venerdì 13 giugno 2014
Il pubblico impiego cambia volto. No a mobilità nei 100 chilometri. Madia rassicura i sindacati anche sui prepensionamenti (nella foto il ministro Marianna Madia).
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Una riforma dell’amministrazione pubblica basata su tre cardini («organizzazione, innovazione, persone») e sviluppata su 44 punti, che si concretizzerà in un decreto e in un disegno di legge delega. Oggi è il giorno decisivo, con il Consiglio dei ministri e la conferenza stampa a Palazzo Chigi.Al momento circolano i contenuti della bozza del ddl. E rispetto a quanto trapelato nei giorni scorsi non ci sarebbe la mobilità nel raggio di 100 chilometri.Lo ha detto il ministro Marianna Madia nella riunione tenutasi ieri con i sindacati e lo conferma il sottosegretario alla Pa Angelo Rughetti. Per il quale i 100 km sono troppi: «Dobbiamo facilitare la mobilità senza ammazzare le famiglie e la dignità delle persone». All’ex ministro Cesare Damiano (Pd) risulta che il limite sarà entro i 50 km. Nella riunione, tenuta a Palazzo Vidoni, sede del ministero, il ministro ha assicurato che nei provvedimenti normativi non si parlerà né di esuberi né di prepensionamenti. Al contrario di quanto chiedono i lavoratori della Pa, nessun riferimento al rinnovo del contratto. È prevista una riduzione delle spese ma non tagli lineari. Della cosiddetta "staffetta generazionale" nell’incontro non si è parlato, ma l’inserimento dei giovani è il primo dei punti del governo («abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio»), che produrrebbe oltre 10mila posti in più per i giovani a costo zero.È certa invece – hanno riferito Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Usb – la riduzione del 50% del monte ore dei permessi sindacali. Punto sul quale si è alzata la polemica, ad esempio da parte dei sindacati del comparto sicurezza. E per il quale la Madia ha chiesto ai sindacati un impegno. Così come la politica sta facendo la sua parte con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, il taglio dei costi delle Province, la riforma del Senato - il ragionamento del ministro - così i sindacati sono chiamati anche loro a contribuire al superamento della crisi. «Mi aspetto un impegno attivo del sindacato, contro le resistenze al cambiamento». Insomma, l’invito è ad abbandonare il conservatorismo. Dall’incontro i sindacati sono usciti delusi, ma in attesa - per decidere eventuali mobilitazioni - di conoscere i dettagli della riforma. I contenuti della quale sono stati sottoposti ad una consultazione pubblica lo scorso 30 aprile: da allora il governo ha ricevuto 39.343 e-mail.Confermate le modifiche per i dirigenti pubblici: Madia ha parlato di un «mercato con meccanismi di competizione». Previsto il ruolo unico della dirigenza e l’abolizione delle fasce. Il documento del ministero prevede poi una riorganizzazione «strategica» che consenta una riduzione degli sprechi. Il ministro ha assicurato che non ci saranno tagli lineari, ma una riorganizzazione che porterà risparmi. Tra le proposte, la gestione associata dei servizi di supporto all’abolizione del concerto tra ministeri, passando per la riorganizzazione del sistema delle autorità indipendenti, la soppressione della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, la centrale unica per gli acquisti per tutte le forze di polizia, le leggi auto-applicative, il controllo della ragioneria generale solo sui profili di spesa. Ed ancora il censimento degli enti pubblici, la creazione di una sola scuola nazionale dell’amministrazione, l’accorpamento delle sovrintendenza.Più critiche ha sollevato l’idea di accorpare Aci, Pra e Motorizzazione civile, la riduzione delle prefetture e delle aziende municipalizzate, la razionalizzazione delle autorità portuali. Maggiori pareri positivi ha raccolto la proposta di eliminare l’obbligo di iscrizione alle Camere di commercio. Sull’accorpamento dei corpi di Polizia, positivo il commento del Sap, negativo invece quello dell’Ugl.
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