mercoledì 3 luglio 2013
Continua il dibattito dentro il Partito democratico. I bersaniani attaccano il primo cittadino di Firenze: «Incomprensibile chiamarsi fuori». Il sindaco sferza i capicorrente: non ci sto. D’Alema lo frena: «Aspetta le primarie»​.​
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«In privato, tutti mi dicono: Matteo, stai buono, ti facciamo fare il can­didato premier. Stai buono, che poi tocca a te... Insomma: un bambino bizzoso cui si promette la caramella, se non piange. Signori, conosco il giochino: i capicorrente ro­mani prediligono lo sport del tiro al piccione. E io, sinceramente, non ho molta voglia di fa­re il piccione...». Per usare il gergo della scher­ma, somiglia a una parata con successivo affondo, lo sfogo affidato ieri dal sindaco di Firenze Matteo Renzi alla propria e-news . «Il Pd deve affrontare i problemi degli italiani, non giocare con le alchimie delle regole (che peraltro ci sono già, basta applicarle!)», attac- ca l’ex rottamatore, che sembra temere una 'congiura di palazzo' della nomenklatura di Largo del Nazareno per tarpargli le ali. «Ho chiesto al 'traghettatore' Epifani di fissare la data del congresso – prosegue –. Non ho ri­cevuto per il momento nessuna risposta, ma so che a Roma hanno fatto una commissio­ne. Vorrà dire che aspetteremo la fine dei la­vori ». Poi squaderna la sua visione del par­tito: «Il Pd che vorrei, chiunque ne sarà lea­der, è un partito aperto, coraggioso, che ac­coglie le persone senza respingerle ai seggi, che ha il coraggio di andare controcorrente e contro le correnti». Insomma, «un Pd ca­pace di vincere. Il Pd delle correnti al massi­mo può partecipare». Chi gli è vicino, racconta di un Renzi ancora indeciso se correre per la segreteria: i suoi gli dicono di farlo, ma le valutazioni del politico fiorentino tengono in conto l’evoluzione dei prossimi mesi. A Renzi, spiega chi lo conosce, la segreteria interesserebbe solo in prospetti­va di un voto ravvicinato: se non prima, nella primavera del 2014. E nella sua e-news lui stes­so pare alludere ad una sorta di tempus fugit : «Il futuro ci raggiungerà presto e dobbiamo farci trovare pronti. Quello che faremo, sia che ci candidiamo sia che non ci candidiamo, lo faremo come sempre senza chiedere il per­messo ai capicorrente. Faccio un appello ai dirigenti del Pd: non preoccupatevi delle mie mosse, datevi voi una mossa...». A Renzi replicano, fra gli altri, il bersaniano Maurizio Martina («È incomprensibile chia­marsi fuori, quando si è dentro») e Nico Stum­po («Come si dice a Firenze, Renzi fa il 'fava', ma è anche lui un capocorrente»). Dal canto loro, i renziani diserteranno l’incontro di do­mani su «Fare il Pd», convocato dai bersania­ni e al quale sono attesi big come Dario Fran­ceschini, il candidato a segretario Gianni Cu­perlo (uno dei due, con Stefano Fassina, sui quali potrebbe convergere la sinistra del par­tito) e Massimo D’Alema, che da veterano, sug­gerisce a Renzi di aspettare ancora prima di scendere in campo: «Vuole candidarsi a gui­dare il centrosinistra alle prossime elezioni – dice al Tg1 –. Aspetti le primarie per il leader e ci consenta adesso di eleggere il segretario. Altrimenti rischiamo di logorare un buon can­didato e di prendere un cattivo segretario». Riguardo all’iter che porterà al congresso, nul­la è ancora deciso. Sarà entro l’anno, assicura il segretario Guglielmo Epifani, che lunedì do­vrebbe definire l’orizzonte temporale, ma sui nodi principali (in primis la vexata quaestio delle regole e l’eventuale separazione tra il ruo­lo di segretario e quello di candidato premier), non ci sono ancora indicazioni precise.
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