sabato 5 ottobre 2019
Nello stabilimento confiscato ai Fasciani l'incontro tra la procura antimafia , l'agenzia dei beni confiscati e la società civile. Oggi ha 35 dipendenti. Tutti in regola
Lo stabilimento di Ostia confiscato ai clan

Lo stabilimento di Ostia confiscato ai clan

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È una splendida giornata a Ostia, e non solo per il sole che illumina il mare ed entra con forza attraverso le ampie vetrate del Village. Il bellissimo stabilimento balneare sul Lungomare Toscanelli era del clan Fasciani, la prima cosca romana condannata definitivamente per associazione mafiosa. Era la loro base logistica, luogo di spaccio, dimostrazione di potenza, frequentato dalla gente bene non solo di Ostia.

Ora è dello Stato. Confiscato nel 2016, dà lavoro pulito e promuove iniziative culturali, ricreative, sportive. La grande sala ristorante è piena di magistrati, prefetti, uomini delle forze dell’ordine, avvocati, commercialisti. Partecipano a un importante convegno sui beni confiscati organizzato da Advisora, associazione di esperti, in gran parte amministratori giudiziari che gestiscono le proprietà strappate alle mafie.

«Questo luogo rappresenta la vittoria dello Stato – dice il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho –. Non è trionfalismo. Qui prima governavano i Fasciani, ora lo Stato sta dando il meglio di sé in tutte le sue articolazioni». E non solo al Village. «Ostia non è più il territorio delle mafie – aggiunge il capo della Dna – ma un avamposto dello Stato di diritto. Ma non basta: non abbiamo certo amnistiato gli altri che qui hanno violato le norme penali».

Un momento dell'incontro di Ostia

Un momento dell'incontro di Ostia

Un chiaro messaggio a quell’area grigia, politica e economica, che con le mafie di Ostia ha fatto affari. Poi un appello. «Dove c’è un bene sottratto alle mafie, queste cercheranno in tutti modi di tornarne in possesso. Perciò serve la collaborazione tra le istituzioni». È il senso dell’iniziativa di Advisora, come spiega la presidente, Marcella Vulcano, sottolineando «l’importanza dell’intervento sui patrimoni mafiosi, marcando il confine tra legale e illegale».

Ne è convinto il prefetto Bruno Frattasi, direttore dell’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati: «Bisogna lavorare con convinzione e con spirito di alleanza tra istituzioni. Perché quando scompare la mafia col suo ombrello protettivo, l’azienda confiscata va verso il declino ». Ma, avverte, «è necessario rafforzare le capacità di tutti gli attori del sistema, a cominciare dall’Agenzia. Il legislatore deve avere più coraggio per darci gambe e forza. Basterebbero pochi milioni di euro. È pretendere troppo?».

È anche l’invito di Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi e oggi presidente onorario della Fondazione Caponnetto: «Essere qui è la dimostrazione che quando lo Stato fa squadra vince. Ma occorre fare di più. Non possiamo far passare il messaggio che lo Stato colpisce e poi abbandona. Invece coniugare legalità e sviluppo è la vera vittoria contro le mafie».

Lo sottolinea Guglielmo Muntoni, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma, il magistrato che confisca e gestisce i beni dei mafiosi: «Il Village è la dimostrazione che, se si gestisce virtuosamente un bene, puoi restituirlo alla comunità, creare reddito ed essere in attivo. E non è il solo. Sono più di 500 i beni che gestiamo e senza chiedere un soldo a nessuno. Il nostro motto è 'se si può fare, si deve fare'». È sicuramente il motto di Angelo Oliva e Francesca Sebastiani, i due amministratori giudiziari del Village e degli altri beni tolti ai Fasciani: «Bisogna far capire che questi beni non sono più delle mafie ma dei cittadini. E noi lo stiamo facendo. Saremo sempre con la schiena dritta e faremo sempre quello che è la cosa più bella: togliere alle mafie quello che è il loro bancomat».

E i risultati si vedono: coi mafiosi i dipendenti erano 30 e senza contratto, oggi sono 35, tutti in regola, giovani, più della metà di Ostia. Mancava la contabilità, ora non manca niente e si riesce anche a investire. La gestione ad aprile è stata affidata per 4 anni alla Fondazione Senior Italia che ha promosso tante iniziative, soprattutto per anziani e famiglie con prezzi agevolati. E con gli utili farà uno screening medico per over 65. Uno stabilimento balneare a servizio dei cittadini. Che rispondono benissimo. Tutto esaurito la scorsa estate. E i mafiosi reagiscono. «Ci sono stati tentativi di avvicinamento – rivela Oliva –, dicevano che è tutto loro, che comandano loro. Abbiamo risposto: potete venire a prendere il caffè, ma lo dovete pagare».

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