sabato 28 gennaio 2012
L'efficienza è il fronte su cui ci si deve attivare per avere una giustizia moderna: lo ha detto il ministro di Giustizia Paola Severino all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Il presidente della Corte d'Appello di Roma, Giorgio Santacroce, ha denunciato il sovraffollamento delle carceri.
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L'efficienza è il fronte su cui si deve attivare per avere una giustizia moderna in grado di corrispondere alle esigenze di un paese avanzato e complesso. È quanto ha delineato il ministro di Giustizia Paola Severino intervenendo all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Catania.L'obiettivo, ha spiegato, è "rendere la giustizia efficiente, il magistrato capace di organizzare al meglio i propri uffici e amministrare la giustizia coltivando la specializzazione, costruire un modello di avvocatura attento ai valori della concorrenza leale e capace di elevare il proprio livello qualitativo, rappresentano le sfide nelle quali ci dovremo cimentare".La Severino non si è nascosta le difficoltà dovute alla particolare situazione economica, ma ha detto in proposito "vorrei ricordare che la storia ha dimostrato che da ogni crisi economica di dimensioni planetarie, come quella che oggi ci affligge, sono sempre nate nuove opportunità di crescita e di sviluppo di cui si sono avvantaggiati soprattutto quei paesi che, prima di altri, hanno saputo ripensare e ricostruire il loro modello di società. Ed è quello che ciascuno di noi, con il proprio contributo e con la doverosa rinuncia a qualche privilegio, sta cercando di fare".Il ministro Severino ha spiegato che quando parla di innovazione intende contemporaneamente il piano organizzativo, ma anche quelli tecnologico e informatico: "È il futuro della Giustizia - ha sottolineato -, è un futuro in linea con i migliori sistemi giudiziari europei". "Sono tuttavia consapevole - ha aggiunto - che questo percorso che conduce al miglioramento del servizio giustizia reso negli uffici giudiziari non è semplice nè agevole e deve essere sorretto da una strategia coerente e condivisa.Il governo farà la sua parte, consapevole che un reale recupero dell'efficienza impone, insieme alla riorganizzazione, un razionale piano di investimenti che riguardano l'informatizzazione e la digitalizzazione del sistema giudiziario".Per quanto riguarda il Ministero, questo ha spiegato "ha il difficile compito di governare questi percorsi, operando gli opportuni riallineamenti per garantire l'uniformità dei sistemi sull'intero territorio nazionale ma anche una progressiva e capillare diffusione in tutti gli uffici giudiziari, senza trascurare il necessario coordinamento con le competenze che, sul punto, spettano al Csm".In proposito, la Severino ha sottolineato che "una seria revisione delle circoscrizioni potrà garantire la stabilità degli organici anche per le sedi meno ambite; e sono lieta di apprendere dal rappresentante del Csm che il Consiglio intende offrire piena collaborazione a questo progetto".Nel suo intervento il ministro Severino ha garantito la massima disponibilità a sentire tutte le parti del mondo della giustizia, precisando in particolare di essere pronta a un confronto anche con gli avvocati.

GRAVE IL SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI "Rimane estremamente grave la situazione di sovraffollamento nelle carceri considerando che nel Lazio ci sono 6.591  detenuti su una capienza prevista di 4.856 posti". A denunciarlo il presidente della Corted'Appello di Roma, Giorgio Santacroce, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario deldistretto. "Il problema - ha spiegato - è aggravato dalla carenza di personale di polizia penitenziaria e dallariduzione delle risorse finanziarie destinate alle figure dell'area trattamentale (educatori), a riprova che il tempo della detenzione assolve prevalentemente la funzione retributiva della pena, a detrimento di quellarieducativa".Santacroce ha poi fatto riferimento al "recentissimo decreto legge voluto dal nuovo Ministro della Giustizia, che estende da 12 a 18 mesi il residuo di pena detentiva da scontare in ambito domiciliare, escludendo i reati più gravi, va senz'altro nella direzione giusta ed è sicuramente pratica ed efficiente anche se riguarda un numero esiguo di detenuti (tra 3000 e 4000) a fronte di una popolazione carceraria complessiva che supera le 68 mila unità".

REGGIO CALABRIA: PRESENZA MASSICCIA DELLA MAFIA"È proprio dalla presenza massiccia anche in termini numerici che non trovano riscontro nelle altre organizzazioni mafiose operanti in Italia, quasi in ogni città o singolo paese della provincia di Reggio Calabria la 'ndrangheta trae la base prima della sua forza, sia in termini di potenza militare ed economica, sia in termini di radicamento e consenso sociale". Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatnone, nel corso del suo itervento durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario."Basti pensare - ha aggiunto - che dalle indagini in corso è risultato che in cittadine di 10-15 mila abitanti vi sono 3-400 affiliati ai locali di 'ndrangheta, numero che probabilmente oggi si raggiunge con difficoltà in una città come Palermo. L'assoluta insufficienza dell'organico è ancora più grave in quanto questo Ufficio deve fronteggiare l'eccezionale carico di lavoro derivante dalla presenza in questa provincia dell'associazione mafiosa denominata 'ndrangheta, articolata in molte decine di locali e unanimemente riconosciuta come la più potente, pericolosa e ricca delle organizzazioni criminali operanti oggi in Italia e in Europa, e peraltro in grado di compiere atti di eccezionale gravità come gli attentati con l'esplosivo all'edificio dove ha sede la Procura generale a quello in cui abita lo stesso procuratore generale, nonchè la minaccia con uso di bazooka nei miei confronti"."Nell'arco di tempo considerato - ha proseguito Pignatone - non è venuta meno la propensione dell'organizzazione mafiosa a commettere delitti gravi o addirittura eclatanti, specie dove ravvisi la necessità di creare nuove alleanze o di raggiungere nuovi equilibri. Di particolare gravità sono stati gli attentati con gli ordigni contro la Procura generale e le numerose intimidazioni a magistrati, giornalisti, professionisti e pubblici amministratori. Un altro fattore di trasformazione della 'ndrangheta è sicuramente costituito dalla sua progressiva internazionalizzazione che per effetto dei processi di globalizzazione dei mercati ha costituito basi operative e gruppi di riferimento ovunque, anche sfruttando le differenze di legislazione o la minore efficienza di alcune strutture di contrasto estere, come per il caso 'Duisburg'".

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