giovedì 14 maggio 2015
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Una «giornata storica per l’Italia». Non ha usato mezze parole,  Federica Mogherini, nel commentare l’Agenda europea per la migrazione. Un documento presentato ieri alla stampa dall’Alto rappresentante per la politica estera Ue, insieme al primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, e al commissario alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos. «Finalmente – ha detto ancora Mogherini – una responsabilità che finora è stata quasi unicamente italiana diventa europea». «Tutti – ha detto anche Timmermans – sono chiamati a contribuire per affrontare questa sfida storica».  Il punto che più ha attirato in questi giorni l’attenzione riguarda le famose quote di redistribuzione dei profughi già in Paesi Ue come l’Italia. La base giuridica è l’articolo 78.3 del Trattato Ue che prevede 'misure temporanee' dell’Ue a beneficio di Stati membri che fronteggino particolari flussi. L’Agenda stabilisce una chiave di ripartizione basata su popolazione, Pil, disoccupazione e richiedenti già presenti. I primi due elementi 'pesano' molto di più degli ultimi due (in totale per l’80% del calcolo, con il 20% per gli altri due). Aspetto, questo, che tra i diplomatici ha suscitato qualche perplessità, «dovremo capirne meglio gli effetti», dice uno di loro. In teoria, all’Italia la chiave assegnerebbe l’11,84%, in realtà però – visto che sarà inclusa tra i tre Paesi in emergenza – «sarà esonerata», ha spiegato Mogherini. La Commissione non stabilisce per ora quanti siano i richiedenti asilo da ricollocare da Stati in emergenza (Italia, Malta e Grecia) verso gli altri. Lo farà in un testo legislativo che sarà pronto per il 27 maggio, e che poi però dovrà essere approvato a maggioranza qualificata dal Consiglio Ue (che rappresenta gli Stati). Non sarà impresa facile, vista la dura opposizione di vari Stati (Ungheria, Slovacchia, Repubblica Baltiche, Repubblica Ceca, ad esempio) e anche di Londra, che però ieri Timmermans ha voluto rassicurare: «il Trattato Ue – ha detto – assegna a Regno Unito, Danimarca e Irlanda un’eccezione». Fonti Ue ieri mostravano un cauto ottimismo, visto che big come Italia, Germania e Francia sono a favore. Si tratta però, spiega la Commissione, di una misura d’emergenza che è un «precursore di una soluzione duratura». L’obiettivo è presentare entro fine anno normative a lungo termine «per un sistema di ricollocamento obbligatorio e attivato automaticamente per distribuire all’interno dell’Ue coloro che si trovino in chiaro bisogno di protezione internazionale quando emerge un flusso di massa». È stato però spiegato che interessati al ricollocamento sono solo i migranti che hanno buone chance di ottenere l’asilo (siriani, in primo luogo). Inoltre, attenzione: al primo Paese di arrivo resta l’onere dell’identificazione e del prelievo delle impronte digitali. La comunicazione prevede 60 milioni di euro aggiuntivi per aiutare i Paesi più sotto emergenza, e la creazione di hotspot ('punti di crisi') sul loro territorio, con l’aiuto dell’Ufficio Ue per l’Asilo, Frontex, Europol. Solo dopo l’identificazione sarà possibile ricollocarli, starà al Paese finale di destinazione completare l’iter dell’asilo. Formalmente, resta in piedi il regolamento di Dublino sull’asilo, che però la Commissione promette di rivedere nel 2016. «Il regolamento – ha detto Timmermans – è stato creato in una situazione del tutto diversa e deve esser rivisto». Al tempo stesso, la Commissione presenta una raccomandazione (che gli Stati potranno recepire o meno) per reinsediare all’interno dell’Ue 20.000 profughi al momento in campi fuori dall’Europa. Qui dovrebbero partecipare tutti, anche l’Italia, cui la chiave di calcolo assegna il 9,94% (1.988 profughi). Per questa operazione sono disponibili 50 milioni di euro.  La Commissione, al tempo stesso, chiede misure più severe per l’espulsione di quanti non hanno diritto all’asilo, ma promette anche di affrontare le cause alla radice delle migrazioni di massa, aumentando l’impegno sui conflitti, intensificando la cooperazione con l’Unione Africana e con i Paesi di origine e transito. Inoltre l’Ue rafforzerà la propria missione in Niger (crocevia di alcune importante rotte dei flussi), creando un centro pilota multifunzionale per la protezione dei migranti. Viene confermata la triplicazione dei fondi e dei mezzi (già in corso) per le missioni Ue Triton e Poseidon nel Mediterraneo. E poi c’è l’aspetto della missione civile-militare per combattere i trafficanti e distruggerne le barche. Proprio ieri gli ambasciatori Ue hanno approvato il Crisis Management Concept, e cioè il piano di base per la missione, che, spiegano fonti diplomatiche, prevede un’operazione navale con operazione in acque internazionali, territoriali e anche sulle coste libiche contro i trafficanti. Una prima decisione politica dei ministri degli Esteri e della Difesa è attesa lunedì prossimo, anche se per l’azione sulle coste libiche sarà necessaria una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il via libera definitivo sarà al Consiglio Europeo di fine giugno. 
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