mercoledì 29 gennaio 2020
A Roma l'evento promosso dall’Associazione Cattolici Amici d’Israele con l’Ambasciata d’Israele presso la Santa Sede e la Fondazione Museo della Shoah. Il messaggio di Liliana Segre
La testimonianza di Francesco Rutelli

La testimonianza di Francesco Rutelli

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“Il Giusto fra le Nazioni è stato un eroe in tempi tragici, oggi il suo esempio di dedizione agli Altri, di attenzione, di premura dovrebbe divenire la regola, tanto nei rapporti interpersonali, quanto in quelli fra le religioni e i popoli. Se oggi per fortuna non abbiamo più bisogno di quel tipo di eroismo, abbiamo però bisogno di pratiche sociali, politiche e diplomatiche illuminate dalla lezione della storia e dal messaggio che quei gesti ci hanno consegnato. E che è appunto un messaggio di amore, di coraggio, di pace, di rispetto per l’Altro, il suo Diritto, la sua Dignità”. Il messaggio della senatrice a vita Liliana Segre ha raggiunto questa sera il cuore del Ghetto di Roma, dove, in occasione della Giornata della Memoria, si è svolto l’ incontro promosso dall’Associazione Cattolici Amici d’Israele in collaborazione con l’Ambasciata d’Israele presso la Santa Sede e la Fondazione Museo della Shoah. L’evento ha voluto ricordare Mario Gentili, Giusto tra le Nazioni, “che salvò una persona al tempo delle persecuzioni antisemite - ha scritto la senatrice Segre -. E chi salva una persona salva il mondo intero”.


Mario Gentili, che salvò un giovane ebreo

Durante l’occupazione nazista, Mario Gentili salvò un giovane ebreo, Lello Piazza, nascondendolo in casa sua, in soffitta. Un gesto eroico, che gli è valso il titolo di Giusto tra le Nazioni: il suo nome è ricordato nel Giardino dei Giusti dello Yad Vashem, il memoriale della Shoah a Gerusalemme. Mario Gentili era il nonno materno dell’onorevole Francesco Rutelli. Ed è stato proprio Rutelli, presente all’evento, a porgere di lui un ricordo intimo e affettuoso. «Quest'incontro, nella settimana in cui riaffermiamo forza e valori indispensabili della Memoria – ha aggiunto -, è l'occasione per tornare ad abbracciare i familiari di quel giovane».


Sono poi intervenuti don Andrea Palamides, della Comunità della Riconciliazione, e il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. All’evento erano presenti Noemi Di Segni, presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica romana, Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah, e Giovanni Cubeddu, presidente dell’Associazione Cattolici Amici d’Israele. Tra gli ospiti, alti funzionari della Segreteria di Stato vaticana, della curia e una grande rappresentanza di ambasciatori accreditati presso la Santa Sede e rettori delle Pontificie Università.

David: «Tutti noi abbiamo la responsabilità di combattere l'antisemitismo»

L’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Oren David, ha voluto sottolineare l’importanza di essere riuniti proprio al Ghetto di Roma, “un luogo che tanto è stato ferito dalla barbarie del Nazismo. Un luogo in cui molti ebrei abitavano, e che chiamavano casa, e da cui sono stati strappati e portati a morire nei campi di concentramento”. “Questo è potuto accadere - ha evidenziato l’ambasciatore David - anche perché, in quel tempo, non esisteva lo Stato di Israele per accogliere e salvare gli ebrei perseguitati”. Il rappresentante di Israele alla Santa Sede ha voluto concludere con un invito: “Tutti noi, ognuno secondo le proprie possibilità, abbiamo la responsabilità di combattere la piaga dell’antisemitismo che, purtroppo, continua a mietere vittime innocenti la cui unica colpa è quella di essere ebrei”.


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