venerdì 12 aprile 2013
«Non avventure, serve politico che dia garanzie». Bersani: io fuori corsa, penso ai colli piacentini (Marco Iasevoli)
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«Non mi bastano generiche garanzie, della persona che salirà al Colle devo fidarmi personalmente...». L’ultimo messaggio di Berlusconi a Bersani è partito ieri pomeriggio da Palazzo Grazioli, e ha un significato preciso: inutile cercare avventure, meglio pescare tra «solidi profili politici». Un identikit che sembra restringere la partita ad Amato, Marini e Violante.Il Cavaliere ancora ieri sera lavorava al suo discorso in vista della manifestazione di domani a Bari. Due le bozze sulla sua scrivania: una da campagna elettorale, l’altra da statista pronto a siglare subito il patto. Molto dipenderà dalla risposta alla sua richiesta. In questo senso va letta anche la provocazione che lo stesso Berlusconi ha lasciato sul tavolo durante il faccia a faccia di martedì pomeriggio con Bersani: «Ora che ci siamo stretti la mano, al Colle ci puoi andare anche tu...», ha abbozzato il Cavaliere.Ma per il segretario dei Democratici, dopo 50 giorni passati nel tentativo di formare un suo governo, le insidie di un passo del genere sono troppe. «Io al Colle? Penso solo a quelli piacentini...», scherza Bersani. Poi arriva una nota ufficiale del vicesegretario Enrico Letta: «Il leader del Pd non è candidato al Quirinale e sta lavorando perché ci sia un nome largamente condiviso». Punto.L’altro dato di giornata è la candidatura di Violante, avanzata da Cicchitto in nome della «pacificazione nazionale». Le prudenze nel Pdl e nel Pd indicano che si tratta del profilo giusto, a prescindere dal nome. Il colloquio Bersani-Violante alla Camera, forse sulla bozza di documento che i saggi consegneranno oggi a Napolitano, sembra confermare la presenza dell’ex presidente della Camera nella rosa dei papabili.Resta sulla scena il nesso tra il Quirinale e la formazione di un governo. La Lega di Maroni continua a mettere cronologicamente l’esecutivo dinanzi al Quirinale. Non solo: il Carroccio, nel faccia a faccia di ieri con Bersani, ha fatto intendere di essere pronto a giocare in proprio su entrambi i fronti. Un atteggiamento che spaventa il Pdl perché darebbe al leader pd un buon motivo per chiedere un nuovo mandato.La consapevolezza comune è che il vero nome e i veri termini di un’intesa emergeranno solo nelle ultime ore. E che Bersani proverà sino al 17 notte a convincere i dubbiosi di M5S a dare il via libera al "governo del cambiamento". Se fallisse ancora, dopo l’elezione del capo dello Stato si aprirebbe la via delle urne. A meno che un terremoto nel Pd capovolga la linea del segretario. I messaggi incrociati di D’Alema, Franceschini, Fioroni e Bindi, e la posizione "trattativista" di Enrico Letta, fanno intendere che il segretario, una volta consumati i suoi tentativi, potrebbe dover lasciare il passo a chi considera le larghe intese o un esecutivo del presidente come il male minore. «D’altra parte – si ragiona – il programma di un governo di minoranza va comunque scritto con Berlusconi...».
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