lunedì 7 ottobre 2019
Il senatore di Italia Viva chiede al premier di riferire al Copasir e lasciarne la gestione a un professionista. Ma lui non cede e rilancia l'assegno famiglia al posto degli 80 euro
Russiagate, sfida Renzi-Conte sulla delega ai Servizi
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Non si è ancora al "Giuseppe stai sereno", ma negli ultimi due giorni i rapporti - dall'inizio dell'esecutivo non calorosi - tra Matteo Renzi e il premier Conte hanno vissuto un'ulteriore puntata con il senatore di Italia Viva che chiede al presidente del Consiglio di lasciare la delega ai servizi ad un professionista creando un'autorità delegata. E in parallelo il premier cerca di svincolarsi e rilancia con la mossa, sostenuta e concordata con le forze di governo, di trasformare gli 80 euro di Renzi inseriti in busta paga quando era premier in un assegna unico per i figli. Una contro-offensiva che serve a disinnescare i continui attacchi di Italia Viva sul cuneo fiscale.

Italia viva che, con il suo responsabile, da due giorni punzecchia il presidente del Consiglio anche sul fronte del Russiagate, sostenendo che servono risposte sul viaggio in Italia del ministro Usa della Giustizia, William Barr. Matteo Renzi per la seconda volta in due giorni invita il premier, Giuseppe Conte, a mettere ordine in una vicenda che potrebbe creare qualche problema nei rapporti con lo storico alleato statunitense. Il leader di Italia Viva, oltre a suggerire «al presidente del Consiglio, in generale, e nel caso specifico quello attuale, a dare l'autorità delegata dei Servizi e affidarsi, nel suo interesse, ad un signor professionista che si occupa di certi temi», sia su Rai3 che in un'intervista, sottolinea come «la sede opportuna per approfondire tutto ciò che è accaduto è il Copasir e non ho dubbi che il presidente del Consiglio riferirà chiarendo ogni dubbio». Secondo quanto rivelato da Washington Post e New York Times, l'esponente dell'amministrazione americana avrebbe incontrato politici e funzionari dell'intelligence italiana, per quella che è stata definita una "contro-indagine" sul Russiagate, voluta direttamente da Donald Trump per trovare punti utili a screditare l'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller. Ma ruota in realtà tutto intorno alla gestione dei Servizi italiani l'appunto arrivato dal senatore di Pontassieve. «Chi mi accusa di aver fatto un complotto insieme a Obama contro Trump non si accorge di quanto sia ridicolo - torna ancora sulla sua enews settimanale Renzi - E difendo e difenderò sempre le donne e gli uomini dei servizi segreti: loro sono quelli che rischiano la pelle, che portano a casa gli ostaggi, che ci difendono dal terrorismo». Perciò, aggiunge, «penso che sia utile che, se ci sono dubbi sull'operato di qualche dirigente, si affronti il problema nella sede idonea, che è il Comitato Parlamentare sui servizi segreti».

Una strada su cui si incammina anche il leader della Lega, Matteo Salvini, chiedendo via Facebook maggiore chiarezza. Infatti «c'è un Conte in fuga, c'è un avvocato in fuga da mesi sulla sua gestione dei Servizi, sui suoi conflitti di interessi, sulle sue parcelle - sostiene in un video - È in fuga, ma si dovrà fermare e qualcuno gli chiederà conto di tutto».


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