote ha detto: «Benedico le telecamere, perché Dio, nonostante il mio gesto, le ha usate per aiutarmi».

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