venerdì 23 ottobre 2015
È scontro con il governo sulla sanità locale. Case di lusso: l'Imu c'è ma con forti sconti. Il testo della legge di Stabilità solo ieri sera al Quirinale.
Il canone dovuto solo per le tv: restano esclusi tablet e pc
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Più il testo latita più le polemiche aumentano. Perché una cosa è la lettura politica delle decisioni prese ormai venerdì scorso in Cdm, altra cosa sono gli articoli di legge. Ieri la differenza è emersa in modo plastico. Il premier, nella sua newsletter ai militanti Pd, ribadisce che «nel 2016 nessun Comune o Regione potrà alzare le tasse rispetto al 2015, per legge! ». Ma quasi negli stessi minuti i governatori e anche il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti lanciano l’allarme: per le Regioni in deficit sanitario - dicono - resta l’automatismo per cui debbono alzare l’addizionale Irpef o, in alternativa, aumentare il ticket. Solo la versione definitiva della legge di stabilità potrà dissipare i troppi dubbi. Ieri sera la manovra 'ufficiale', con tanto di tabelline economiche, era attesa al Colle. Dopo l’attenta lettura dello staff del presidente della Repubblica, almeno 48 ore di verifica, il testo sarà trasferito al Senato, dove inizierà l’iter parlamentare. Dunque è probabile che solo lunedì ci sarà chiarezza sulle norme davvero varate dal governo. E un indizio viene proprio dal presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso, che ha rinviato a martedì la riunione dei capigruppo per decidere come strutturare la sessione di bilancio. In questo clima si creano dei veri e propri tormentoni. Più il premier assicura che gli enti locali non aumenteranno la pressione fiscale, più i diretti interessati si mostrano scettici. Chiamparino ammette che fissare per legge l’obbligo di non alzare le imposte regionali è difficile, «al massimo può esserci una moral suasion». Ma soprattutto resta, come detto, il nodo dei sistemi sanitari in rosso. La verità è che la legge di stabilità è stato un cantiere aperto sino all’ultimo minuto, sino alla consegne delle ultime tabelle nelle mani di Mattarella. Lo conferma anche il 'balletto' su Tasi e Imu. In principio l’abolizione della tassa sulla prima casa doveva essere universale. Poi Renzi ha chiarito che per «ville di lusso e castelli» sarebbero valse le stesse regole scritte da Berlusconi nel 2008, dunque i proprietari di immobili di pregio avrebbero pagato. Ieri una bozza diceva una cosa diversa: i beni accatastati con le categoria A1, A8 e A9 devono versare l’aliquota al 4 per mille con detrazione fino a 200 euro, quindi con uno sconto bello consistente. Allo stesso tempo, viene confermato che i Comuni avranno la possibilità di applicare il balzello dello 0,8 per mille su seconde case, uffici, negozi e alberghi, la cosiddetta 'SuperTasi' che, se utilizzata da tutti, varrebbe 1,5 - 2 miliardi. L’altra indiscrezione pesante del giorno riguarda l’ulteriore stretta sul turnover nel pubblico impiego, che sarebbe pari, nel 2016, al 25 per cento delle spese sostenute l’anno prima per i pensionati. Abbastanza per rendere caldissimo l’autunno tra governo e sindacati, questi ultimi già infuriati per la cifra messa sulla contrattazione (300 milioni) e per lo stralcio dell’uscita anticipata dal lavoro. Per un paradosso, intanto, l’assenza del testo e di elementi concreti su cui ragionare si incrocia con una battaglia politica preventiva tra Renzi e minoranza dem. Il premier chiede retoricamente ai militanti Pd se «è più di sinistra litigare su mille euro di contante o mettere finalmente le risorse sul sociale e sulla povertà ». Insomma le tensioni non accennano a diminuire. A favore della minoranza c’è il fatto che la manovra parte dal Senato, dove i numeri sono incerti. Ciò ha spinto il premier a correggere preventivamente la manovra su casa e gioco d’azzardo (anche se poi ha fatto la voce grossa sul contante minacciando la fiducia), tutto è pensato a Palazzo Chigi per scongiurare sul nascere possibili veti. Ma da sinistra segnali altrettanto concilianti non ce ne sono. Anzi, alla Camera Sel e l’ala più dura dei dissidenti dem (Fassina in testa) sono pronti a creare un nuovo gruppo, antefatto politico di un partito vero e proprio. Fuori dal coro politico, le stime di Confindustria sull’impatto della manovra sul Pil. Secondo il Centro studi degli imprenditori, la legge di stabilità porterà una maggiore crescita dello 0,27 per cento, di cui lo 0,06 già incorporato nella previsione di settembre. Se ciò fosse vero, il Pil sfiorerebbe il 2 per cento contro la previsione dell’1,6.
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