sabato 27 giugno 2015
Lei è stato l’unico commissario dell’Agcom a opporsi al recapito della corrispondenza a giorni alterni e alle nuove tariffe proposte da Poste Italiane. Non dev’essere stata una decisione semplice…Non è mai facile votare in disaccordo con i colleghi – ci risponde Antonio Preto, il commissario dell’Agcom che ha votato contro il piano Caio – ma le diverse sensibilità di un organo collegiale comportano anche questo. D’altra parte le diverse opinioni danno sempre un valore aggiunto.Quali sono le ragioni per cui la consegna della posta a giorni alterni viola la legge europea?La Direttiva sui servizi postali, che disciplina il servizio universale in Europa, prevede l’obbligo di recapito quotidiano almeno 5 giorni a settimana. Eventuali deroghe possono essere concesse solo in circostanze o condizioni geografiche “eccezionali”: perché l’obiettivo del servizio universale è proprio quello di garantire la raccolta e la consegna della posta anche nelle zone remote e scarsamente popolate. Il piano di Poste Italiane è quello di ridurre la frequenza del recapito per il 25% della popolazione. Ho seri dubbi che tale deroga risponda al dettato normativo europeo. Di fatto, finora in Europa l’applicazione della Direttiva ha seguito un criterio di interpretazione restrittivo e la deroga è stata concessa solo in casi estremi: poche centinaia di famiglie nelle aree più remote di Svezia e Finlandia, fino al 7% della popolazione greca che abita in migliaia di isole. Caio sostiene che queste misure renderanno l’Italia più digitale. Non consegnare più lettere e giornali è davvero la strada giusta?La digitalizzazione ci spinge a riflettere sulla dimensione e natura del servizio universale al giorno d’oggi. Ma, finché l’Unione europea non modificherà la Direttiva in vigore, l’obbligo di consegna della posta deve essere garantito a tutti i cittadini almeno cinque giorni a settimana, salvo circostanze eccezionali. Quando avremo superato il digital divide, si potranno individuare nuove soluzioni per il servizio postale. In questo momento rischiamo soltanto di aggiungere al divario digitale un postal divide, creando cittadini di serie A e di serie B: proprio quello che il servizio universale vuole evitare. Quindi, prima di tutto, vengono i diritti dei cittadini?Assolutamente. Non a caso, se il costo risulta superiore alle entrate e ai benefici indiretti che Poste ne trae, è lo Stato a finanziare il servizio universale. Perché si è opposto anche alle nuove tariffe postali?La decisione di giovedì prevede un aumento dei prezzi e un alleggerimento degli obiettivi di qualità, senza incentivi all’efficienza. Anche in questo caso nutro dubbi sulla coerenza del provvedimento con la direttiva europea, che chiede alle Autorità di settore di fissare prezzi correlati ai costi e di incoraggiare i fornitori del servizio postale ad assolvere i propri obblighi in modo efficiente. Con i nuovi prezzi e i nuovi standard di qualità, invece, ci allontaniamo dalle best practice europee e i cittadini italiani pagheranno di più rispetto alla media dell’Unione.Agcom si riserva di intervenire su Poste Italiane se si scoprirà che le nuove misure ledono i diritti dei cittadini. È così?Il provvedimento di Agcom prevede tre fasi, per un’applicazione graduale del modello a partire da ottobre 2015. Ma questo non risolve le problematiche evidenziate prima. Lo ripeto: è l’impianto complessivo del provvedimento a generare perplessità. Perché dalla seconda fase, ovvero da aprile 2016, la deroga potrà interessare il 12,5% della popolazione italiana, circa 7,5 milioni di cittadini, una percentuale che è quasi il doppio dell’eccezione maggiore prevista a livello europeo. In questo modo il servizio universale cambia natura. Ed essendo in gioco i diritti e gli interessi dei cittadini, ritengo che si debba agire con la massima cautela.
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