lunedì 4 luglio 2022
L'ordinario militare per l'Italia è intervenuto alla conferenza dei vescovi militari per parlare di profughi e rifugiati. "Non si può lasciare il problema soltanto alla politica", ha detto
Il vescovo Santo Marcianò con la statua della Vergine Laureatana

Il vescovo Santo Marcianò con la statua della Vergine Laureatana - .

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“I Profughi e Rifugiati”. È il tema del contributo dell’ordinario militare per l’Italia Santo Marcianò alla conferenza internazionale dei vescovi militari e rappresentanti degli ordinariati conclusasi nei giorni scorsi a Vienna.

“Il dato non può lasciare indifferenti. E non dovrebbe lasciare indifferente – si legge nel testo del vescovo castrense - soprattutto il continente europeo, non sempre attento al fenomeno, anzi a volte chiuso in un’indifferenza colpevole. Indifferenza che rivela in maniera più importante la sua gravità oggi, quando la guerra in Ucraina ripropone in maniera ancor più drammatica il tema dei rifugiati”.

Viene messo in risalto come “sarebbe sbagliato, tuttavia, affidare il problema dei rifugiati esclusivamente alla politica, che pure ne deve conservare la responsabilità gestionale”. L’invito è di non “chiudere l’orecchio dinanzi alle voci di coloro che sono eco della voce stessa di Gesù”. E soprattutto a comprendere che “non c’è un’unica tipologia di migrante o di rifugiato.

C’è la storia del Paese e la storia personale, talvolta le violenze e le torture subite, la fame, la separazione dei nuclei familiari. C’è il fenomeno della prostituzione indotta, della tratta di esseri umani, della mercificazione di organi. E la guerra in Ucraina ha portato alla luce anche il terribile mercato dell’‘utero in affitto’, che ha creato nuovi orfani tra i bambini abbandonati da ‘madri surrogate’”.

Mette in guardia Marcianò dal pericolo dell’emotività. Per questo, come Chiesa, “dobbiamo educare a scorgere, nel fenomeno dei rifugiati, un appello alla carità che sempre supera l’emotività. Allo stesso tempo, siamo chiamati a essere promotori di una rete di comunione più organizzata”.

Poi il presule conclude: “Le porte dell’Europa, straordinariamente spalancate per i profughi ucraini, rimangono però chiuse in alcuni confini, dove ancora i migranti vengono respinti con crudeltà o lasciati morire. Il ruolo che i militari giocano nella pastorale dei rifugiati può essere cruciale in ogni Paese”.
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