lunedì 15 aprile 2013
​Scontro aperto nel Pd sui nomi dei possibili candidati alla presidenza della Repubblica. Il sindaco di Firenze aveva bocciato due candidati del Pd al Colle: Franco Marini e Anna Finocchiaro. Bersani e Monti d'accordo sul cercare un candidato autorevole che possa rappresentare unità nazionale. I nomi più accreditati restano quelli di Amato e Prodi.
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E' sembrata senza fine la lotta tutta interna al Pd sui nomi dei possibili candidati al Colle, con Matteo Renzi che chiude il cerchio dicendo di provare «molta amarezza» per le reazioni suscitate dalle sue esternazioni. «Mi sembra ingiusto essere attaccato così solo per aver detto quello che penso io e che pensano milioni di italiani. Ma nella libertà e nel rispetto continuo a dire a viso aperto le mie idee e le mie proposte. Se qualcuno vuole parlare la lingua dell'insulto, si accomodi. Io non raccolgo», scrive il sindaco di Firenze nella sua newsletter, garantendo che continuerà a impegnarsi «perché il Pd diventi un partito vincente».Nel frattempo, in una giornata di forte spaccature interne al Pd, è il leader Pierluigi Bersani a incontrare il presidente del Consiglio, Mario Monti. I due hanno convenuto, in vista delle votazioni di giovedì, di ricercare la massima convergenza possibile tra le forze politiche per la scelta di un candidato autorevole che possa rappresentare l'unità nazionale, come indicato dalla Costituzione. Lo si legge in una nota.Tra i nomi finora più accreditati dagli analisti politici per il successore di Giorgio Napolitano ci sono quelli di Giuliano Amato e Romano Prodi. L'elezione del primo, ritenuto accettabile dal centrodestra, sarebbe funzionale a un'intesa tra il Pd e Silvio Berlusconi su un futuro governo.Ma l'accordo deve ancora essere siglato e la condizione posta da Berlusconi di riservare alcuni ministeri ad esponenti di spicco del suo partito in un governo di larghe intese non è stata finora accettata da Bersani.L'elezione di Prodi - inviso al centrodestra - con i voti del centrosinistra e possibilmente di una parte del M5s, renderebbe, secondo questa analisi, più probabile il ritorno alle urne entro l'estate. Ma l'elezione del presidente della Repubblica si svolge a scrutinio segreto e tradizionalmente in questo voto si scaricano le tensioni presenti non solo tra i diversi blocchi, ma anche quelle interne ai partiti. E il Pd sembra già spaccato sin d'ora, con Matteo Renzi che aveva bocciato due candidati del Pd al Colle: Franco Marini e Anna Finocchiaro. Entrambi al sindaco fiorentino avevano replicato con parole al vetriolo.Renzi ha riproposto uno degli argomenti che più gli hanno dato popolarità negli ultimi mesi, la «rottamazione» dei vecchi parlamentari del centrosinistra assimilati alla “casta”: «Due mesi fa Marini si è candidato al Senato - è la posizione di Renzi - dopo avere chiesto (e ahime ottenuto) l'ennesima deroga allo statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell'unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d'Abruzzo». Con toni simili e apertamente critici il sindaco di Firenze aveva attaccato anche Anna Finocchiaro, ricordando le foto della sua spesa all'Ikea con la scorta e per questo poco adatta a far passare un messaggio anti casta, dopo il successo dei grillini alle politiche.La senatrice catanese ha ribattuto duramente a Renzi sulla sua pagina di Facebook. «Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Trovo che l'attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti», dice la Finocchiaro.E aggiunge: «Trovo inaccettabile e ignobile che venga da un esponente del mio stesso partito. Sono dell'opinione che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato».Nel pomeriggio ha risposto anche Marini, in una nota, per respingere l'insinuazione «che io starei strumentalizzando e consentendo che venga strumentalizzato il mio essere cattolico a fini politici... Con la sua lettera invece è proprio Renzi che ha commesso il grave errore che mi addebita: usare la religione a fini politici». «Non posso lasciar passare in silenzio parole tanto gravi e offensive», ha detto ancora l'ex senatore, aggiungendo di non essere «candidato a nulla».
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