martedì 26 febbraio 2013
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​«Berlusconi ha fatto il secondo miracolo italiano...». Sono le otto di sera quando, conversando coi cronisti al Pirellone, Mario Mantovani, coordinatore lombardo del Pdl, mette un punto fermo alle montagne russe emozionali che hanno agitato i cuori e le menti degli esponenti pidiellini nel corso dell’altalenante giornata di scrutinio elettorale. Nella sede milanese di viale Monza, dalla quale è partita la "presa" della Lombardia, tutti hanno condiviso una profonda depressione iniziale, indotta dai primi istant poll che facevano immaginare una vittoria del centrosinistra in entrambe le Camere, scacciata poi da una crescente euforia e infine dall’orgoglio, via via che i dati reali sul voto si consolidavano. A tarda sera in molti, increduli e felici, hanno continuato a stropicciarsi gli occhi di fronte ai monitor con le percentuali finali di una incredibile rimonta, che lo stesso Mantovani sintetizza così: «Due mesi fa, le previsioni ci davano al 12-13 per cento. E vedere oggi un’indicazione di carattere nazionale che ci dà sopra al 20 per cento non può che farci dire, ripeto, che Berlusconi ha fatto il secondo miracolo italiano...». Entusiasta anche l’ex ministro Maria Stella Gelmini: «Abbiamo sconfitto la gioiosa "macchina da guerra-bis" dello smacchiatore. Berlusconi, insieme a Grillo, è il vincitore».A Roma, nel quartier generale di via dell’Umiltà, il segretario Angelino Alfano è al settimo cielo e parla, senzi mezzi termini, di un «successo straordinario». Anche lui ci tiene a dare a Cesare quel che è di Cesare, rivolgendo un pensiero grato al Cavaliere: «Ho sentito Berlusconi per ringraziarlo. Questo risultato si deve alla sua tenacia, al suo sforzo generoso, alla sua grinta e alla sua fede nel successo. Chi lo dava per finito, ha dovuto ricredersi. È ancora un leader di gran pregio e con uno straordinario carattere...».Pur ammettendo come, sul piano quantitativo, il Pdl abbia subito comunque un forte calo di consenso rispetto alle scorse politiche, Alfano fa notare  anche che «il risultato del Pd di oggi è inferiore di sette punti a quello di cinque anni fa». Poi si toglie un sassolino dalla scarpa nei confronti di un altro avversario, Mario Monti: «Abbiamo indovinato il diminutivo per quella coalizione, ovvero il "centrino"...», ironizza. Battute a parte, il segretario del Pdl non ci sta ad esercitarsi ancora in previsioni sullo scenario del dopo-voto. E a chi lo sollecita su una eventuale ipotesi di grosse koalition, offre una risposta prudente e attendista: «Prima verifichiamo i risultati alla Camera» dichiara in tarda serata aggiungendo però che «al Senato c’è una coalizione che è arrivata prima ed è quella fra Pdl e Lega, guidata da Silvio Berlusconi. Per qualsiasi fatto politico non si può prescindere da essa».Per i vertici del Pdl, l’instabilità determinata dall’esito del voto non deve condurre inevitabilmente, in tempi brevi, a nuove elezioni: «Il centrosinistra sta dicendo cose irresponsabili quando sostiene che l’Italia sarà ingovernabile. È una forzatura», argomenta uno dei colonnelli di peso del partito, Fabrizio Cicchitto. «Prima - aggiunge - si dovranno eleggere i presidenti di Camera e Senato. Esamineremo la situazione, ma per ora godiamoci questo successo quando ormai ci davano per spacciati». Anche la Lega, fondamentale per l’esito del voto nelle regioni del Nord, resterà in apnea fino all’esito definitivo del testa a testa lombardo fra Maroni e Ambrosoli. E riguardo alla possibilità di un dialogo coi nuovi arrivati in Parlamento, parte qualche segnale di fumo: «Dovremo misurarci col Movimento 5 stelle, vediamo se vogliono capitalizzare il risultato o buttare all’aria tutto», ragiona Cicchitto. Mentre Michela Biancofiore, dopo il tributo ad un «Berlusconi über alles», affida alle agenzie un "lodo" per salvare la legislatura: «Ritornare al voto oggi consentirebbe solo all’M5S di raggiungere il 51%. Pdl e Pd si accordino: Bersani guidi il governo e Berlusconi vada al Quirinale. Sarebbe un equilibrio perfetto...». All’attuale inquilino del Colle si rivolge invece Renato Brunetta: «Tornare a votare non è il caso. Ci rimettiamo alla saggezza del presidente della Repubblica. Lui sicuramente troverà la soluzione».
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