domenica 8 agosto 2010
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Se ti va male t’arriva una portiera in faccia, altrimenti ti stende il primo automobilista che svolta a destra (senza guardare). Se ti va bene ti trovi solo tra le ruote i clienti della discoteca di grido, oppure ti scontri con un muro di auto e moto in sosta vietata (senza multa). L’abilità del ciclista metropolitano sta nel prevedere le mosse altrui, pedoni invadenti compresi, sordi a qualsiasi campanello; e nel mettersi ben in vista, sia di giorno che di notte, sognando, un domani, di sciamare in bici agli incroci come Copenhagen insegna, anche sotto l’acqua battente. O di vedere l’autista del pullman tedesco che si accoda (senza coprirlo di insulti) al ciclista costretto a usare la strada. E magari ricevere le scuse di chi, distratto, invade la corsia protetta. In questo senso l’Italia è davvero poco europea. Manca l’educazione stradale, quella che riconosce i diritti di tutti i suoi frequentatori, ma soprattutto una rete di percorsi protetti (per ora fermi a circa tremila chilometri) che favorisca l’uso della bici per andare a scuola, in ufficio, a fare le commissioni, al cinema, in palestra, a trovare un amico. L’Istat nell’ambito della rilevazione "Dati ambientali nelle città" ha provato a misurarli nei 111 capoluoghi di provincia e si è fermata a una densità di 2312 chilometri di piste su oltre 11mila chilometri quadrati di superficie comunale che, in rapporto a otto anni prima (nel 2000 erano quasi 997), è più che raddoppiata, ma irrilevante se paragonata ai 1800 chilometri netti che disegnano Helsinki, ai 400 di Amsterdam e ai 10mila dell’Austria. Perché la bicicletta, all’estero, è un mezzo di trasporto che dieci europei su cento usano con regolarità. Ma se Berlino conferma la tendenza con il suo 10% e la capitale olandese la stravolge toccando il 33%, Roma non va oltre lo 0,4% e Milano si ferma al 5. In compenso Modena, in base al «Primo censimento nazionale sulla ciclabilità nei capoluoghi di provincia» promosso dalla Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab), vanta un metro e trenta centimetri di piste per abitante, Milano si accontenta di quattro (centimetri) e Catania resta a zero. Elemento, questo, che mette in luce il netto divario tra Centronord e Centrosud.Quanto a sicurezza è Bolzano a dare lezione con rotonde, semafori e precedenze dedicati. Anche Mestre e Modena «hanno realizzato ottime infrastrutture ciclabili». Ma l’esclusiva delle tre città è «l’uso intenso, diffuso e continuativo» della bici, assicura la Fiab, sottolineando che non basta misurare le piste per dare buoni voti. Come dimostra il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) che ha appena eletto Padova «città ciclabile modello» perché dispone di una rete di 140 chilometri, ma soprattutto per aver saputo «far convivere il trasporto pubblico e quello privato con le esigenze di chi va in bicicletta». Che desidera percorsi certi, continui, ben segnalati, sicuri. E Bologna ci sta provando con l’ambizione di far salire in bici, nel giro di tre anni, almeno 10mila persone offrendo nuove piste e un servizio capillare di bike sharing. Su un tragitto casa-ufficio di tre chilometri a emissioni zero, per 220 giornate lavorative, il taglio annuo sarebbe di 13 milioni di chilometri. Con un sicuro risparmio su ingorghi, benzina e smog. Uno studio della Ue conferma che la bici è il mezzo di trasporto più efficiente e potrebbe sostituire l’auto almeno in quel 66% di spostamenti sotto i dieci chilometri, ma soprattutto in quel 20% che non arriva a 3. Bolzano e Ferrara vantano rispettivamente il 25 e il 30% di «viaggi» a zero emissioni. Anche Torino si sta attrezzando: in otto anni (2000/2008) ha quasi raddoppiato i chilometri di piste, passando da 49,9 a 91,8 su cento chilometri quadrati, aperto l’Ufficio biciclette e lanciato il bike sharing di cui Milano è capostipite con una bici ogni mille abitanti contro l’una a cento di Parigi. D’altronde la Francia ne ha in dotazione quasi 37mila, sei volte di più del Belpaese, e sta bruciando le tappe in nome della mobilità dolce per avvicinarsi ai Paesi del Nord Europa. Mentre l’Italia, che arranca, pullula di ciclisti che sognano parcheggi diffusi, scivoli nel metro e magari l’apertura dei sensi unici, come a Londra, dove è permesso imboccarli contromano.
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