sabato 29 settembre 2012
​Dopo Lazio, Campania e Sicilia, è la volta di Piemonte ed Emilia-Romagna, Le Fiamme gialle a Torino per acquisire documenti contabili dal 2008. Anche a Bologna al vaglio l’uso dei fondi per i rimborsi. Il governatore Cota: ben venga tutto ciò che porta trasparenza.
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Ancora divise delle Fiamme Gialle dentro gli uffici dei Consigli regionali. Ancora tabulati acquisiti con i conti delle spese dei gruppi. Dopo Lazio, Campania e Sicilia, stavolta tocca a Piemonte ed Emilia-Romagna finire sotto i riflettori degli inquirenti per altrettante indagini conoscitive, senza ipotesi di reato, né indagati.Al mattino è a Torino che va in scena il primo ciak della nuova puntata di Regionopoli. La Guardia di Finanza si presenta negli uffici dei gruppi politici regionali, dove raccoglie la documentazione contabile dal 2008. Nei giorni scorsi infatti la Procura del capoluogo piemontese ha avviato l’indagine, senza indagati, sui conti del Consiglio regionale per accertare se vi sia stata qualche malversazione o mancanza soprattutto nei bilanci dei gruppi e nelle rendicontazioni delle spese dei consiglieri, come le autocertificazioni di missioni e trasferte, i rimborsi chilometrici, e così via. A far partire l’inchiesta, tra le altre cose, le dichiarazioni del deputato Roberto Rosso su una presunta settimana bianca fatta con i soldi destinati alle missioni. Valerio Cattaneo, presidente de Consiglio regionale del Piemonte, ha subito messo a disposizione i documenti. E l’elenco dei rimborsi è finito sul sito della Regione.Anche la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo nei medesimi termini. A condurre le indagini un pool investigativo creato ad hoc e composto da cinque uomini della Guardia di Finanza. L’inchiesta si affianca ad altre tre su cui i magistrati bolognesi sono al lavoro: la gestione dei fondi da parte del gruppo dell’Idv nella scorsa legislatura, le "ospitate" a pagamento dei consiglieri nelle emittenti locali e i rimborsi elettorali della Lega Nord.Immediata la reazione del governatore del Piemonte Roberto Cota: «Non credo mai al complotto e ben venga tutto quello che va nella direzione della chiarezza e della trasparenza». Cota, poi, dice che «non c’è nulla da nascondere» e rivendica, anzi, di aver avviato un’azione di «tagli ai costi della politica», non appena entrato in carica, già nel 2010 e, quindi, sostiene, «in tempi non sospetti». Anche il gruppo del Pd non cerca di cavalcare l’onda. Emergono «alcuni limitati casi abnormi», osserva Aldo Reschigna, capogruppo nell’assemblea di Palazzo Lascaris, sottolineando che i dati confermano come «la totale abrogazione dell’istituto dell’autocertificazione, da noi chiesta un anno fa in una proposta di legge, è assolutamente necessaria».Non si fa attendere la reazione del Carroccio nazionale. Per il segretario Roberto Maroni è giusto indagare, per accertare i fatti, ma «il rischio è che si faccia una generalizzazione, cioè che la classe politica non solo quella nazionale ma anche quella regionale venga annientata». I radicali del Piemonte chiedono l’immediata «discussione e approvazione dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati». Mentre il movimento 5Stelle, oltre presentare un esposto in procura chiede di togliere tutti i gettoni e i rimborsi forfettari, trasparenza totale dei conti, controlli sul personale.
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