giovedì 5 novembre 2020
«Di sicuro qualcosa non ha funzionato, ma non è il momento di dividersi. Il rimpasto? No, prima dobbiamo decidere cosa fare, poi i nomi. Iv propone di spingere al massimo sulla decontribuzione
Matteo Renzi, leader di Italia Viva

Matteo Renzi, leader di Italia Viva - Fermo immagine da una diretta Facebook

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Senatore Matteo Renzi, siamo al quarto Dpcm in 20 giorni. È un 'quasi lockdown' o siamo ancora nel campo delle mezze misure che disorientano i cittadini?

Sicuramente qualcosa non ha funzionato. Ma è anche vero che non è il momento di dividersi, adesso – risponde il leader di Italia Viva –. Ora bisogna stringere i denti e uscirne tutti insieme. Come dice il capitolo 3 dell’Ecclesiaste c’è un tempo per costruire e uno per demolire, c’è un tempo per parlare e uno per tacere: ora è il momento di stare insieme senza polemica, dando tutti una mano. Rispettiamo le regole e prepariamoci a ripartire dando una mano a chi non ce la fa.

Anche la Francia era partita con i singoli dipartimenti ad “alto rischio”, ora è arrivata al lockdown nazionale. Rischiamo la stessa fine?

No. In Francia sono messi peggio. E comunque il vaccino è in arrivo davvero. Si tratta di lottare per non intasare gli ospedali e le terapie intensive oggi. Poi potremo finalmente dar vita a un nuovo Rinascimento. Perché la storia ci insegna che dopo le pandemie ci sono sempre periodi di grande fioritura culturale, sociale e spirituale.

Intanto si torna a chiudere in parte le scuole. Un grave limite italiano rispetto all’estero?

Un errore. Un errore blu. La scuola non è solo didattica, ancorché online. È relazione, comunità, passione. Bisognava pensare meno ai banchi a rotelle e più ai trasporti, meno alle circolari e più ai tamponi. Ma ormai è andata così: speriamo solo che questo periodo duri il meno possibile.

Ad aprile disse, sempre ad Avvenire, che le scuole andavano riaperte già da maggio. La sua linea era 'convivere con il virus attrezzandosi'. In questi 6 mesi ci siamo attrezzati?

Ricordo bene quell’intervista. Ce l’hanno rinfacciata tante volte, ma avevamo ragione noi a chiedere di agire per tempo. E, comunque, quando si parla di scuola da mettere al centro della vita sociale non si sbaglia mai. Ormai è andata come è andata: spero che questa lezione ci serva per rimettere in piedi una struttura che si occupi di edilizia scolastica come faceva la nostra unità di missione, purtroppo chiusa poi dal governo populista.

Pare che il picco dei contagi arriverà attorno a metà dicembre. Prevede un Natale in lockdown?

Festeggeremo la fine di un anno molto difficile, ma non credo al Natale in lockdown. Spero soprattutto che il vaccino sia distribuito bene, in tempo, con un piano ordinato e senza raffazzonate decisioni all’ultimo minuto. Quanto al Natale, è per definizione una buona notizia. Speriamo che sia occasione per tornare a vivere fuori, a fare i regali certo, ma anche a riflettere su ciò che è accaduto in questo periodo per essere – possibilmente – migliori, fuori e dentro di noi.

Ha detto che parteciperà al primo vertice dei leader di coalizione. Cosa chiederà Italia Viva?

Spero di dare una mano a sbloccare le opere pubbliche ferme, a ragionare insieme della crisi occupazionale facendo proposte perché torni il lavoro e non ci si affidi solo ai sussidi, a capire come gestire il nostro futuro in Europa e nel Mediterraneo.

Quali proposte?

Occorre spingere al massimo una nuova decontribuzione affinché, fatto salvo il giusto supporto per la tutela dei posti di lavoro con la Cig, si possa cominciare a dare aiuto doveroso a chi vuole creare appena possibile lavoro vero, e non solo sussidi. Definire al più presto le idee sulla transizione ecologica e sostenibilità ambientale, che assorbirà il 38% dei futuri fondi Ue, perché la tutela dell’ambiente non poggia solo sui “no”. E un forte investimento sociale sul Terzo settore, perché sarà un punto cruciale nell’economia del post-Covid.

Ha fatto discutere l’uscita di Marcucci sui ministri forse «non adeguati». Vede questo limite anche per impostare il Recovery plan da 209 miliardi che, se non ben gestito, come effetto collaterale può far esplodere il debito pubblico?

Stimo Marcucci, ma non credo che il problema sia il rimpasto. Prima dobbiamo decidere che cosa fare, poi – solo dopo – possiamo ragionare delle persone chiamate a farlo. Ma prima dobbiamo capire se condividiamo la strategia. Parliamoci chiaro: questo governo è nato per evitare i pieni poteri a Salvini. È una scelta che ho voluto con forza e che rifarei nonostante tutto. Ma non si può stare insieme solo contro qualcuno. Bisogna avere delle idee da condividere, specie pensando a ciò che dice lei – e che io condivido – sul Recovery plan e sul debito pubblico. Il tavolo politico serve esattamente a questo. E Iv farà le sue proposte fin dall’assemblea prevista online per sabato prossimo.

Pensa che l’Europa possa o debba fare altro per affrontare le conseguenze economiche della pandemia?

L’Europa ha reagito bene alla pandemia, facendo ciò che per anni non aveva avuto il coraggio di fare. Paradossalmente potrei dirle che un po’ del merito lo ha anche la Brexit, perché senza gli inglesi è stato più facile adottare misure storiche, a cominciare da quelle di natura finanziaria. Tuttavia l’Europa deve fare di più per difendere la propria identità e le proprie radici: ciò che è accaduto in queste settimane, da Nizza a Vienna è passato troppo sotto silenzio, ma è gravissimo e segna una sfida all’idea di Europa che abbiamo e che avremo per il futuro.

Teme un impatto dalle elezioni Usa?

Conosco da anni Joe Biden, la sua statura personale, la sua correttezza istituzionale. Credo che chiedere di aspettare per far contare anche l’ultimo voto non sia tattica personale, ma correttezza democratica. È giusto farlo. Chi sarà il presidente degli Stati Uniti deve deciderlo la gente, i cittadini, nessun altro. Quindi attenderemo il voto finale. Quello che è certo è che chiunque sarà il presidente – e io mi auguro che sia Joe – avrà da parte dell’Italia tutto il sostegno e l’amicizia che merita il Patto atlantico. Sono felice di aver visto la maratona televisiva con mia figlia Ester, 14enne, incollata allo schermo con me: segno che la grande democrazia americana, con tutti i suoi limiti, conferma una capacità di appassionare e coinvolgere senza eguali.

Un’ultima domanda: cosa pensa della vicenda giudiziaria e umana di Denis Verdini?

Le sentenze della Cassazione non si commentano: si rispettano. Punto. Ciò non toglie che a livello personale mi dispiaccia molto. Una cosa mi ha insegnato tra le tante la vita: che il più grande lusso della politica non sono i voli di Stato o le auto blu, ma le relazioni umane. E io sono amico di Denis, gli voglio bene e sono vicino alla sua famiglia. Non mi vergogno certo a dirlo, anzi: lo dico con più forza di prima.

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