sabato 27 febbraio 2010
La marea nera continua a tenere col fiato sospeso il Nord Italia, ma il lavoro della diga Enel ha dato buon esito: ora i rischi che i veleni sversati sul Lambro arrivino al delta del Po sono più bassi. Intanto il governo ha chiesto lo stato d’emergenza. Sul fronte smog, c’è attesa domani per il blocco auto voluto dall’Anci.
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Troppi ritardi, troppi silenzi e troppi attori in gioco. Il disastro ambientale che ha coinvolto il Lambro e il Po minaccia ancora la città di Ferrara e il Polesine, anche se secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Guido Bertolaso, che ha partecipato ieri a Milano a un vertice in prefettura, «la situazione che fino a giovedì mattina era potenzialmente critica, adesso è sotto controllo». L’obiettivo è chiudere l’emergenza entro domenica, impedendo alla marea nera di arrivare nell’Adriatico, ma intanto si allunga la serie di interrogativi sulla catena di responsabilità e omissioni che ha portato il Nord Italia sull’orlo di una crisi ambientale senza precedenti. Giovedì intanto la presidenza del Consiglio ha firmato lo stato di emergenza, che consentirà alla Protezione civile di agire in deroga e che verrà ratificato dal Consiglio dei ministri di lunedì. E mentre Comuni e Province della Pianura Padana chiedono rassicurazioni sul futuro dell’ecosistema e si preparano alla conta dei danni, non è ancora chiaro cosa sia successo e chi siano stati gli autori dell’azione dolosa che ha portato oltre 3mila tonnellate di idrocarburi nel corso del Lambro. Secondo il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, siamo di fronte a «un atto di ecoterrorismo»: intanto l’Arpa regionale ha presentato un esposto contro Lombarda Petroli per «gravi inadempienze».Cosa non ha funzionatoLa marea nera continua a viaggiare nelle province di Cremona e di Mantova, ma l’impatto con la diga dell’Enel di Isola Serafini, nel Piacentino, ha fortunatamente portato ai risultati sperati: circa il 90% del materiale sversato martedì mattina dalla Lombarda Petroli di Villasanta è stato infatti bloccato dalle imponenti paratoie della centrale elettrica, chiusa appositamente per affrontare l’emergenza. «Si è fermata la parte più viscosa – spiega il responsabile del nucleo idroelettrico della centrale, Giovanni Rocchi – e sembra che anche il materiale inquinante in arrivo sia in quantità inferiore». Sul campo è aumentata l’attività dei mezzi di aspirazione, chiamati a raccogliere idrocarburi, legname e rifiuti vari accumulatisi sotto le dighe e vicino alle sponde del Po. Nel frattempo, sono stati finalmente forniti i primi dati sul materiale sversato nel Lambro: secondo la Regione Lombardia, circa 3mila tonnellate di liquidi inquinanti sono fuoriusciti dai serbatoi di Villasanta, dei quali 1250 bloccati dentro il depuratore di Monza. La qualità? Soprattutto gasolio (1862 tonnellate) e per la parte rimanente olio combustibile. Il problema, stando alle ricostruzioni dei tecnici, è stato lo scarso filtro fatto sul corso del fiume Lambro, dove a poco sono serviti i tentativi di bloccare la marea con barriere mobili. Quanto alle polemiche sui ritardi negli interventi, la Protezione civile lombarda ha ribadito durante il vertice che «non sono passati tempi eclatanti da quando è stato dato l’allarme».L’obiettivo? Salvare il delta del PoMa qual è la condizione attuale delle acque del Po? «Secondo le analisi e i prelievi fatti dall’Arpa sia a un metro, sia due e tre metri di profondità – ha spiegato Bertolaso – fortunatamente non ci sono dati allarmanti: è tutto nell’ambito della norma». Non risulta né l’inquinamento della falda né un rischio potenziale, a oggi, per il mare Adriatico. «Neppure una goccia d’olio arriverà al mare» ha promesso. Quanto al delta del «grande fiume», si sta pensando di mettere diversi sbarramenti per preservare l’intero ecosistema, tanto delicato quanto prezioso. Nel frattempo, la cabina di regia sull’emergenza dovrà definire le strategie nelle prossime 48-72 ore. Bertolaso, che oggi sarà a Ferrara e Rovigo, ha elogiato il coordinamento tra le tre regioni coinvolte (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) senza risparmiare però una piccola frecciata. «Ci sono diverse, forse troppe, realtà che hanno un ruolo nel governo delle acque del Po». Le stesse realtà già pronte a bussare alle porte del governo per chiedere fondi a risarcimento del danno subito.
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