martedì 10 marzo 2015
La Camera ha approvato in seconda lettura le riforme costituzionali, che ora tornano in Senato. 357 i sì e 125 i no. No compatto di Forza Italia, ma in 18 scrivono lettera critica a Berlusconi. SCHEDA L'iter parlamentare
Così cambierà la Costituzione 
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​Approvato con 357 sì, 125 no e 7 astenuti. L'aula della Camera ha detto sì alla legge che modifica il Senato. A favore hanno votato Pd, Area popolare (Ncd più Scelta civica), Pi-Cd e Scelta civica, contrari Forza Italia, Lega, Fdi-An, Alternativa libera e Sel. I deputati M5s non hanno partecipato al voto. In dissenso rispetto al gruppo si sono espressi Stefano Fassina (Pd) che non ha partecipato al voto, Gianfranco Rotondi (Fi) che ha votato sì, Giovanni Monchiero (Sc) che non ha votato il testo. Critici i deputati dem Gianni Cuperlo, Rosy Bindi e Alfredo D'Attorre che avvertono: se non ci saranno modifiche, questo sarà l'ultimo sì. Il ddl costituzionale supera così la prima lettura di Senato e Camera. Dovrà ora tornare a Palazzo Madama per avviare l'iter della seconda lettura, come prescrive l'articolo 138 della Costituzione sulle modifiche della Carta. Il governo Renzi, dunque, ha superato la prova di Montecitorio, dove oggi si è chiuso un cerchio sulla  riforma costituzionale. Nell'emiciclo, però, si sono riproposte le divisioni politiche già registrate a metà febbraio, quando - col voto sugli emendamenti in maratona notturna - le opposizioni avevano finito con l'abbandonare l'aula.
"Un paese più semplice e più giusto. Brava Maria Elena Boschi, bravo Emanuele Fiano, bravi tutti i deputati di maggioranza #lavoltabuona". Così Matteo Renzi commenta su twitter il voto finale a MOntecitorio sul ddl di riforma costituzionale.Stavolta i deputati M5s hanno deciso di convergere su un Aventino solitario e hanno parlato di "tentativo di rovina della Costituzione imposto con metodi fascisti", mentre Forza Italia è tornata a sedersi sui banchi votando contro il ddl Boschi sul superamento del bicameralismo perfetto e sulle modifiche al Titolo V della Costituzione. FI dunque si è ricompattata come richiesto da Silvio Berlusconi. Ma in 18 hanno firmato un documento fortemente critico verso la linea assunta. "Voteremo contro - avevano fatto sapere - non per disciplina di gruppo ma per affetto e lealtà" nei confronti del leader."Di fronte alla notizia che Renzi non ha la maggioranza in Parlamento guardo con tolleranza queste sensibilità diverse" emerse in FI, che sono "francamente giustificabili" dopo un "anno sofferto di Patto del Nazareno. Il nostro "no" è stato un "no" di libertà". Così il capogruppo FI alla Camera Renato Brunetta, che alla Camera prima del voto finale sulle riforme aveva dichiarato: "Signor presidente del Consiglio che non c'è, lei ha tradito la nostra fiducia per il potere, per il suo potere ed è per questo che lo spirito di questa riforma si sta trasformando in un fantasma che si aggira sulla nostra democrazia così da rendrela come è stato detto una democratura".
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